Altre Madonne del Latte a Napoli. Una tradizione iconografica

Anna Savarese, Architetto di Legambiente Campania


Una Madonna del Latte simile a quella realizzata da Girolamo Santacroce per l’ancona dell’altare maggiore della Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli la troviamo a San Pietro ad Aram, realizzata da Giovanni da Nola agli inizi del XVI secolo.
Anche la Madonna delle Grazie di Giovanni da Nola posta sull’altare della prima cappella sulla destra della Chiesa è ascrivibile alla tradizione delle Madonne del Latte. Considerando che Girolamo Santacroce, anch’egli nativo di Nola, ma attivo sia in Toscana che nel Lazio, nel periodo in cui operò a Napoli, dove peraltro morì giovanissimo, si appoggiava alla bottega di Giovanni da Nola, sono comprensibili le analogie evidenti nella composizione delle due ancone d’altare, relativamente al tema centrale della Madonna col Bambino sovrastante le Anime Purganti. Pur tenendo conto della maggiore complessità della raffigurazione del Santacroce per l’ancona dell’altare di Sant’Aniello a Caponapoli per la molteplicità dei temi trattati, in entrambi i casi possiamo senz’altro ascrivere la figura della Vergine Maria all’iconografia delle Madonne del Latte, nella particolare accezione dell’offerta del latte che sgorga dal seno scoperto a beneficio e refrigerio delle anime purganti.
Per citare, invece, uno dei più begli esempi di Madonna del Latte conservati a Napoli, ascrivibili all’altra tipologia di particolare rilievo è la Madonna della Grazie tra San Sebastiano e San Rocco, facente parte del ciclo di affreschi del Coro delle Monache del Museo Diocesano di Donnaregina.
In questo quadrante realizzato sempre all’inizio del XVI secolo, Maria Vergine è raffigurata nel suo ruolo di Madre, con entrambi i seni scoperti in vista dell’allattamento. L’intimità tra Madre e Figlio, rafforzata dal gesto analogo di toccare le mammelle, sia da parte della Madonna che del Bambino Gesù (che circonda con entrambe le mani il seno sinistro), diviene centrale anche per la loro postura frontale. Ciò rende quasi secondarie le due figure di Santi i cui sguardi sono rivolti altrove e le stesse anime purganti, poste al di sotto di una nuvola che le nasconde agli occhi sia della Madre che del Figlio, relegandoli in un piano diverso, alla stessa scala delle due figurine di suore in preghiera. L’importanza data alla maternità rende non necessaria l’ascensione in un piano più alto rispetto ai due santi, risolvendosi con l’elemento della nuvola la differenziazione del piano di appoggio il sollevarsi della coppia Madre-Figlio a livello celeste.

Andando alla tradizione iconografica della Madonna del Latte (Virgo Lactans), o anche Madonna delle Grazie, la cui festa liturgica cade generalmente il 2 luglio, giorno centrale dell’anno, si può farla risalire all’antico Egitto quando erano molto diffuse le immagini della dea Iside intenta ad allattare il figlio Horus e il cui culto è durato a lungo intersecandosi con il Cristianesimo, al punto che molte statue di Iside finirono con l’essere identificate come Madonne. Ad avvalorare questa derivazione, in particolare a Napoli, basti sottolineare che nella Neapolis esisteva una consistente colonia egizia, in omaggio al grande fiume africano, che risiedeva nella Regio Nilensis, oggi conosciuta come la zona Nilo, compresa tra Via Tribunali e Via San Biagio dei Librai, come testimoniato anche la famosa statua del Nilo del II secolo d.C. copia romana da un originale greco. Immagini della Madonna del Latte, molto stilizzate e sempre volte a raffigurare la maternità, si diffusero oltre che nell’Egitto ormai cristianizzato del VI o VII secolo d.C, nelle chiese orientali nell’arte bizantina, e via via nei secoli seguenti, anche in Occidente, dove si diffuse anche l’uso di custodire nelle chiese come reliquie ampolle contenenti il latte della Madonna (il Sacro Latte), cui si attribuivano gli effetti miracolosi di restituire il latte alle puerpere che lo avessero perso. Va sottolineato che

A partire dal XIV secolo la tipologia di Madonne del Latte fu molto utilizzata nella scuola pittorica toscana e nel Nord, acquisendo progressivamente tratti più realistici (minore stilizzazione e frontalità a favore di atteggiamenti più amorevoli nel rapporto Madre/Figlio). Il seno scoperto diviene esso stesso un elemento centrale della raffigurazione, anche al fine di sensibilizzare i fedeli (soprattutto le donne) alla sacralizzazione dell’allattamento, proprio attraverso l’umanizzazione della Madonna. Inoltre il latte, col miele, sono da sempre simboli di fecondità e di benessere e quindi il culto della Madonna del Latte si diffonde soprattutto nelle zone rurali. Al contempo, l’iconografia, ad opera dei più famosi artisti (compreso Leonardo con la Madonna Litta, o Correggio con la Madonna del Latte e un angelo, o Jan Van Eyck, con la Madonna di Lucca, per citarne solo alcuni) si arricchì di figure collaterali di santi o personalità del mondo clericale, introducendo, con il superamento della mera maternità, il tema del ruolo benevolo e salvifico della Madonna. Il getto o le gocce di latte non sono più relative all’allattamento del Bambino Divino, ma orientate ad esaltare il ruolo di intercessione della Madonna, non più solo Madre di Gesù, ma di tutti i fedeli, per la salvezza delle anime (anche quelle del Purgatorio).

Il declino del culto e conseguentemente delle produzioni artistiche incentrate sulla Madonna del Latte procede esponenzialmente con gli effetti del Concilio di Trento, avviato nel 1543, in risposta Controriformistica alla Riforma Protestante. Anche la Madonna del Latte fu annoverata tra le opere giudicate “sconvenienti” perché ritenute troppo sensuali e fuorvianti per i fedeli. Addirittura furono cambiate le denominazioni di alcune Chiese dedicate alla Madonna del Latte, ma sia pure con l’appellativo di Madonna delle Grazie o Madonna delle Anime Purganti, il culto della Madonna protettrice della maternità è perdurato fino ai nostri giorni. Le limitazioni poste dalla Controriforma fortunatamente non hanno toccato le opere già realizzate fino a tutta la metà del XVI secolo che ci restituiscono episodi come i pochi, ma altamente significativi qui citati della ricca elaborazione iconografica prodottasi in particolare proprio in Campania. Grazie alla commistione con le Anime Purganti, elemento fortemente presente nella tradizione religiosa popolare, si sono potute produrre Madonne del Latte, nelle quali pur esaltando il ruolo benevolo e salvifico della Madonna, lo si è sapientemente equilibrato con quello tenero e gioioso del rapporto Madre/Figlio, grazie alla bravura di grandi artisti come Girolamo Santacroce o Giovanni da Nola che hanno saputo esaltare la complessità iconografica della figura della Madonna nelle loro opere di cui, fortunatamente, ancora oggi possiamo godere.

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