Marine litter: quali strumenti per contrastare il dilagare del fenomeno?

di Anna Savarese, Architetto di Legambiente Campania

Il grande scalpore destato dal recente spiaggiamento a Porto Cervo del capodoglio femmina con in pancia un feto morto e ben 22 chili di plastica “indigesta” ha, pur nella sua gravità, dato risalto alla novità prodottasi proprio il giorno prima dell’evento.

Infatti Il 27 marzo, a Strasburgo, il Parlamento europeo ha dato parere positivo alla votazione della direttiva che riguarda la messa al bando sul territorio europeo di alcuni oggetti in plastica monouso. Tali oggetti se non smaltiti correttamente, finiscono troppo spesso in mare, passando per i fiumi e i laghi. L’Europa è, infatti, il secondo maggiore produttore di plastica al mondo dopo la Cina e riversa in mare ogni anno tra le 150 e le 500mila tonnellate di macroplastiche e tra le 70 e 130mila tonnellate di microplastiche.

Il voto ha fatto seguito all’accordo raggiunto nel dicembre 2018 da parte dell’Europarlamento con il Consiglio, introducendo in questo anche dei miglioramenti. Questi sono scaturiti dalla volontà di vietare alla fonte, e cioè alla produzione e al consumo, alcuni oggetti di ampia diffusione, che costituiscono il 70% di tutti i rifiuti marini, di cui esistono “alternative ecologiche facilmente disponibili”.

Infatti nel testo adottato si propone il divieto di utilizzo dal 2021 di prodotti plastici per i quali esistono alternative con altri materiali, ma anche, ed è qui la miglioria accolta anche dietro pressioni degli ambientalisti, il divieto di prodotti di plastica cosiddetta oxodegradabile, cioè non biodegradabile perché formata da sostanza organica ma degradabile per particolari processi chimici di ossidazione che in realtà frantumano e sfaldano la materia plastica facendo aumentare le pericolosissime microplastiche che più facilmente vengono digerite dall’ittiofauna e dall’avifauna marina. Invece per i prodotti monouso per i quali non esiste alternativa con il ricorso a materie naturali la direttiva impone agli Stati Membri la formulazione di piani nazionali dettagliati per ridurre drasticamente il loro utilizzo, da trasmettere alla Commissione entro due anni dall’entrata in vigore della direttiva. Inoltre gli Stati membri sono obbligati ad ottenere una riduzione significativa del consumo di tali prodotti inquinanti: entro il 2025 dovranno raccogliere il 90% delle bottiglie di plastica monouso per bevande, introducendo sistemi di cauzione-deposito.

Precisando che l’iter formale della direttiva europea si concluderà, orientativamente, a fine aprile, per poi procedere alla ratifica degli Stati membri, ecco di seguito i punti salienti che la norma UE contiene e disciplina relativamente alle prescrizioni e divieti per i prodotti di plastica usa e getta: il divieto di commercializzare determinati prodotti di plastica, gli obiettivi di riduzione del consumo, le prescrizioni di etichettatura, gli obblighi per i produttori, gli obiettivi di raccolta, le misure di sensibilizzazione.

Tra i 10 prodotti di plastica monouso, che più inquinano le spiagge e i mari d’Europa, ed alcuni attrezzi da pesca spesso perduti e abbandonati in mare, sono indicate: le posate e piatti in plastica, le cannucce, i bastoncini di cotone, i contenitori per alimenti, le coppe in polistirolo.

I contenitori monouso in plastica per bevande saranno, invece, immessi sul mercato solo se con tappi o coperchi che restano attaccati alla bottiglia.

L’attenzione posta alle misure di sensibilizzazione ed etichettatura è rivolta sia ai produttori, per cui sono previsti incentivi al settore industriale per lo sviluppo di alternative meno inquinanti, sia ai consumatori che dovranno essere sensibilizzati sull’incidenza negativa della dispersione nell’ambiente dei prodotti e degli attrezzi da pesca in plastica, ai sistemi di riutilizzo disponibili e alle migliori prassi di gestione dei rifiuti per questi prodotti.

Non meno importanti sono gli obblighi per i produttori secondo il principio “chi inquina paga”, anche se la direttiva prevede anche incentivi per lo sviluppo di alternative meno inquinanti. Il regime di responsabilità estesa del produttore (EPR) coprirà i costi della raccolta, della rimozione dei rifiuti e delle misure di sensibilizzazione, con la possibilità di accordi volontari tra produttori e autorità nazionali.

Dal punto di vista dei benefici stimati con l’applicazione della Direttiva le nuove misure, ad esempio, eviteranno l’equivalente di 3,4 milioni di tonnellate di CO2 immesse nell’atmosfera, preverranno danni ambientali quantificabili fino al 2030 in 22 miliardi di euro e consentiranno ai consumatori di risparmiare circa 6,5 miliardi di euro.

Il Ministro dell’Ambiente, Sergio Costa ha fortemente plaudito all’esito della votazione a Strasburgo, soprattutto perché vi ha visto uno sprone ulteriore per il Parlamento italiano a procedere alla rapida approvazione del suo Disegno di Legge cd. “SalvaMare”, integrato con il progetto di legge cd. “Fishing for litter” che finalmente consente ai pescatori di raccogliere la plastica che trovano in mare senza correre il rischio di essere perseguiti per smaltimento illecito di rifiuti.

Il disegno di legge ha lo scopo di promuovere il recupero della plastica e di “contribuire al risanamento degli ecosistemi marini, alla prevenzione e riduzione dell’impatto di alcuni prodotti di plastica monouso anche sull’ambiente acquatico, alla promozione dell’economia circolare, nonché alla sensibilizzazione della collettività per la diffusione di modelli comportamentali virtuosi rivolti alla prevenzione del fenomeno dell’abbandono dei rifiuti negli ecosistemi marini e alla corretta gestione degli stessi”.

Impegnandosi a garantire che l’Italia sia tra i primi Stati Europei a ratificare la Direttiva, intanto il Ministro Costa ha ottenuto un primo successo, visto che il 4 aprile il Consiglio dei ministri ha fatto un primo ma fondamentale passo per il via libera al disegno di legge SalvaMare garantendo il “Fisching for litter”. I pescatori-spazzini muniti di una certificazione ambientale che attesta l’impegno per il rispetto del mare e per la pesca sostenibile che raccoglieranno la plastica con le reti non saranno più sanzionati ma potranno scaricarla nei porti, in impianti appositi.

Accanto alle azioni istituzionali che fanno registrare un’accelerazione, se non altro nella promulgazione di norme che vanno nella giusta direzione – anche se poi la sfida è nella loro corretta e incisiva applicazione -, resta importante il coinvolgimento della cittadinanza nelle azioni di monitoraggio civico, ma soprattutto nel cambiamento degli stili di vita, che devono tendere alla riduzione dei rifiuti e al corretto smaltimento attraverso il miglioramento quanti/qualitativo della raccolta differenziata.

Molto importante è la partecipazione alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR) per la quale “Il miglior rifiuto e quello non prodotto” e che promuove e premia buone pratiche concrete e creative per la riduzione dei rifiuti. La SERR, giunta alla decima annualità nel 2018, quest’anno si svolgerà dal 16 al 24 novembre ed è aperta alla partecipazione di tutti quelli che vogliono rappresentare le proprie azioni virtuose.

Legambiente partecipa da sempre attivamente alla SERR, ma negli anni ha promosso e perfezionato altre campagne, da Puliamo il Mondo, a Spiagge e Fondali Puliti, a Goletta Verde. Con le campagne Marine Litter, Beach Litter e A Vele Spiegate, negli ultimi anni ha avviato nel quadro della Citizen Scienze campagne di monitoraggio civico a mare lungo le coste e sulle spiagge che hanno fatto registrare direttamente ai cittadini la gravità del fenomeno connesso allo smaltimento della plastica.

Per citare solo la Campagna Beach Litter del 2018, grazie all’indagine condotta con la Citizen Scienze su 78 spiagge monitorate, per un totale di oltre 400mila metri quadri, pari a quasi 60 campi di calcio, sono stati trovati una media di 620 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia.

Anche in questo caso sono stati i rifiuti di plastica quelli più trovati lungo le spiagge, con un percentuale dell’80%, seguita da seguita da vetro/ceramica (7,4%), metallo (3,7%) e carta/cartone (3,4%). Il dato più allarmante è che la plastica si presenta soprattutto in frammenti, che hanno già iniziato il loro processo di disgregazione, pronti ad essere trasportati in mare.

W Savarese Marine litter