Categoria: Qualità della vita

Global Warming

di Isabella Martuscelli

1) Ridimensionamento delle previsioni sul Global Warming

2) Il Riscaldamento Globale si è preso una “pausa”

3) Il Global Warming è rallentato ma non si è fermato

4) Rapporto IPCC del 2013

5) Nel futuro una mini-era Glaciale? 


1. Ridimensionamento delle previsioni sul Global Warming

Il c.d. Global Warming è tra uno degli argomenti più discussi degli ultimi anni.[1] Secondo la scienza che conosciamo, il mantenimento della temperatura della biosfera terrestre a valori che favoriscono la vita sul pianeta è causato dall’azione di più fattori che possono essere riassunti in: calore interno del pianeta; irradiazione solare che fornisce l’energia per l’effetto serra; elementi correlati alle variazioni dell’attività solare e delle macchie solari; l’effetto delle correnti oceaniche e dell’evaporazione marina; la presenza dell’atmosfera che contiene ed attenua gli sbalzi di temperatura; l’effetto serra naturale, che amplifica l’effetto termico dell’irradiazione solare.[2]

La variazione di tali fattori può comportare un riscaldamento o, viceversa, un raffreddamento globale dell’atmosfera e della superficie terrestre.

Nei recenti mesi trascorsi, il clima ha registrato un raffreddamento delle temperature e ciò costituisce un allarme nel senso che la Terra possa stare dirigendosi nella direzione di una “Mini Era Glaciale” (c.d.Little Ice Age) che interesserà maggiormente i paesi settentrionali ed in modo meno grave le regioni a latitudine meridionale.

Ed infatti, gli scienziati hanno fissato al 2014 l’inizio di una nuova era in cui le temperature del pianeta andranno verso un clima che sarà freddo. Si ritiene, però, che solo grazie alla produzione di anidride carbonica non si potrà raggiungere un’estrema era glaciale come quella registrata circa 12.000 anni addietro.[3]

Pertanto, tali studi pervengono a conclusioni differenti rispetto a quelle di cui alle teorie sul surriscaldamento del pianeta, poiché l’anidride carbonica svolgerebbe una funzione di attenuazione e di contenimento della progressiva dinamica di glaciazione. Il tanto proclamato e sostenuto “Riscaldamento Globale” potrebbe non esservi assolutamente tant’è che mentre si scrive si è appena registrata un’estate dalle temperature fresche e ci si avvia ad un autunno più freddo del solito.

La spiegazione scientifica sembrerebbe risiedere nella circostanza, appurata dagli scienziati solari statunitensi, che il Sole ha iniziato una fase di bassa attività il che è in contrasto con la tanto asserita catastrofe provocata da un eventuale riscaldamento globale ma, viceversa, la Terra si starebbe dirigendo verso una Mini Era Glaciale che avrà un ciclo stimato in 60-80 anni.

Il Prof. V.M.V. Herrera, geofisico alla University of Mexico critica le affermazioni dell’ IPCC, l’Organo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico delle Nazioni Unite e sostiene la tesi che la loro posizione sul riscaldamento globale “è erronea perché basata su modelli matematici e scenari che non includono, per esempio, l’attività solare”.

In realtà già si assiste a temperature estive che sono più basse degli anni trascorsi, poche bolle di calore ed acqua dei mari relativamente più fresche. Il geofisico e gli altri scienziati che condividono tale teoria del raffreddamento del pianeta sostengono che in realtà il cambiamento climatico non ha niente a che fare con le emissioni di CO2 ma dipende dall’andamento dell’attività solare.

In buona sostanza, la CO2 non riscalderebbe la Terra bensì servirebbe a trattenere il calore evitando al pianeta di entrare in un’era glaciale contrariamente a quanti sostengono che l’anidride carbonica causi il riscaldamento globale. [4]

In tal senso va la ricerca svolta dal NOAA statunitense (National Oceanic and Atmospheric Administration), la quale monitora  annualmente il manto nevoso, la quale ha individuato un chiaro avanzamento dell’area fredda e non una diminuzione. [5]

Ad inizio del 2010, l’IPCC avrebbe ammesso alcuni sbagli sulle previsioni climatiche, in seguito alle proteste ufficiali del governo dell’India, annunciando la revisione delle sue stime e presentando le sue scuse al governo indiano.

Nel 2007 l’Ipcc aveva preannunciato che, se il trend del riscaldamento climatico fosse rimasto quello attuale, i ghiacciai dell’Himalaya si sarebbero sciolti entro il 2035 o prima, con un impatto catastrofico su circa 2 miliardi di persone interessati dalle acque  che scendono da tale imponente catena montuosa.

Il  ministro indiano dell’Ambiente, J.Ramesh aveva dichiarato al The Times of India che lo studio dell’Ipcc “mancava di dati scientifici” e ora lo stesso organismo delle Nazioni Unite ammette l’errore, annunciando a breve un nuovo studio IPCC sulla questione.

Orbene, i ghiacciai dell’Himalaya non si scioglieranno entro il 2035 e  la tendenza al riscaldamento sarebbe minore di quanto calcolato dai modelli di previsione.

In realtà, come lamentato dall’India, lo studio dell’Ipcc non era supportato da dati scientifici che giustificassero tale catastrofica previsione.

Studiosi del Max Planck Institute per la ricerca sul sistema solare (Solar System Research) hanno annunciato che il Sole sta lasciando il suo picco massimo di  attività già da 50-60 anni della seconda parte del 20° sec. La Terra sta in una fase di minimo solare insolito ed intensamente lungo e si potrebbe verificare una ripetizione del Dalton Minimum. [6]

I dati provenienti dal satellite al 2012 hanno portato la NASA a conclusioni differenti su quanto riguarda il tanto declamato Global Warming. Ed infatti, dai dati raccolti dal satellite si evince che l’atmosfera del nostro pianeta consente di rilasciare molto più calore nello spazio ed anche che gli aumenti di anidride carbonica dell’atmosfera trattengono meno calore di quanto gli studi pregressi avessero dichiarato in modo allarmistico, rivelando l’erroneità della premessa centrale della tesi del surriscaldamento globale fondata sulle emissioni di anidride carbonica che riscaldano il pianeta velocemente. [7]

Gli sbalzi di temperatura imprevisti in date aeree ed il verificarsi di situazioni climatiche estreme continuano ad arrivare da tutto il mondo, come ad esempio in sud Africa tempeste di  neve e ghiaccio in aree in cui non si erano mai viste prima.

Il trend verso il surriscaldamento sostenuto dall’IPCC è contestato da attendibili ricerche di scienziati indipendenti dall’Ente i quali hanno, oramai da qualche anno, preannunciato l’arrivo di una nuova era glaciale, sovvertendo le accreditate tesi che riconducono il surriscaldamento alle responsabilità dell’uomo, relative alle attività industriali.

 

2. Il Riscaldamento Globale si è preso una “pausa”.

Tutto verte intorno al problema della pausa del riscaldamento globale poichè hanno riscontrato che il clima si è preso una pausa dal 1998.

Lo scenario preannunciato dal nuovo rapporto dell’Ipcc, grazie al lavoro di autorevoli scienziati, descrive un futuro di temperature globali in aumento, con gravi ripercussioni sulle persone e sugli ecosistemi, i ghiacciai dell’intero pianeta vanno riducendo pericolosamente la loro massa[8] e la causa risiederebbe nelle attività umane relative all’immissione di anidride carbonica in atmosfera. [9]

Anche il governo italiano ha affermato che è l’uomo responsabile di questo cambiamento e ha aderito al Protocollo di Kyoto.

Però, questa scelta che ci impegna a ridurre le nostre emissioni di CO2 nell’atmosfera risulta piuttosto controversa poichè diversi scienziati italiani nel mondo non ritengono così incidente il ruolo dell’uomo sul clima da giustificare una tale spesa economica.

In  contrasto con le tesi maturate dall’IPCC sui cambiamenti climatici, è stata costituita un’associazione (N-IPCC, cioè Non-Governmental International Panel on Climate Change), che ha mosso importanti critiche sul piano scientifico pubblicando un importante rapporto, sottoscritto da 30.000 scienziati nel 2009, in cui si dichiara che non è l’uomo ad incidere sul clima bensì la natura stessa. [10]

A parere dei sostenitori di tale tesi, occorre tenere conto di numerosi e diversificati parametri tra cui la rigidità degli inverni, la piovosità estiva, l’estensione dei ghiacciai, la fioritura delle piante, l’analisi degli anelli degli alberi ed altri studi e parametri dei quali i rapporti dell’IPCC  non tengono conto.

E’ indubbio come la temperatura superficiale della Terra stia cambiando, quel che va stabilito sono però le cause. Dalla fine del IX sec. ad oggi, la temperatura media della Terra è aumentata di 0.50°C. Il problema è che, dopo anni molto caldi recentemente registrati, adesso si è potuta monitorare una sorta di pausa o rallentamento il che induce a disattendere le tesi dell’IPCC secondo cui il clima è destinato a surriscaldarsi a causa dell’uso dei combustibili fossili che immettono in atmosfera enormi quantità di biossido di carbonio e dei gas serra.[11]

Si è visto, dunque, che dal 1998 il riscaldamento globale ha avuto una pausa e i ghiacci dell’Himalaya non si scioglieranno più nel nel 2035, la temperatura si alzerà a fine di questo secolo in un range che va da 1° a 3,7° e non di 5°, il livello del mare non salirà di 2 metri ma al massimo di mezzo metro. [12]

I modelli climatici di previsione adoperati dall’Ipcc hanno sovrastimato la temperatura degli ultimi 15 anni in misura di più del doppio.[13] Ed i calcoli sono stati ridimensionati. [14]

 “Il Presidente dell’Ipcc Rajendra Pachauri ha ammesso che sulla superficie della terra la temperatura media non cresce da 17 anni e probabilmente non crescerà per altri quattro, anche se ha aggiunto che per dichiarare che si tratta di una svolta occorrono 30 o 40 anni di non aumento”. [15]

In linea con questi riconoscimenti di pausa del Global Warming, è il fisico nucleare Antonino Zichichi che al convegno tenutosi ad Erice il 5.12.2012, ha denunciato la falsità della teoria sul Riscaldamento Globale legato alle attività dell’uomo. Più precisamente il prof. Zichichi ha dichiarato: “Il motore meteorologico è in gran parte regolato dalla CO2 prodotta dalla natura, quella CO2 che nutre le piante ed evita che la terra sia un luogo gelido e inospitale, quella prodotta dagli esseri umani è una minima parte… Eppure molti scienziati dicono che è quella minima parte a produrre gravi fenomeni perturbativi. Ma ogni volta che chiedo loro di esporre dei modelli matematici adeguati che sostengano la teoria (e comunque oltre ai modelli servirebbero degli esperimenti) non sono in grado di farlo”.[16]

 

 

 

 

3) Il Global Warming è rallentato ma non si è fermato.

Secondo Sergio Castellari, IPCC Focal Point per l’Italia, invece, la temperatura media è costante dal 1997.

L’indicatore climatico considerato, la temperatura media globale superficiale (TMGS), non è sufficiente a stabilire il trend dei cambiamenti climatici. L’ultimo decennio è stato il più caldo di tutta la serie delle temperature misurate, con numerose ondate di calore in Europa, Usa e Russia.

Se confrontiamo l’aumento significativo del calore sul pianeta nell’ultimo decennio con la TMGS, vediamo che questa è aumentata di meno che nel passato[17], a causa di altri fattori come l’incremento degli eventi “La Nina”, una minore attività solare, il raffreddamento dell’Oceano Pacifico Tropicale.[18] Infatti, tale rallentamento del riscaldamento superficiale del pianeta è causato altresì dallo scambio termico tra l’oceano superficiale e quello profondo, specialmente l’oceano Pacifico.

Gli indicatori climatici considerati, dell’atmosfera, dell’oceano, della criosfera, della biosfera, ci indicano che la Terra continua a riscaldarsi, non basandosi solo sul riscaldamento dello strato inferiore dell’atmosfera.

Pertanto, questa pausa di crescita della TMGS non interferisce col probabile rischio di un riscaldamento della Terra entro la fine del secolo, ribadendo l’affidabilità dei modelli climatici di previsione fin ora utilizzati. [19]

Quindi non è possibile parlare di una fine del riscaldamento globale.[20]

 

4) Rapporto IPCC del 2013

Passando ad esaminare le ultime analisi dell’Onu, vediamo che nella sessione plenaria del Primo Gruppo di lavoro dell’Ipcc che si è conclusa a Stoccolma, i  Paesi membri hanno reso noto il primo volume del rapporto AR5 di cui alle basi scientifiche dei mutamenti climatici. Nel documento “Summary for Policy-Makers”  sono stati analizzate migliaia di pubblicazioni su indicatori, modelli e proiezioni climatiche dal IV Rapporto di Valutazione, AR4 del 2007.[21]

Con tale ultimo rapporto, l’IPCC ha approfondito maggiormente gli effetti delle attività umane incidenti sul clima negli ultimi anni al fine di limitare l’entità di questi impatti mediante la riduzione delle emissioni di CO2 e degli altri gas serra.

I modelli climatici globali sono aumentati a 42, rispetto al rapporto AR4 del 2007 con l’inserimento altresì del modello del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC). 

Non può sottacersi, però, che non vi sono certezze assolute e che lo stesso Rapporto mette in evidenza tali incertezze.

Secondo il Rapporto, il parametro della temperatura media globale superficiale è soggetto ad una forte variabilità per cui le tendenze su periodi brevi come gli ultimi anni dal 1998 al 2012 non sono statisticamente rilevanti per fini previsionali sul futuro a lungo termine del riscaldamento globale.

Il Rapporto adopera in varie parti la frase “è estremamente probabile”, sebbene poi le basi scientifiche siano molto più dettagliate del precedente Rapporto del 2007.

La tesi che negli 15 anni la temperatura media del pianeta sia, viceversa, aumentata in modo minore rispetto agli anni precedenti per cui le variazioni climatiche non sono riconducibili alle attività dell’uomo, è stata disattesa e confutata dal Rapporto dell’IPCC., oltre 1500 revisori di tutto il mondo.

Il rapporto dell’Ipcc

Clima: global warming, la colpa è umana al 95%

Il segretario di Stato Usa Kerry: «Ennesimo campanello d’allarme: chi nega la scienza o trova scuse sta giocando col fuoco»

La temperatura media globale crescerà in un range tra 0,3° e 4,8°C entro il 2100 rispetto alla media 1986/2005 ed è imputabile senza alcun dubbio all’azione dell’uomo per il 95%.

Pertanto, gli eventi estremi saranno in incremento e le ondate di calore più frequenti e più lunghe, la piovosità sarà maggiore nelle zone umide, la siccità sarà maggiore nelle zone già aride.[22]

Inoltre, a causa dello scioglimento dei ghiacciai continentali e alle calotte glaciali polari, aumenterà il livello dei mari in futuro previsto tra 26 e 82 centimetri entro la fine del XXI sec..

Le stime massime o minime dipenderanno dalle azioni politiche finalizzate a contenere e limitare le emissioni.[23]

Tra due anni a Parigi, è stato previsto un summit per trovare un accordo che riesca a contenere entro 2 °C l’aumento delle temperature medie globali. [24]

 

5) Nel futuro una mini-era Glaciale?

Le teorie degli scienziati contrarie ai risultati raggiunti dall’Ipcc, intravedono, invece, nella pausa del riscaldamento globale il chiaro segno di un’inversione di tendenza nell’andamento delle temperature del pianeta, l’umanità starebbe per entrare in una fase progressiva di mini-glaciazione che raggiungerebbe un picco massimo nel 2030.

L’ultima Piccola era glaciale è un periodo che va dall’inizio del 1300 alla metà del 1800, durante il quale si è avuto un significativo abbassamento della temperatura sulla Terra, specie nell’emisfero settentrionale, si estesero le aree dei  ghiacciai, si congelarono molti fiumi e canali, le carestie e le malattie aumentarono. Il periodo di freddo fu correlato ad una diminuzione di attività solare.

Verso la fine dell’1800, le temperature ripresero ad aumentare incidendo sullo scioglimento dei ghiacciai ed è questa la fase attuale.

In sintesi, si conoscono quattro fasi glaciali nel continente europeo e tali ere glaciali sono state intervallate da quattro fasi interglaciali. Il nostro periodo interglaciale cominciò circa 15mila anni addietro ed il miglioramento delle condizioni climatiche iniziò 5mila anni fà durante il passaggio dal periodo paleolitico a quello Neolitico.

Nel 1941, vi fu un’altra teoria del matematico e astronomo serbo Milutin Milanković, il quale calcolò l’insolazione nelle alte latitudini dell’emisfero nord durante il trascorrere delle varie stagioni. In base a tale teoria le variazioni dell’orbita terrestre avrebbero causato le glaciazioni del Pleistocene affermando, inoltre, che affinchè inizi un periodo glaciale è necessaria l’esistenza di estati fresche e non di inverni rigidi.

Nel 1851 l’astronomo Heinrich Schwabe studiando l’attività solare notò che essa variava secondo un ciclo di undici anni, con dei picchi massimi e minimi.

Ed ancora, si ricorda l’astronomo E.W. Maunder il quale registrò che tra il 1645 e il 1715 il Sole interruppe il ciclo di undici anni dando luogo ad un periodo di quasi totale assenza di macchie, c.d. “minimo di Maunder”. Sia il Sole che le stelle trascorrono un terzo della loro vita in periodi così, ai quali corrispondono minimi di emissione dell’energia e, pertanto, a periodi freddi nel clima sulla Terra.

La nostra epoca si svolge nel periodo del “Massimo moderno” iniziato nel 1780 quando iniziò nuovamente il ciclo di 11 anni.[25]

Ora siamo entrati in un periodo di un profondo minimo che secondo gli scienziati NASA si prolungherà con i cicli 24 e 25. [26]

L’astronomo e climatologo tedesco T. Schroeter, nel suo trattato “New Little Ice Age – Instead of Global Warming?”, pubblicato dallo Schroeter Institute for Research in Cycles of Solar Activity, poneva il dubbio che al posto di un Riscaldamento Globale, avrebbe potuto esservi invece una Mini-glaciazione globale. Tali risultati emergevano da attente analisi della variabilità dei cicli solari le quali erano completamente in contrasto con quelle dell’IPCC (2000) le quali concludevano nel senso di una previsione di un innalzamento della temperatura planetaria di quasi 6°C nei futuri 100 anni.

Per contro, Schroeter sosteneva la tesi di un’era di raffreddamento climatico globale  con un picco massimo picco intorno al 2030.

Ciò in quanto, osservando i cicli passati, è possibile calcolare quelli futuri e prevederli, per cui i prossimi minimi solari porterebbero forti raffreddamenti climatici con un apice intorno al 2030 e al 2200,  molto simili al minimo di Maunder registrato in Europa tra il 1645 e il 1715. [27]

 

Bibliografia

 

1) S. Castellari, “Comunicazione Ipcc Focal Point per Italia”, Ipcc Focal Point Italiano, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Bologna, 27.09.2013. 

2) H. Karlsson, J. Images “L’Ipcc conferma: stiamo cambiando il clima del pianeta”, in Corbis Edizione  Italiana di Scientific American, 27.09.2013.

3) U. Mazzantini, “Il global warming si è fermato?”, in GreenReport.it, 24.07.2013.

4) L. Grotti,  “Gli studiosi allarmisti dell’Onu hanno sbagliato le previsioni sul global warming “solo” del 300 per cento”, in tempi.it,  27.09.2013.

5) Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, “Rapporto Ipcc, la risposta della scienza alle sviste della stampa italiana”, in Greenreport.it, 25.09.2013.

6) A. Giuffrida, “Arriva una nuova piccola era glaciale o continua il global warming? Dati, analisi, studi e previsioni per i prossimi anni “, in Meteoweb.eu,17.06.2013.

7) P.Caridi, “Clima: Ipcc riunito a Stoccolma, 800 esperti al lavoro su un nuovo rapporto”,  in Meteoweb.eu, 23.09.2013.

8) Univ. Di Padova, “Clima, nuovo rapporto dell’Ipcc: Conferma del global warming”, in Unipd.it, 27 settembre 2013.



[1]  H. Karlsson, J. Images “L’IPCC conferma: stiamo cambiando il clima del pianeta”, in Corbis Edizione Italiana di Scientific American, 27.09.2013.

[2] Secondo l’oramai accreditata teoria del “Global Warming”, a tali fattori naturali si aggiunge l’influenza dell’attività dell’uomo che mediante l’uso di combustibili fossili immette nell’atmosfera grandi quantità di CO2 aumentando l’azione dell’effetto serra la quale causa il surriscaldamento climatico.

 

[3] Clima, esperti di USA e Messico confermano: “Nuova Era Glaciale imminente, inizierà nel 2014″ , Meteo.web 06.06.2013.

 

[4] Lo scienziato inglese J. Lovelock sostiene nei suoi studi che i gas serra hanno viceversa contribuito ad arrestare l’inizio di un’era glaciale.

[5] I. Martuscelli, “Verso una nuova glaciazione”, in Quaderni 2013, Osservatorio permanente sulle politiche di coesione economica e sociale, L.U.P.T, Università degli Studi di Napoli Federico II.

[6] “Ora anche l’IPCC lo ammette: le previsioni sul clima sono errate”, in Cristianesimo.altervista.org.

[7] P.Caridi, “Il riscaldamento globale? Gli ultimi dati della Nasa dicono che non esiste” , in Meteoweb.eu.,  30.07. 2011. 

[8]  V. P.Caridi, “Clima: IPCC riunito a Stoccolma, 800 esperti al lavoro su un nuovo rapporto”,  in Meteoweb.eu., 23.09.2013.

[9] Univ. Di Padova, “Clima, nuovo rapporto dell’Ipcc: Conferma del global warming”, in Il Giornale dell’Università degli studi di Padova, 27 settembre 2013.

[10] Report di A. Grosso, “Le falsità sul riscaldamento globale”, in Meteolive News, 27.09.2013.

[11] R. Sansone “Clima, 130 anni di temperature globali. La ricostruzione della NASA”, in Meteoweb.eu, 31.07.2013.

[12] V. Bjorn Lomborg,  famoso ambientalista, “L’Ipcc non spiega perchè negli ultimi 20 anni la temperatura è cresciuta di poco o niente.. e  tale assenza di crescita  indica che il global warming  non è così elevato”.

[13] L. Grotti,  “Gli studiosi (allarmisti) dell’Onu hanno sbagliato le previsioni sul global warming “solo” del 300 per cento”, 27.09.2013.

14 “Il mondo non morirà di caldo. Anche i catastrofisti correggono le previsioni sul riscaldamento globale”, in Tempi.it, 19.09.2013 

15 “L’annuncio che il mondo sta per morire di caldo è stato probabilmente esagerato…gli allarmismi degli anni passati oggi vengono ridimensionati dagli stessi istituti che li hanno lanciati …e ciò potrebbe portare a una revisione delle politiche globali sulle emissioni di gas a effetto serra”, Corriere della Sera, 19.09.2013.

16 V. T. Danilo “Gli anni in cui la Terra non si è riscaldata”, Corriere della Sera del 19.09.2013. 

17 Sulla questione della c.d.”pause” del riscaldamento superficiale della Terra, www.metoffice.gov.uk/research/news/recent-pause-in-warming.

18 S. Castellari, “ragionare su un periodo breve dal 1997 ad oggi (nemmeno 17 anni) e fare affermazioni che il riscaldamento globale si è fermato è sbagliato: pochi anni non permettono di fare affermazioni robuste di tipo climatico, proprio per la definizione stessa di clima e di cambiamenti climatici del WMO, World Meteorological Organization, e dell’IPCC.”.

 

19 S.Castellari, “Comunicazione IPCC Focal Point per l’Italia”, IPCC Focal Point Italiano, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, 27.09.2013.  

[20] Secondo gli studi di S. Castellari, del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Focal Point IPCC per l’Italia: “Le proiezioni climatiche mostrano che entro la fine di questo secolo la temperatura globale superficiale del nostro pianeta probabilmente raggiungerà 1,5 gradi oltre il livello del periodo 1850-1900. Senza serie iniziative mirate alla mitigazione e alla riduzione delle emissioni globali di gas serra, l’incremento della temperatura media globale rispetto al livello pre-industriale potrebbe superare i 2 gradi e arrivare anche oltre i 5 gradi Celsius.”

 

[22] “Il rapporto dell’Ipcc sul Clima: Global warming, la colpa è umana al 95%”, in Corriere della Sera Ambiente, 11.10.2013

[23] Così il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon: “Questo nuovo rapporto sarà essenziale per i governi che lavoreranno per la realizzazione nel 2015 di un accordo ambizioso e legalmente vincolante sul clima”, che andrà a sostituire il Protocollo di Kyoto scaduto nel 2012.

[24] Così il Segretario di Stato americano J. Kerry: “Il costo dell’inazione va oltre ogni altra cosa che qualsiasi essere dotato di coscienza o senso comune dovrebbe essere disposto a contemplare”.

[25] I. Martuscelli, “Verso una nuova glaciazione”, in Quaderni 2013, Osservatorio permanente sulle politiche di coesione economica e sociale, L.U.P.T, Università degli Studi di Napoli Federico II.

[26] Secondo il rapporto del National Research Council, in effetti il Sole sembrerebbe essere attualmente sulla soglia di un evento mini-Maunder. Il Ciclo Solare 24 in corso è il più debole in più di 50 anni.

[27] A. Giuffrida, “Arriva una nuova piccola era glaciale o continua il global warming? Dati, analisi, studi e previsioni per i prossimi anni”, in Meteoweb.eu, 17.06.2013

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L’Europa e le politiche di non-discriminazione: Evoluzione del sistema di tutele offerto dall’UE

di Mariarosalba Angrisani

Introduzione

Nel quadro del diritto dell’Unione Europea esiste un insieme di norme concernenti il divieto di discriminazione in una serie di diversi contesti. Le tutele fornite sono rintracciabili, come si vedrà, sia all’interno del Trattato sull’Unione Europea (TUE) e in alcune disposizioni del Trattato sul Funzionamento dell’Unione (TFUE), che in specifiche Direttive a tale scopo emanate[1]. Inoltre, analoghe forme di protezione sono presenti in numerose norme sancite dalla Convenzione Europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali[2] (CEDU), emanata dal Consiglio d’Europa e inclusa nel sistema normativo europeo grazie alle innovazioni apportate dal Trattato di Lisbona.

I. La Protezione offerta dal Consiglio d’Europa

La proibizione di pratiche discriminatorie all’interno della CEDU è garantita dall’articolo 14 della Convenzione[3], riguardante l’equo trattamento nel godimento degli altri diritti previsti dalla Convenzione. Il protocollo n. 12 del 2000[4], entrato in vigore il 1 aprile 2005, sebbene non sia stato ancora ratificato da tutti gli Stati Membri dell’UE[5], espande la portata del divieto di discriminazione garantendo un equo trattamento nel godimento di ogni tipologia di diritti (inclusi quelli previsti dal diritto nazionale). L’intento sotteso al contenuto di tale protocollo è quello di rafforzare la tutela da ogni forma di discriminazione, considerata il reale ostacolo alla piena tutela dei diritti dell’uomo.

Il principio di non-discriminazione costituisce, inoltre, oggetto di ulteriori documenti emanati dal Consiglio Europeo. In primo luogo, la Carta Sociale Europea, nella versione emendata del 1996, che include sia il diritto alle pari opportunità che quello a un equo trattamento in materia di assunzione e occupazione, proteggendo da forme di discriminazione orientate secondo il genere[6].

Una tutela addizionale contro diverse forme di discriminazione è fornita dalla Convenzione Quadro per la Protezione delle Minoranze Nazionali[7] e dalla Convenzione del Consiglio d’Europa sulle Azioni conto il Traffico di Esseri Umani[8]. Ancora, esiste un riferimento alla protezione contro la promozione di azioni discriminatorie anche nel Protocollo Addizionale alla Convenzione sulla Criminalità Informatica[9], relativo all’incriminazione di atti di natura razzista e xenofobica commessi a mezzo di sistemi informatici.

Pertanto, appare evidente quanto la questione del divieto di discriminazione abbia influenzato la produzione normativa del Consiglio d’Europa, per il quale tale principio è rilevante al pari di ogni altra libertà fondamentale che, ontologicamente, necessita di adeguate tutele legislative.

II. L’Unione Europea, i diritti dell’uomo e il principio di non-discriminazione

Come noto, l’Unione Europea nasce come una semplice organizzazione intergovernativa articolata in tre “Comunità” stabilite a partire dal 1951[10] con l’obiettivo di realizzare il libero scambio e sancire forme di cooperazione in materia di sicurezza energetica tra i Paesi Membri. Scopo primario delle tre Comunità era dunque puramente economico e orientato allo sviluppo della libera circolazione di beni, persone, capitali e servizi, tralasciando intenzionalmente altri profili di tutela quali quelli ascrivibili ai diritti dell’uomo.

Nel corso della sua evoluzione l’Unione ha, di fatto, acquisito personalità giuridica separata da quella delle Comunità originariamente istituite, ed è ora composta da 28 Stati Membri. Al fine di garantire il medesimo livello di discrezionalità tra gli Stati Membri, il Trattato di Roma del 1957conteneva al suo interno una norma il cui disposto affermava il divieto di discriminazione sulla base del sesso in contesti occupazionali. Ciò avrebbe impedito a taluni Stati Membri di ottenere un vantaggio competitivo sugli altri offrendo compensi più bassi, ovvero condizioni lavorative meno favorevoli per le donne. Sebbene tale sistema normativo si sia considerevolmente evoluto al punto di prevedere profili di tutela riguardanti pensioni, maternità e regimi di previdenza sociale, fino al 2000 la legislazione sulla non-discriminazione all’interno dell’UE poteva applicarsi solo al contesto dell’impiego e della previdenza sociale e copriva esclusivamente il piano del genere.

Tuttavia, durante gli anni ’90 una significativa attività di lobbying portata avanti da gruppi di pubblico interesse ha richiesto (e in seguito ottenuto) che istituti di proibizione di forme di discriminazione sancite dal diritto europeo fossero estesi ad aree quali razza ed etnia, orientamento sessuale, credo religioso, età e disabilità. Conseguentemente, il disposto del Trattato sulla Comunità Europea è stato emendato sì da attribuire alla Comunità competenza legislativa in suddetti abiti.

Nel 2000 furono, infatti, adottate due direttive: i. la Direttiva 2000/78/CE del Consiglio del 27 novembre 2000 che stabilisce un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro e che prevede il divieto di discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale; e ii. la Direttiva 2000/43/CE del Consiglio del 29 giugno 2000 che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica, non soltanto riguardo alle modalità di assunzione e impiego, ma anche riguardo all’accesso a un sistema di welfare e di sicurezza previdenziale, e a beni e servizi in genere.

Tali strumenti hanno rappresentato un significativo ampliamento della portata della legislazione volta a tutelare il principio di non discriminazione prodotta dall’Unione, la quale riconosceva che per permettere agli individui di raggiungere il pieno potenziale sul mercato dell’impiego era essenziale garantire loro un equo accesso ad altri servizi concernenti la salute, la formazione e facilitazioni sulle abitazioni. Pertanto, nel 2004 fu emanata la Direttiva 2004/113/CE del Consiglio del 13 dicembre 2004 che attua il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso a beni e servizi e la loro fornitura ampliando, conseguentemente, la portata di azioni discriminatorie sul piano del genere anche all’area dei beni e dei servizi potenzialmente fruibili.

Appare opportuno evidenziare, tuttavia, che la tutela riferita alla parità di genere non collima pienamente con l’ambito di protezione offerto dalla Direttiva 2000/43/CE sulla parità di trattamento tra persone indipendentemente da razza o etnia poiché la citata Direttiva 2004/113 garantisce unicamente un equo trattamento in relazione alla previdenza sociale e non già alla più completa offerta del sistema di welfare nella sua totalità, comprendente, ad esempio, l’assistenza ed eventuale copertura sanitaria, nonché l’accesso alla formazione.

In considerazione del fatto che situazioni potenzialmente discriminatorie dovute all’orientamento sessuale, al credo religioso, a un’eventuale disabilità o all’età abbiano trovato tutela esclusivamente in ambito lavorativo, nel 2008 è stata avanzata una proposta definita Direttiva sulla Parità di Trattamento (anche nota come Horizontal Directive) al fine di estendere la protezione da atteggiamenti discriminatori anche all’ambito di accesso a beni e servizi. Come si vedrà nel prossimo paragrafo, invero, a distanza di quasi sei anni tale proposta non è stata ancora tramutata in uno strumento giuridico vincolante.

III. La Proposta di una “Horizontal Directive”

Nel 2008 la Commissione Europea ha formulato una proposta di Direttiva[11] concernente la parità di trattamento al fine di armonizzare le disposizioni di tutela nei confronti delle categorie che maggiormente necessitano di protezione poiché, come si è detto, uno studio dettagliato sulla legislazione prodotta in seno all’Unione Europea ha rivelato che pratiche discriminatorie continuano ad essere attuate nonostante il quadro legislativo già in vigore e che le tipologie di protezione offerte non ricomprendo ancora tutte le fattispecie in cui sia necessario un trattamento paritario ed equo. Pertanto, a seguito di un periodo di consultazioni, la proposta in questione è stata formulata il 2 luglio del 2008[12] dinanzi al Parlamento europeo e discussa nel Consiglio Europeo del 2 ottobre 2008[13]., in occasione del quale è stato dato l’assenso al proseguimento dei lavori sul testo della Direttiva Inoltre, il 14 gennaio 2009 il Comitato Economico e Sociale Europeo ha emesso un parere sul contenuto della bozza della Direttiva che accoglie pienamente la proposta, enumerando, però, i punti da chiarire[14].

Il Parlamento Europeo ha, quindi, approvato la proposta di Direttiva il 2 aprile 2009 apportando alcuni emendamenti tra i quali rilevano i seguenti[15]:

  • l’aggiunta di categorie di discriminazioni multiple che includano razza e genere;
  • l’inserimento di una definizione di disabilità in linea con il dettato della Convenzione dell’ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità;
  • l’introduzione di ulteriori fattispecie discriminatorie riconducibili al rifiuto di trattamento medico in base all’età, alla mancata concessione di un cane guida, alla discriminazione dovuta alla partecipazione a determinate associazioni o basata su presupposti infondati;
  • l’estensione di misure ragionevoli di accesso per le persone disabili;
  • l’aggiunta dell’obbligo di proporre attivamente la parità;
  • l’inclusione delle modalità di occupazione all’interno delle competenze del comitato designato per le pari opportunità.

Attualmente, la proposta è ancora in fieri, in quanto ulteriore approfondimento si è reso necessario in merito all’ambito di ragionevole collocamento delle persone con disabilità, come  segnalato nel Report del 2011[16] e nell’ultima relazione annuale risalente al 23 ottobre 2013[17].

V. Conclusioni

Da quanto sinora emerso, la legislazione dell’Unione Europea in materia di non-discriminazione opera attraverso una serie di Direttive del Consiglio dell’Unione che forniscono livelli variabili di tutela contro modalità discriminatorie sia dirette che indirette, nonché contro aggressioni sul piano razziale, etnico, di genere, religione o credo, età od orientamento sessuale. Ciò nonostante, queste Direttive continuano a offrire standard di protezione su livelli di parità troppo diversi e non omogenei. Per ovviare a ciò le direttive concernenti il principio di non-discriminazione sono state indirizzate verso un’operazione di armonizzazione così che le molteplici fattispecie esistenti possano essere tutelate col medesimo standard egualitario.  La più recente di tali direttive, precedentemente descritta, è la c.d. Horizontal Directive che propone di offrire le medesime garanzie di trattamento paritario in molteplici ambiti.

Ogni presidenza del Parlamento Europeo si è concentrata su determinati aspetti della bozza di Direttiva, ma il calendario per l’introduzione del contenuto completo del testo finale non è stato ancora definito.

Infine, l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona nel 2009 ha apportato un’altra innovazione sostanziale nel senso di conferire forza giuridica vincolante alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europa, con la conseguenza di obbligare al rispetto delle disposizioni in essa contenute anche gli Stati Membri, sebbene soltanto nella circostanza in cui debbano applicare il diritto europeo. Espresso divieto di azioni discriminatorie in diversi ambiti è formulato nell’articolo 21 della Carta[18]: tale disposizione consente agli individui di impugnare la legislazione europea o nazionale (che applichi il diritto europeo) qualora da tali atti si evinca il mancato rispetto di suddetto divieto.

 


[1] Direttiva 76/207/CEE del Consiglio, del 9 febbraio 1976, relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro e le successive modifiche apportate dalla Direttiva 2002/73/CE e dalla Direttiva 2006/54/CE che abroga la Direttiva 76/2087/CEE al 14.8.2009; Direttiva 2000/43/CE del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica; Direttiva 2000/78/EC del Consiglio del 27 novembre 2001 relativa alla creazione di un quadro generale a favore della parità di trattamento in materia di occupazione e di lavoro.

[2] Firmata a Roma il 4 novembre 1950.

[3] Che così recita: “Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione”.

[4] Il Protocollo n. 12 fornisce una protezione generale in merito alle pratiche discriminatorie, mentre il disposto dell’articolo 4 della CEDU ha portata più limitata poiché contempla unicamente i casi di discriminazione che intervengono nel godimento di alcuni diritti garantiti dalla Convenzione stessa. Scopo del Protocollo è proprio quello di rimuovere tali limitazioni per garantire che nessuno possa essere discriminato in alcun caso dalla pubblica autorità.

[5] Il numero aggiornato dei Paesi Membri dell’UE che hanno ratificato il protocollo 12 può essere controllato alla seguente pagina web:

www.conventions.coe.int/Treaty/Commun/ChercheSig.asp?NT=177&CM=7&DF=16/07/2010&CL=ENG.

[6] Si vedano gli articoli 20 ed E nella parte V della Carta Sociale Europea.

[7] Cfr. gli articoli 4, 6(2) e 9 della Convenzione Quadro per la Protezione delle Minoranze Nazionali.

[8] Cfr. l’ articolo 2(1) della Convezione del Consiglio d’ Europa sulle Azioni Contro il Traffico di Esseri Umani.

[9] Protocollo addizionale alla Convenzione STCE n°189, del 28.01.20103, entrato in vigore il 1.03.2006.

[10] Più precisamente, il Trattato Istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) è stato firmato il 18 aprile 1951 ed entrato in vigore nel 1952, mentre il Trattato di Roma, istitutivo della Comunità Economica Europea (CEE) e della Comunità Europea dell’Energia Atomica (Euratom) è stato firmato il 25 marzo 1957 ed entrato in vigore nel 1958.

[11] Cfr. Commission of the European Communities, Commission Staff Working Document Accompanying the Proposal for a Council Directive on Implementing Equal Treatment Between Persons Irrespective of Religion or Belief, Disability, Age or Sexual Orientation, SEC (2180) 2008 2.7.2008: http://register.consilium.europa.eu/pdf/en/08/st11/st11531-ad01.en08.pdf.

[12] Si veda il documento: Draft Directive and Explanatory Memorandum COM (2008) 426 2.7.2008 al seguente link: http://eur- lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=COM:2008:0426:FIN:EN:PDF.

[13] Il cui documento relativo è il seguente: 2893rd Council meeting on employment, social policy, health and consumer affairs, Luxembourg, 2 ottobre 2008:

http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=PRES/08/271&format=HTML&aged=0&lg=en&guiLanguage=e.

[14] Si veda il seguente documento: Opinion of the European Economic and Social Committee on the proposal for a Council directive on implementing the principle of equal treatment between persons irrespective of religion or belief, disability, age and sexual orientation, SOC/326 14 gennaio 2009, alla pagina: http://eescopinions.eesc.europa.eu/eescopiniondocument.aspx?language=en&docnr=49&year=2009.

[15] European Parliament legislative resolution of 2 April 2009 on the proposal for a Council directive on implementing the principle of equal treatment between persons irrespective of religion or belief, disability, age or sexual orientation P6_TA(2009)0211, disponibile a questa pagina web:

http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//NONSGML+TA+P6-TA-2009- 0211+0+DOC+PDF+V0//EN.

[16] Il testo integrale è il seguente: Proposal for a Council Directive on implementing the principle of equal treatment between persons irrespective of religion or belief, disability, age or sexual orientation – Progress Report 10615/11 1 giugno 2011, consultabile alla pagina: http://register.consilium.europa.eu/pdf/en/11/st10/st10615.en11.pdf.

[18]  Il cui comma 1 dispone quanto segue: “E’ vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.

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