Giornata Mondiale dell’Acqua “La natura per l’acqua”

Anna Savarese, Architetto di Legambiente Campania

La Giornata Mondiale dell’Acqua (World Water Day) si celebra il 22 marzo. È stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, per attuare una delle tante decisioni prese durante la Conferenza di Rio de Janeiro per lo sviluppo sostenibile, al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla critica questione dell’acqua, elemento sinonimo di vita, nella nostra era, con attenzione all’accesso all’acqua dolce  e alla sostenibilità degli habitat acquatici.

Ogni tre anni, a partire dal 1997, il World Water Council, organismo non governativo internazionale creato nel 1996 come piattaforma degli organismi internazionali e specialisti nel settore dell’acqua, con uno status consultivo speciale loro attribuito da Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) ed Ecosoc (Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite), convoca un World Water Forum (Forum sull’Acqua) per raccogliere i contributi e dibattere intorno agli attuali problemi locali, regionali e globali, problemi che non possono essere risolti senza un accordo quadro con obiettivi e strategie comuni.

Il tema dibattuto quest’anno ha avuto come titolo “La Natura per l’Acqua” (Nature for Water) ed è stato incentrato sulla proposta di usare le soluzioni che si trovano in natura per ridurre le inondazioni, la siccità e l’inquinamento delle acque. Lo scenario attuale, infatti, in ragione degli effetti sempre più ricorrenti dei cambiamenti climatici, vede l’aggravarsi nel mondo delle crisi idriche legate alla disponibilità e all’accesso all’acqua potabile, ma anche i danni prodotti dalle inondazioni e dalle alluvioni, così come, dal versante opposto, dalla siccità. Ormai, l’effetto serra, l’aumento della CO2, l’innalzamento della temperatura hanno messo in crisi il ciclo naturale dell’acqua e, di conseguenza, da un lato, si sta progressivamente riducendo la disponibilità di acqua dolce necessaria per la sopravvivenza delle specie e dall’altro, si assiste ad un depauperamento dei suoli, dei fiumi, dei laghi e quindi di tutti gli ecosistemi.

Il nuovo rapporto mondiale delle Nazioni Unite presentato quest’anno a Brasilia, per la significatività e pregnanza del messaggio in essa espresso, non ha potuto esimersi dal fare riferimento all’Enciclica Laudato sì di Papa Francesco, e alle parole da Egli espresse nel ricevere i campioni italiani di nuoto: “provare ripugnanza verso tutto ciò che inquina”, perché, “l’acqua è vita, [e] senza acqua non esiste la vita”; conseguentemente e perché ad esso si ispira la Laudato sì, il rapporto ha anche richiamato il passo del Cantico delle Creature di Francesco di Assisi che loda Dio per “sora acqua, la quale è molto umile, et utile, et preziosa et casta”.

L’acqua è una risorsa diffusa nell’universo, ma non sempre è vita come avviene sulla terra, dove, peraltro, la vita è in gran parte acqua. Fino al 90% del nostro peso è dato dall’acqua (il 99% delle molecole del nostro corpo) e circa il 66% di una persona adulta è acqua. Ma va ricordato che, se il 70% del della superficie del Pianeta è acqua, l’acqua dolce è solo il 2,5%. Inoltre, l’acqua è anche un vettore di patogeni per cui, senza la corretta potabilizzazione e il corretto smaltimento dei reflui, proprio attraverso l’acqua può essere seriamente compromessa la salute dei cittadini.

Si stima, infatti, che almeno un terzo degli abitanti del pianeta è esposto a acqua contaminata e non ha accesso ai servizi sanitari. La qualità dell’acqua dolce è minacciata da agenti organici, da disastri naturali, dal cambiamento climatico che produce salinizzazione, dalla crescente domanda di cibo ed energia, dallo sviluppo di infrastrutture urbane ed extraurbane e dall’estrazione di risorse minerarie. Inoltre, dall’80 al 90% delle acque reflue è raccolto in sistemi non appropriati. L’acqua di scarsa qualità riduce anche la biodiversità e la sostenibilità dei modi di produzione di cibo ed energia. In vaste zone del pianeta l’acqua è scarsa e il consumo (fino allo spreco) aumenta con l’aumento del PIL, perché, come sottolinea il Rapporto esiste uno stretto legame tra povertà e risorse idriche: il numero di persone che vive con meno di 1,25 dollari al giorno, infatti, coincide approssimativamente con il numero di coloro che non hanno accesso all’acqua potabile. Laddove le organizzazioni internazionali raccomandano come dotazione pro capite minima giornaliera 20 litri di acqua disponibile a non più di un chilometro da ogni abitazione, assistiamo a un divario tra il consumo nei paesi sviluppati che oscilla tra 200 e 300 litri al giorno pro capite e il consumo medio inferiore ai 10 litri al giorno pro capite in diverse zone dell’Africa. Così come esiste uno strettissimo nesso tra la carenza di acqua potabile e la salute: quasi l’80% delle malattie nei Paesi in via di sviluppo è strettamente correlata al consumo d’acqua, che causa circa 3 milioni di morti premature. Desta sconcerto pensare che, come si evince dal rapporto, 5 mila bambini muoiono ogni giorno di diarrea e circa il 10% di tutte le malattie mondiali potrebbe essere evitato migliorando fornitura di acqua, servizi sanitari, igiene e gestione delle risorse idriche.

Tutto ciò porta a dire che, con una popolazione mondiale ormai attestata a oltre 6 miliardi e con alcuni Paesi che hanno già toccato i limiti delle proprie risorse idriche, la carenza di acqua potabile è da ritenersi la più vasta e grave crisi globale che il mondo dovrà affrontare nei prossimi decenni.

E le soluzioni vanno ricercate non solo in uno con quelle per il contrasto ai cambiamenti climatici, ma soprattutto con quelle per il contrasto alle diseguaglianze socio-economiche, fortemente acuitesi con la globalizzazione.

Le soluzioni prospettate dal Forum sull’Acqua puntano sulla ricerca di misure a tutela della risorsa acqua basate su investimenti che mirino sempre più ad integrare l’infrastrutturazione “verde” con la “grigia”. Con “La Natura per l’Acqua” si punta, infatti, ad armonizzare nella pianificazione e nello sviluppo territoriali i benefici prodotti dalle infrastrutture verdi che si basano sulla conservazione e tutela dei processi naturali con le infrastrutture tradizionali (dette anche infrastrutture grigie). Rispetto a queste (acquedotti, fogne, condotte, dighe, impianti di depurazione, impianti di desalinizzazione, ecc.), concepite generalmente per assolvere ad una sola funzione, le infrastrutture verdi presentano molteplici vantaggi, perché aprono a soluzioni che non limitano lo sviluppo territoriale, ma anzi rappresentano un’alternativa, spesso innovativa o anche una componente complementare rispetto alle tradizionali soluzioni, soprattutto perché sono orientate nell’ottica del riciclo delle acque e dell’economia circolare. Secondo il Rapporto occorre, quindi, trovare un miglior equilibrio tra infrastrutture verdi e grigie, che migliorino l’efficienza, minimizzando i costi. Il messaggio è che, per esempio, piantare alberi per riforestare, fare manutenzione fluviale delle piane alluvionali o ricostituire le zone umide siano modi sostenibili ed economicamente convenienti per, all’un tempo, riequilibrare il ciclo dell’acqua, mitigare gli effetti del cambiamento climatico e migliorare la salute umana e l’accesso ai mezzi di sussistenza.

Le tesi del Forum, seppur indubbiamente ricche di contenuti innovativi e maggiormente attenti al ripristino dei cicli naturali e alla corretta distribuzione di una delle più vitali matrici ambientali, qual è l’acqua, non ha soddisfatto compiutamente i rappresentanti dei Comitati (compreso quello italiano) del Contratto Mondiale dell’Acqua – istituito nel 1998 a Lisbona a difesa dell’acqua pubblica e bene comune -, in quanto, anche in occasione di questo Forum, non si è riusciti a pervenire unanimemente a soluzioni che, considerando l’acqua come un bene comune della Terra, come fonte di vita e quindi come un “capitale naturale” sul quale investire a livello economico e finanziario, puntassero sul riconoscimento dell’acqua al pari della terra come beni titolari di diritti universali (da difendere con l’adozione di riconoscimenti e di strumenti di diritto internazionale e con il ricorso ad obbligazioni vincolanti per gli Stati) e su strategie di intervento volte a creare i presupposti di lungo periodo per garantire l’accesso equanime a questa risorsa vitale alle attuali e alle future generazioni.

W Savarese Giornata Mondiale dell’Acqua “La natura per l’acqua”