Il clima è già cambiato: la Campania lancia la sfida per l’Europa

di Anna Savarese, Architetto di Legambiente Campania

Il countdown che ci fa temere di toccare la soglia di innalzamento di 1,5° in soli dodici anni e non a fine secolo come previsto dall’Accordo di Parigi continua a scorrere, anche in vista delle elezioni europee.

Nel parlamento che sarà eletto, il problema del cambiamento climatico costituirà una delle più importanti sfide da affrontare se non addirittura la principale.

Infatti, a dispetto di ogni negazionismo, ormai l’emergenza climatica è ben visibile a tutti, manifestandosi con le sempre più diffuse e frequenti alluvioni e siccità, danni alle infrastrutture e perdite di vite umane a seguito dell’innalzamento della temperatura del Pianeta.

L’Europa deve fare dell’emergenza climatica la chiave per rilanciare il proprio progetto di sviluppo socio-economico, passando dalle promesse di impegno sul clima alla messa in atto di azioni concrete per contenere il riscaldamento globale, dovuto principalmente alle emissioni di CO2 in atmosfera, agendo sulla conversione ecologica del ciclo produttivo e sui cambiamenti degli stili di vita dei cittadini, puntando su un’economia de-carbonizzata e circolare come occasione di innovazione e coesione territoriale. Soprattutto perché i prossimi anni saranno anche decisivi per definire il profilo di società europea che vogliamo costruire, laddove l’impatto dei cambiamenti climatici porterà inevitabilmente e inesorabilmente a un aumento dei problemi nei paesi più esposti ai danni, a nuove migrazioni per l’esodo forzato da vaste aree rese inabitabili e improduttive.

Anche in Campania sono già inquietanti gli effetti dei cambiamenti climatici: 29 eventi estremi dal 2010 a oggi, 12 episodi di danni consistenti a infrastrutture o al patrimonio storico a causa del maltempo, 4 esondazioni fluviali e una frana. Il tutto per oltre 1,1 miliardi di euro di danni.

Ecco perché Legambiente ha presentato a chi si candida a rappresentare i cittadini campani e del mezzogiorno in Europa un compendio di dati, numeri e proposte racchiuso nel Dossier “Il Clima è già cambiato: la Campania una sfida per l’ Europa”.

Che la Campania sia una regione ad elevato rischio idrogeologico lo dimostrano i numeri presentati nel Dossier: dei 550 comuni presenti nella regione, sono 503 (il 91%) quelli in cui ricadono aree classificate a elevato rischio idrogeologico con una superficie di circa 3.338 Kmq (il 24,4% della superficie regionale). In totale sono oltre 544 mila le persone residenti in questi territori (circa il 10% della popolazione residente nella regione) dove insistono 499 scuole, 1288 beni culturali e 18.451 imprese. L’elevata diffusione del rischio idrogeologico in Campania ha portato negli ultimi decenni alla programmazione di 478 cantieri per “mettere in sicurezza il territorio”, di cui 57 risultano ancora in corso di esecuzione, 255 sono già conclusi e 166 riguardano altri interventi. Non meno frequenti sono i danni ai beni archeologici e al patrimonio storico culturale del nostro Paese. La Campania è al quarto posto in Italia – dopo Toscana, Marche ed Emilia Romagna – per il numero di beni a rischio che si trovano in aree a pericolosità elevata o molto elevata di frane. Su 8.889 beni culturali presenti in Campania, secondo l’Ispra, sono 1.154 i beni a rischio “elevato” e “molto elevato” di frana (13% del totale regionale ). Sono 689, invece, i beni culturali a rischio “medio” e “elevata” alluvioni in Campania (7,70 per cento del totale regionale). L’area metropolitana di Napoli è invece terza dopo le province di Siena e Genova: sul territorio partenopeo si trovano 448 siti ad alto rischio (il 13,6 % del totale provinciale ).

Sempre riportando dal Dossier, la Campania è sotto l’incalzante sanzionamento da parte della Commissione Europea per le inadempienze in materia di gestione dei rifiuti, che occorre ricordare attinge dalle nostre tasche ad una velocità pari a ben 120.000 euro al giorno, la situazione è tutt’altro che confortante. Al 31 dicembre 2018 per tale motivo l’Italia ha pagato 151,64 milioni di Euro. E nonostante la procedura d’infrazione, poco o nulla di nuovo sembra si sia concretizzato riguardo alle priorità di realizzazione dell’impiantistica necessaria al trattamento della frazione organica proveniente da raccolta differenziata (FORSU) e soprattutto dello strategico governo del settore da parte degli Enti d’Ambito. Secondo gli ultimi dati Ispra, nella nostra regione la produzione nell’anno 2017 è di 2.560.999 tonnellate, facendo rilevare una riduzione del 2.5% rispetto al 2016. La percentuale di raccolta differenziata raggiunge il 52%, con un valore pro capite di differenziata di 232 kg annui per abitante. Dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata oltre la metà sono costituite da organico: 678 mila tonnellate di cui solo il 6% viene trattato nei quattro impianti situati sul territorio regionale e attivi nel 2017. Tutto il resto viene portato fuori.

Inoltre, ancora estrapolando dal Dossier, secondo gli ultimi dati resi disponibili dall’Arpac relativi ai controlli svolti nel 2018 sulle acque in uscita dagli impianti di depurazione, confermano la cronica criticità della situazione dal punto di vista della funzionalità e qualità della conduzione degli impianti. Infatti, su base regionale ben il 39% dei controlli è risultato “non conforme”, con punte di non conformità del 63% per gli impianti della provincia di Caserta e a seguire del 59% per quelli della provincia di Benevento, del 48% per la provincia di Avellino, del 40% per la provincia di Salerno e del 26% per la provincia di Napoli.

E sempre dal Dossier, ma elaborando gli ultimi dati Ispra sul consumo di suolo si evidenzia che in Campania al 2017 le superfici urbanizzate interessano il 10,4% circa dell’intero territorio regionale, pari a 241 metri quadrati di suolo consumato per abitante. E la Campania con l’11% risulta tra le regioni con maggior percentuale di territorio vincolato consumato mentre si assesta sul 7% di suolo consumato nell’ aree a pericolosità da frana media (P2). Altro primato negativo per la Campania con il 10, 4% di suolo consumato in aree a pericolosità sismica alta. Tra i complessi vulcanici risultano infine allarmanti i dati relativi a quello dei Campi Flegrei e del Somma Vesuvio, urbanizzati rispettivamente per il 44% e il 33% della loro superficie totale.

Di fronte a questi dati gli europarlamentari campani che saranno eletti dovranno avere un ruolo certamente più incisivo di quello passato. Se sarà confermata la consistente rappresentanza campana (nella scorsa tornata elettorale su 17 seggi della Circoscrizione Sud, 9 sono stati assegnati a campani) l’impegno per rendere la Campania una regione ambientalmente sostenibile sarà ancora più doveroso, visto che la nostra regione è coinvolta nelle 14 procedure di infrazione aperte per l’Italia in materia ambientale dall’Europa e visto che le politiche ambientali che si decideranno in Europa, inevitabilmente, avranno ricadute nella nostra regione già fortemente colpita da abusivismo, consumo di suolo e dissesto idrogeologico, che vede i suoi capoluoghi di provincia in coda nella classifica sulla qualità della vita.

Tantissimo dobbiamo all’Europa in campo ambientale: è solo grazie all’obbligo di recepimento dalle direttive europee che l’Italia ha approvato leggi ambientali sempre più ambiziose su rifiuti, depurazione, produzione di energia da fonti rinnovabili, riduzione delle emissioni di gas serra, tutela della biodiversità, per citare solo gli ambiti principali.

E, parimenti, è stato solo grazie alle procedure di infrazione, alle condanne della Corte di Giustizia Europea, alle multe per il mancato rispetto delle normative comunitarie se si sono trovate tante innovative soluzioni di processo e di prodotto ai danni arrecati all’ambiente e alla salute dei cittadini.

Ecco che le prossime elezioni europee diventano un momento chiave per tutti i campani, che, da cittadini europei, devono richiedere ai propri rappresentanti l’impegno coraggioso e lungimirante, proporzionato alla sfida epocale da sostenere, nel perseguire politiche di contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici, a partire dalla riduzione del riscaldamento globale con la riduzione drastica delle emissioni di anidride carbonica e di altri inquinanti e favorendo altresì la manutenzione del territorio, la pianificazione di azioni di tutela e depurazione dei corpi idrici, la chiusura del ciclo dei rifiuti e l’ implementazione dell’economia circolare locale, la cura e la salvaguardia del patrimonio delle aree protette nazionali e regionali. Il tutto all’interno di una strategia di sviluppo socio-economico che persegua l miglioramento della qualità della vita dei cittadini attraverso la tutela del territorio e dell’ambiente e lo sviluppo di politiche occupazionali connesse a un green-social new dea per un’ Europa della sostenibilità e della solidarietà.

W Savarese Il clima è già cambiato