Mese: Novembre 2016

Dieci anni dalla morte di Sergio Quinzio, arch. WOLF 2006: Teologia dell’ora Nona (con qualche aggiornamento)

di Gily Reda

9788881372546bIl bel libro che Massimo Iiritano ha dedicato a Sergio Quinzio a dieci anni dalla morte, riporta indietro nel tempo, a quando si leggevano i suoi articoli sulle colonne del ‘Mattino’.
Il libro, Teologia dell’ora nona. Il pensiero di Sergio Quinzio tra fede e filosofia (Città aperta 2006, con prefazione di Anna Giannatiempo Quinzio e uno scritto inedito di Quinzio) è uscito nel mese di marzo 2006 ed è stato presentato a Suor Orsola Benincasa, insieme al video che ne ricorda la parola e la figura (in rete se ne trovano più d’uno nel 2016). Sempre a Suor Orsola, Massimo Iiritano, con Enzo Omaggio, cura dal 2000 l’archivio dove si possono trovare tutte le sue opere.

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Vent’anni dalla morte di Sergio Quinzio. Il futuro e la memoria.

di Vincenzo Omaggio
Sergio Quinzio
Sergio Quinzio

Trovo sempre molto impegnativo ricordare Sergio Quinzio, sia dal punto di vista intellettuale che dal punto di vista emotivo. Per una ragione specifica innanzitutto, che riguarda l’importanza che egli annetteva al ricordo, potrei dire alla categoria del ricordo, se non sapessimo che non amava le categorie e non pensava per categorie.

 

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World Press Photo 2016 – La prestigiosa mostra di fotogiornalismo internazionale alla “Casa della Fotografia”

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di Eliana Esposito – foto reportage di Eliana Esposito
Warren Richardson - “Hope for a New Life”
Warren Richardson – “Hope for a New Life”

Dopo circa quattro anni di assenza ritorna a Napoli World Press Photo 2016 arricchendo il paesaggio espositivo che riguarda la fotografia ora in corso a Napoli. Infatti sembra coincidere in senso positivo con un’altra grande mostra fotografica che si tiene fino a febbraio al PAN in via dei mille,60 del fotografo americano Steve Mc Curry. Un momento positivo direi per la fotografia e per la città che si libera da uno stereotipo provinciale ed abbraccia larghe vedute culturali e sociali. Cultura e società oggi più che mai sono al centro delle tematiche che fotografi provenienti da ogni parte del mondo immortalano nei loro scatti e donano alla città una finestra sul mondo, che lascia intravedere non solo la bravura e la professionalità dei fotoreporter ma soprattutto la sensibilità ad avvicinarsi con la fotografia a realtà diversificate, ma sempre attuali. Non a caso i premi del WPF assegnati ai fotografi riguardano queste categorie: natura e ambiente, vita quotidiana, mutamenti climatici e sociali, ritrattistica e reportage di guerra. Il lavoro di circa 6.000 fotoreporter delle più importanti testate editoriali internazionali come: National Geographic, BBC, Le Monde, El pais viene selezionato da una giuria internazionale che tra 100.000 mila scatti ne sceglie circa 150 migliori.

Tutti i premiati sono visibili alla pagina: web: http://www.worldpressphoto.org/collection/photo/2016

Foto vincitrice dell’anno 2016 World Press Photo of the year a Warren Richardson “Hope for a New Life” Un uomo passa un bambino sotto il filo spinato al confine tra la Serbia e l’Ungheria a Roszke, in Ungheria, 28 agosto 2015.

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Trump riscatta l’orgoglio nazionale italiano

di Vincenzo Giarritiello

483208412-real-estate-tycoon-donald-trump-flashes-the-thumbs-up-jpg-crop_-promo-xlarge2Chi mi conosce può confermarlo: dal momento in cui fu ufficializzata la candidatura repubblicana di Donald Trump alla presidenza della Casa Bianca, non esitai a affermare che Trump sarebbe stato con ogni probabilità il 45° Presidente degli USA. Motivo della mia convinzione? Una società maschilista, guerrafondaia e ipocrita come reputo sia quella americana mai avrebbe consentito che una donna sedesse sul “trono” del mondo decidendone le sorti.

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Rivoluzione digitale. Un regresso?

di Anna Irene Cesarano

rivoluzione-digitaleSecondo Fausto Colombo (2003, p.17), i media sono “apparati socio-tecnici che svolgono una funzione di mediazione nella comunicazione tra soggetti”, ovvero ciò conduce alla considerazione importante che non si tratta di mere tecnologie, ma di strumenti per i quali assumono un ruolo fondamentale gli attori sociali, le condizioni storiche e il contesto in cui i media operano. A tal proposito è utile ricordare la funzione che la radio assunse in Italia (ma anche altrove), nel periodo tra le due guerre sotto il regime fascista, somigliante “più al megafono che alla produzione radiofonica attuale” (Ibidem).

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Gaetano di Maio, dal teatro alla poesia – Lunedì 21 novembre al teatro Sannazzaro di Napoli

di Ernesto Paolozzi
È asciuto pazzo 'o parrucchiano
È asciuto pazzo ‘o parrucchiano

L’opera teatrale di Gaetano Di Maio si inserisce nella tradizione del teatro comico da Petito a Scarpetta, da Eduardo a Peppino De Filippo, teatro comico che presenta come spesso accade per questi autori venature sociali, umane ed esistenziali.

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I risvolti del concetto di globalizzazione

di Alessandro Savy

immigratiIl termine “globalizzazione” indica un processo che lega e trasforma vari ambiti del nostro vivere quotidiano, dalla politica all’economia, dalla cultura alla tecnologia. Gli studiosi che si interessano di questo fenomeno utilizzano un approccio multidisciplinare, affinché teorie e modelli appartenenti ad ambiti di studio differenti possano essere utilizzati congiuntamente, per creare un quadro il più possibile definito, pur mantenendo vive le sfumature. Essa è vista come un processo lungo secoli, sviluppato con il processo di espansione della popolazione umana e del progresso delle civilizzazioni, accelerato drammaticamente negli ultimi cinquant’anni del secolo scorso.

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La relazione tra globalizzazione ed immigrati

di Alessandro Savy

globalizzazioneNel processo di globalizzazione è interessante precisare il motivo per cui le rimesse negli anni recenti degli immigrati sono cresciute rapidamente. Nel 2007, anno prima dell’inizio della recessione, la media delle rimesse degli immigrati era superiore ai 2 mila euro: sette anni dopo siamo calati a 1.254 euro, ovvero 800 euro a testa che non ci sono più. Il calo si è accentuato nell’ultima stagione, visto che nel 2013, rispetto al 2012, il calo è stato del 25,1%. Lo rivela uno studio presentato dai ricercatori della Fondazione Leone Moressa:…

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Il Papa della gente

di Anna Irene Cesarano

Papa Francesco dona speranza ai detenuti

Accluso un articolo di LAZIOSUD sul Papa

Papa Francesco
Papa Francesco

Papa Francesco, il Papa della gente, questa volta rivolge uno sguardo misericordioso verso un mondo dimenticato sotto il chiacchiericcio e i pregiudizi della società. E lo fa durante la giornata dedicata al giubileo dei carcerati. “Lo Stato non deve violare la dignità umana, e questo deve essere un limite invalicabile per il potere punitivo dello Stato”. Parole ricche di speranza, di perdono, di luce, anche a chi ne vede poca. Clemenza invoca il Papa per i detenuti, ed esorta gli Stati democratici ad adottare misure e provvedimenti che rispettino l’essere umano. Sì perché, durante l’Angelus della giornata giubilare dedicata ai detenuti, il Pontefice ribadisce che la dignità umana va sempre rispettata, anche nel caso del più pericoloso dei criminali. L’attenzione di Bergoglio si rivolge principalmente alle democrazie, ed è qui che dobbiamo renderci conto di come il diritto penale sia anche troppo sfrangiato, ma non nei confronti delle derive razziste e di classe. “È qui che il diritto penale che sa essere clemente nei confronti dei potenti è inclemente nei confronti di chi non ha mezzi né risorse”. Clemenza, dunque. Significa non maltrattare le persone e non lasciarle perire in galera; significa recupero sociale per tutti, opportunità. Significa non sovraffollare le prigioni di tossicodipendenti, di infermi mentali, poveri, immigrati.

Piazza San Pietro, bagnata dalla pioggia, colma di persone, anche e soprattutto di detenuti, operatori penitenziari, volontari, famiglie di carcerati, trepidanti nell’attesa di ascoltare le parole del Santo Padre, che inizia il suo discorso riportando alcune sue affermazioni del 2014, quando si rivolse all’associazione internazionale dei penalisti, dicendo che esiste una questione “penale” ed esiste una questione “penitenziaria”.

“Il carcere è morte sociale”: oggi è convinzione comune che il provvedimento detentivo sia l’unica sanzione possibile; il Santo Padre afferma che il carcere fa male, stigmatizza, isola, aliena. Bisognerebbe trovare altre forme di punizione e contemporaneamente migliorare le condizioni di detenzione. Tutto questo fa riaffiorare il ricordo e l’opera di un altro uomo, scomparso, che si era battuto per i diritti di tutti e colui che realmente si era recato in alcuni carceri d’Italia per migliorare le condizioni di vita di persone che, malgrado possano aver meritato quella punizione, restano pur sempre esseri umani. Marco Pannella, i suoi radicali lo ricordano così in questa giornata dedicata ai detenuti, organizzando una marcia per l’amnistia.

Ma Papa Francesco oltre ad importanti affermazioni, agisce anche di conseguenza. Nel 2013, infatti, ha abolito l’ergastolo modificando il codice penale dello Stato del Vaticano, definendolo pena di morte nascosta. Introduce, invece, il delitto di tortura nel rispetto delle direttive date dalle Nazioni Unite nella Convenzione del 1984. Anche Matteo Renzi compie qualche passo in questa direzione, si è recato infatti pochi giorni fa al carcere di Padova. Ma la strada è ancora lunga. Che il gesto del Papa di introdurre il crimine di tortura nel codice penale vaticano possa avere un seguito nel meglio salvarne l’applicazione nelle carceri italiane? Ce lo auguriamo, magari dopo trenta lunghi anni di denunce dei radicali e di tanti altri.

È un Santo Padre senza pregiudizi, questo, senza paure verso la diversità o verso un mondo misconosciuto, o verso la devianza. “Chi sono io per giudicare un gay?” In quella frase si apre un mondo, che non sarà perfetto, ma sicuramente migliore grazie all’opera di persone come questo Papa. Un Papa che piace alla gente!

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Rosario Assunto e la poesia dei giardini (6) Conclusione

di Serena Gianpietro

Cesare Brandi, Elsa Morante, Rosario Assunto e la moglie
Cesare Brandi, Elsa Morante, Rosario Assunto e la moglie

Nell’ultimo capitolo della sua monumentale opera Il Paesaggio e l’Estetica, che ha costituito allo stesso tempo il nostro stimolo, materiale e guida, Assunto apre con l’affermazione: “Filosofare sul paesaggio vuol dire, in estetica, interrogarsi intorno al piacere che prendiamo non alla rappresentazione della natura, ma alla natura”. Pur riconoscendo il valore intrinsecamente estetico dello studio in questione, va quindi apprezzato in filigrana l’entusiasmo puro ed incontaminato che talvolta anima l’uomo Assunto, che emerge a sprazzi nella sua opera e gli fa dire : “Non potrà mai l’arte, in quanto tale, essere gioiosa com’è gioiosa la natura: alla quale siamo debitori di un piacere che non è solo contemplazione, perché, come più volte ci è accaduto di constatare …lo si può con maggior proprietà definire un piacere nella contemplazione”.[1] Questo comporta che le riflessioni e considerazioni vanno ben oltre l’ambito estetico per investire pienamente la teoretica e l’etica. Meglio consentono di cogliere l’ampiezza dell’approccio analitico di Assunto, che di per sé offre il fianco a diversi incontri.

Indubbiamente, le suggestioni filosofiche sono fortissime, l’opera è in tutto un’opera di estetica; egli stesso però individua possibili sviluppi di ricerca in altri ambiti: “Bisognerebbe allora ripensare certe illuminanti pagine dell’ultimo Croce”[2], in cui questi si proponeva di applicare il principio dell’utile anche al di fuori della sfera intellettiva e razionale, cioè a quella del pensiero riflettente (artistico e affettivo). Dichiara Assunto: “senza negare la categoria estetica, come oggi si suol fare con arroganza, dovremmo anche pensare criticamente tutta la tematica …dell’esperienza vivente”.[3]

Si tenga presente che negli anni Sessanta del secolo scorso, tutta la questione dell’arte e dell’estetica viveva un momento di fortissimi e laceranti dibattiti. Erano gli anni di artisti di molta notorietà che esponevano escrementi imbarattolati, numerati da 1 a 90.[4] Una provocazione, visto il costo a peso d’oro, un’accusa all’arte ridotta a mercificazione di oggetti privi di valore estetico. La mercificazione dell’arte è solo uno degli aspetti fenomenici della “morte del bello”: la ricerca della rottura ad ogni costo contro le coercizioni formali – persa la feconda spinta rivoluzionaria delle avanguardie di inizio secolo, finiva con l’includere meccanismi seriali e senza scelta, come affermava problematicamente l’arte pop, in specie Andy Warhol. Ma la bulimia del sistema affaristico del businnes dell’estetica ha digerito tutto, da Le Corbusier alla Bauhaus come formidabili tentativi di modernizzazione dell’estetica, di adeguamento alle nuove esigenze sociali – ma ciò deve per Assunto rispettare le coordinate fondanti dell’estetica, chiare nell’arte come nella natura, che restano i due grandi oggetti del pensiero riflettente, del giudizio e dell’estetica. Kant resta per Assunto come per Croce un punto di partenza ineliminabile, una nuova speranza: era stato Croce, in Letture di poeti, parlando del decadentismo ingenuo e tragico – a indicare nel giardino-archetipo delle Elegie di Rilke un modello suggestivo.[5]

Di questa operazione di assimilazione a sé che l’economia ha compiuto negli anni che ormai ci separano dalla pubblicazione dell’estetica del paesaggio di Assunto, la reificazione, la riduzione a merce, riguarda tutto ciò che è dell’Uomo, scienza, divertimento, dolore, tempo alienato, tempo libero, miseria e opulenza, sentimento di pace e pulsione di morte… senza nemmeno che si salvi la maiuscola della parola ‘uomo’: di tutto ciò Assunto era ben consapevole. La sua parola oggi ci può illuminare a riflettere.[6]

Ed allora appare più che naturale che proprio per i semi di pessimismo e di disillusione che sono sparsi nella sua opera (e che lui stesso ha confessato esplicitamente nell’introduzione del testo analizzato) rendono legittima un’interpretazione della sua opera anche ben oltre le sue intenzioni. Il bello, la contemplazione, il piacere dell’osservare senza altro fine, il diritto a non avere finalità economiche nella propria azione, tante volte rivendicate dallo stesso Autore, consentono di gettare lo sguardo sui risvolti etici e politici che la riflessione sul paesaggio induce: dalla salvaguardia dell’habitat, alla condivisione della memoria, alla necessità di creare le condizioni affinché tutti possano contemplare la bellezza e tutti possano godere di quel bene comune inalienabile ed insostituibile che è il paesaggio come ‘spazio di vita’ e teatro della vicenda umana, sede dei nostri affetti e dei nostri progetti di vita.

E quanto stretto e sia il legame tra bene e bello, tra natura ed uomo, quanto sia necessario salvare l’uomo dall’aggressione di un modello di sviluppo economico  irrispettoso di tutto e di tutti e scivolato nell’abisso dell’amoralità, si può forse ricordare la parola, di disarmante semplicità, del teorico fondatore del pensiero liberale, John Stuart Mill (autore non sospettabile di luddismo), nel 1848: “Se la bellezza che la terra deve alle cose venisse distrutta dall’aumento illimitato della ricchezza (…) allora io spero sinceramente, per amore della posterità, che questa sarà contenta di rimanere stazionaria, molto tempo prima di esservi costretta dalla necessità”.[7] C’è una misura nelle cose, il nostro mondo virtuale insieme ci regala l’infinito delle immagini e la loro distruzione nell’infinito: senza la scelta consapevole dell’uomo, senza un suo criterio, il relativismo e lo sconcerto regneranno sovrani.

Il consiglio di Assunto è ancora valido e suggestivo, pur senza l’ingenuità di Rousseau: si torni alla natura. Alla natura come territorio, come giardini da ordinare e preparare alla fioritura, al futuro. Come Assunto disse dell’archeologia: il futuro è di chi, come l’archeologo, saprà guardare i reperti del passato per inventare un nuovo futuro, non per crogiolarsi nella semplice negazione del presente, del divenire attuale. Sostenere gli ideali rivoluzionari da un canto, restauratori dall’altro, fu all’inizio dell’800 la comune fede in una idea del bello e dell’antichità classica, in cui si ritrovò la forza di sperare, ed in entrambi i casi l’antichità divenne mediatore tra natura e storia. [8]

PER SAPERNE DI PIÙ

Di Rosario Assunto possiamo ancora acquistare libri,[9] in biblioteca possiamo leggerne gli altri,[10] ma lo stile rende difficile apprezzarne l’attualità per chi non sia un filosofo esperto di 900. Ma le sue idee dell’arte e sui giardini sono come un romanzo orizzontale e verticale capace di mostrare l’estetica come storia – completando lo sguardo dell’architettura, che costruisce ambienti di vita, con l’esito di una suggestiva contaminazione di episodi artistici, politici, culturali in una Europa delle cattedrali più che dei grattacieli e delle economie in contrasto. La patria del sogno europeo di Rifkin, capace di infinite armonie che il modo vorrebbe distruggere, non sapendole imitare: come fa l’ISIS. Sartre parlò del mito di Erostrato (Il Muro), che incendiò il tempio di Artemide ad Efeso 21 luglio 356 a.C., dimostrando una “patologica ansia di sopravvivere nella memoria dei posteri”: nessuno sa chi lo costruì, ma il gesto folle che distrusse rimase. Chi anela alla parvenza d’eterno, non si fa scrupoli.  Nel giardino che racchiude l’hortus nella sua bellezza c’è la pittura di paesaggio in ”una forma che attende in sé il suo futuro come un suo ulteriore contenuto” (p. 55) comprendendo tagli che propongono la meta spazio-temporalità (pp.7-8) in modo più suggestivo di Fontana. La pulsione d’immagine è la res fantasmatica che Brandi vede nella conversione di tecniche ed arti della visione – la siepe leopardiana limite dell’infinito. Il paesaggio, ponte di passaggio tra immagine ferma e in movimento lega alla possibile prospettiva del camminare – mentre il giardino personalizza il paesaggio come luogo del sentimento e della visione stereoscopica insieme.

Coltivando nella storia l’eterno sogno di sbozzare ciò che sia aere perennius: se l’arte nacque per celebrare la memoria, oggi l’arte protagonista dell’estetica dà voce al suo impulso più vero: dare forma all’invisibile, che è il mistero, ma è anche il futuro.

L’archeologo perciò, vale a dire uno storico che interpreta con forza la realtà, è colui che saprà trovare le sempre nuove vie d’uscita che la storia dell’uomo sempre richiede, pellegrinando per le nuove vie, senza perdere il coraggio ed il sole, anche, la fiducia nel domani. Uno storicismo lieto è quello di Rosario Assunto, che sa vivere l’entusiasmo come un sottofondo che non ubriaca, ma mostra la via del cammino del pensare.

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[1] Rosario Assunto, Il paesaggio e l’estetica, Giannini, Napoli 1972, p. 316. Su di lui vedi Vittorio Stella, Paesaggio, città e giardino nel pensiero neoromantico di Rosario Assunto, in “Filosofia oggi”, 2007, 1, pp. 21-44.

[2] Ivi, p. 335

[3] Ivi

[4] Merda d’artista, l’opera del 1960 dell’artista italiano Piero Manzoni.

[5] Benedetto Croce, Letture di poeti, Laterza, Bari 1966 (1950, p. 183.

[6] Come ha detto Michele Cometa (Assunto e l’età di Goethe, in Rosario Assunto in memoriam, Aesthetica, Palermo 1995, pp. 25-30), il suo tono si fa anche decisamente contrario all’innovazione per gli squilibri del ’68, che lo portano decisamente al ritorno a Kant – ma già Croce, di cui Assunto era da sempre convinto, era vicino a Kant e Goethe più che ad Hegel o agli autori del 900, specie in tema d’estetica.

[7] John Stuart Mill, Principi di economia politica (1848), Utet, Torino, 1962, pag. 712

[8] R. Assunto, L’antichità come futuro, Medusa ed., 2001, p. 184. La antiguedad como futuro. Estudio sobre la estetica del neoclasicismo europeo, (La balsa de la Medusa, 32), Visor, Madrid, 1990 (1973).

[9] R. Assunto, La natura le arti la storia. Esercizi di estetica, Guerini, Milano 1990.

[10] R. Assunto, Il paesaggio e l’estetica, Giannini, Napoli 1972, Id., Filosofia del giardino e filosofia nel giardino, Bulzoni Roma 1984, Il parterre e i giardini, Novecento, Palermo 1988, Id. Ontologia e teleologia del giardino, Guerini, Milano 1988, 1994.