Finalmente l’Italia riavvia l’iter di ratifica della Convenzione di Faro

di Anna Savarese, Architetto di Legambiente Campania

Sicuramente un fattore di accelerazione verso la tutela del patrimonio culturale dai rischi connessi ai cambiamenti climatici, in uno con gli altri rischi naturali, è il riavvio tanto auspicato dell’iter di ratifica della Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, nota anche come Convenzione di Faro dalla città in Portogallo dov’è stata presentata nel 2005.

Proprio in questi giorni il Senato ha espresso il proprio voto favorevole (grazie alla compattezza della nuova maggioranza di governo) alla ratifica della Convenzione di Faro e ci si augura che presto lo farà anche la Camera. Come ha sottolineato il Ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini la ratifica della convenzione di Faro da parte del Senato è un passo importante verso l’adozione da parte dell’Italia di questo importante documento promosso dal Consiglio d’Europa. Un atto che riconosce nel patrimonio culturale un fattore cruciale per la crescita sostenibile del territorio. Auspico che il prossimo passaggio alla Camera sia il più condiviso possibile, dal momento che la cultura è un tema che unisce e supera le contrapposizioni”.

L’auspicio del Ministro Franceschini si motiva perché il recente voto del Senato avviene a conclusione di un travagliato iter legislativo, iniziato nel 2013 con la sottoscrizione dell’Italia, già in forte ritardo rispetto al 2005 data di presentazione della  Convenzione, più volte arrestatosi davanti alle perplessità di rischi di apposizioni vincolistiche, espresse soprattutto da settori istituzionali ed economici o anche davanti a paventate difficoltà organizzative connesse alle modifiche da apportare alla macchina amministrativa in dipendenza delle grosse novità espresse dalla Convenzione stessa.

Tale documento, infatti, sancisce un concetto importantissimo che “chiunque da solo o collettivamente ha il diritto di contribuire all’arricchimento del patrimonio culturale”, sottolineando la necessaria partecipazione democratica dei cittadini al processo di identificazione, protezione e conservazione del patrimonio culturale. I protagonisti, per la Convenzione, sono dunque i cittadini, per cui “bisogna promuovere tutte le azioni necessarie per migliorare l’accesso al patrimonio culturale in particolare per i giovani, al fine di aumentare la consapevolezza sul suo valore, sulla necessità di conservarlo e preservarlo e sui benefici che possono derivare.”.

Per la prima volta la conoscenza e l’eredità culturale sono considerati diritti dell’individuo e soprattutto si sottolinea il valore della tutela attiva e partecipata anche nel generale scenario dello sviluppo sostenibile e del miglioramento  qualità della vita. Infatti la Convenzione di Faro promuove una nuova visione del rapporto tra patrimonio culturale e le comunità che lo custodiscono, sancendo così la forte interconnessione che c’è tra la tutela dei beni culturali e la promozione dei diritti umani.

Trovano finalmente esito le tante richieste e sollecitazioni del mondo associativo culturale e ambientalista e di quanti hanno a cuore la tutela e valorizzazione del patrimonio culturale che per anni si sono battuti per la definitiva ratifica della Convenzione, sottolineando l’importanza di riformare in Europa il sistema culturale, in particolar modo incentivando l’innovazione e favorendo la partecipazione pubblica, definendo grazie ai dettami della Convenzione obiettivi, responsabilità e modalità di cooperazione con cui far interagire le politiche di tutti gli stati membri.

Gli obiettivi sono chiariti già nel Preambolo della Convenzione che sottolinea come il Consiglio d’Europa intende:

  • salvaguardare e promuovere quegli ideali e principi, fondati sul rispetto dei diritti dell’uomo, della democrazia e dello stato di diritto, che costituiscono la loro eredità comune;
  • riconoscere la necessità di mettere la persona e i valori umani al centro di un’idea ampliata e interdisciplinare di eredità culturale;
  • rimarcare il valore ed il potenziale di un’eredità culturale usata saggiamente come risorsa per lo sviluppo sostenibile e per la qualità della vita, in una società in costante evoluzione.

Quindi il patrimonio culturale non solo ha valore in se stesso, ma anche in quanto soddisfa il diritto individuale e collettivo di trarre beneficio da esso. Infatti la Convenzione di Faro riconosce che il diritto all’eredità culturale è inerente al diritto a partecipare alla vita culturale, così come definito nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Ma non solo: definisce la stessa eredità culturale come una responsabilità individuale e collettiva, e sottolinea che la conservazione dell’eredità culturale e il suo uso sostenibile hanno come obiettivo lo stesso sviluppo umano e la qualità della vita.

Va sottolineato che il ribaltamento della funzione di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale dalle autorità istituzionali, articolate nei vari livelli, all’impegno della cittadinanza attiva e responsabile  è in perfetta sintonia con lo spirito dell’articolo 9 della nostra CostituzioneLa Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”. Già i nostri padri fondatori avevano colto lo stretto rapporto esistente tra cultura, ricerca e innovazione per la generale tutela del nostro patrimonio identitario. Investire sulla corretta gestione di tale patrimonio ha effetti non solo sul piano culturale, ma anche su quello economico e sociale, grazie al moltiplicarsi dei settori di influenza, tra quelli diretti e quelli indiretti.  Non può disgiungersi la cultura dalla creatività che oggi fa registrare la spinta propulsiva data anche dall’innovazione digitale. Quest’ultima, peraltro, abbattendo anche le diseguaglianze tra i cittadini perché consente a tutti di accedere ai contenuto culturali, supporta in maniera innovativa e intelligente sia la conservazione che la valorizzazione del patrimonio, aumentandone la conoscenza e la fruizione. Ciò in perfetta sintonia con lo scenario europeo della Cultura del futuro intesa come motore per una “crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva.”.

L’impegno di chi ha creduto nella spinta innovativa della Convenzione di Faro continuerà con attenzione affinché si acceleri il voto favorevole alla Camera e soprattutto affinché i principi affermati in questo accordo abbiano una reale ricaduta nel quadro normativo nazionale e regionale e soprattutto nelle scelte di governo del territorio. Un ulteriore impegno consiste nel far sì che la Convenzione di Faro dia un nuovo impulso alla Convenzione sul Paesaggio del 2000 (ratificata in Italia con la legge 14 del 2006) i cui contenuti anch’essi estremamente innovativi e volti alla tutela e valorizzazione sostenibile del paesaggio non sempre hanno trovato corrispondenza nella realizzazione dei Piani Paesaggistici, pur obbligatori. In Campania la Regione ha finalmente annunciato che è prossima la presentazione del Preliminare di Piano. Visto che sono passati ben 13 anni dalla legge, ci auguriamo che tale Piano possa integrare anche i valori e gli indirizzi della Convenzione di Faro. Spetta anche a noi cittadini rivendicare il diritto alla Cultura di cui il Paesaggio è certamente espressione, ma con la piena coscienza che il diritto è anche un dovere perché tutti siamo responsabili di lasciare alle future generazione l’eredità culturale di cui possiamo oggi godere.

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