Categoria: Giordano Bruno

Nola ricorda Giordano Bruno e Tommaso Campanella. Dagli infiniti Mondi alla Città del Sole

di Vincenzo Curion

In occasione del quattrocento diciannovesimo anniversario della salita al rogo di Giordano Bruno, sabato 16 febbraio si è tenuto, nei locali del Museo Archeologico un convegno dal titolo “Dagli infiniti Mondi alla Città del Sole”, durante il quale sono stati messi a confronto le figure di Giordano Bruno e di Tommaso Campanella i due filosofi meridionali, il primo nato a Nola il secondo a Stilo, comune attualmente in provincia di Reggio Calabria, che hanno segnato con le loro idee, e con il corso delle le loro vite, la seconda metà del cinquecento e l’inizio del seicento. La manifestazione, promossa dall’associazione “Giordano Bruno” presieduta dall’avvocato Paolino Fusco, e inserita tra le attività per commemorare l’illustre cittadino, ha permesso di tracciare, grazie ai relatori intervenuti, un parallelo tra le figure dei due studiosi. A moderare l’evento il presidente dell’associazione. Invitato per i saluti istituzionali, il sub-commissario prefettizio Mario Ambrosanio, ha anche annunciato che è in fase avanzata la creazione di un centro studi dedicato a Giordano Bruno, istituzione che da tempo Nola attendeva. Per tale centro, ha dichiarato il sub-commissario, si è già in fase di ricerca di idonei locali. In veste di relatori la storica Anna Maria Rao dell’Università degli studi di Napoli “Federico II” e Saverio Ricci, dell’Università della Tuscia, autori di corpose biografie rispettivamente su Giordano Bruno e su Tommaso Campanella. Assenti i filosofi. Continue reading “Nola ricorda Giordano Bruno e Tommaso Campanella. Dagli infiniti Mondi alla Città del Sole”

La vita del grande pellegrino d’Europa – Giordano Bruno il sacro delle religioni come unità di pace

sabato 17 febbraio 2018 a Palazzo Reale di Napoli

di Gily Reda

A leggere la vita di Giordano Bruno nelle 865 pagine scritte da Vincenzo Spampanato nel libro del 1904 riedito nell’88, è facile stupirsi del tanto peregrinare nell’Europa, cosa che oggi sembra a tanti una novità. Ma da poco è nata solo l’Europa della pace, il ‘sogno europeo’, che pure continua ad avere tanti nemici prepotenti nella finanza e nella politica. La sognavano i dotti, questa Europa di pace, ne discutevano insieme come di un sogno comune, parlavano tutti in latino; ma anche i soldati coi loro dialetti portavano dappertutto, insieme alla morte, le abitudini straniere, e le loro mogli e figli. Genti, Università e corti sovrane respiravano l’Europa, una cultura comune fatta di leggi dell’Impero Romano, Bizantino e poi del Sacro Romano Impero – insieme con fiabe e storie. Le leggi giù difendevano punti di vista ‘occidentale’, se paragonati alla legge del taglione e all’ordalia – ma anche queste entravano nelle culture e leggende d’Europa.

I sentimenti civili di identità ed estraneità generavano guerre e discussioni continue: non bisogna inventare tutto da zero, negli attuali discorsi dell’interrelazione e dell’inclusione. Come artefici di pace, i dotti creavano le difese della cultura mentre come astuti tecnici perfezionavano le offese belliche: idee giusnaturaliste e macchine da guerra con le strategie d’uso – erano saperi comuni.

I problemi dell’uomo sono sempre nuovi ma sono anche perenni: il viaggio ad esempio, l’incrocio degli intrecci delle reti che è protagonista dell’oggi come simbolo stesso del tempo nostro, ed è forse la migliore linea conduttrice per evocare la grande storia di Giordano Bruno a 418 anni dalla morte: che sono anche 460 dalla nascita – il 2018 come anno della fenice annoda il rogo alla nascita: Bruno si raccontò con l’immagine di un neonato che non sgozza il serpente, come fece Ercole: ma che grida e configge il male. Di figura minuta, puntava sulla sua grande voce.

Oggi che siamo attenti alla vita in divenire veloce, Giordano Bruno si fa ricordare come pensatore della materia animata; oggi che meditiamo la creatività, Giordano Bruno torna in piedi per i meccanismi della memoria (di lì a poco Pascal e Leibniz sulle sue trace iniziano la logica binaria); oggi che la cultura delle immagini stenta a capire il sapere, Bruno offre una mirabile teoria del sapere per immagini.

Quando Bruno lascia Nola e poi Napoli inizia una migrazione, che, dice Deleuze, è un cammino che non prevede il ritorno dell’eguale. Ogni incontro impressiona e cambia, fa dei pellegrini “deserti popolati di tribù”, intenti alla narrazione e rinarrazione di memorie, di ‘autocoscienza’. Partito per fuggire il conformismo di conventi e accademie che impedisce la nuova era, … inizia in realtà un ventennio di glorie e di fughe coraggiose, di mai intermessa speranza.

Si era appena agli inizi della riflessione sul diritto del tempo di guerra e fiorivano le Utopie: acme del pensiero simbolico, esse sono un’idea non solo architettonica dello spazio di vita, che giuda l’immaginazione, per Aristotele fonte di conoscenza. L’Utopia è il sapere che più da vicino guida l’azione – ed è né giudizio storico né progetto politico – ma è tutt’altro che inutile… il mondo dell’uomo è figlio delle utopie… Tommaso Moro, Amos Comenio, Erasmo, Bruno e Campanella sono i veri creatori dell’Europa della Pace.

Bruno viaggiatore d’Europa tentò anche di tessere la rete degli uomini di buona volontà. Ma è anche un pensatore dell’estetica come percettologia, e nel Rinascimento scrisse una mirabile teoria della conoscenza per immagini. È un intellettuale stranamente contemporaneo, più di altri classici perché è più avanti dell’oggi, se appena si scrosta il tanto silenzio che l’ha circondato. Non riconosciuto per due secoli, tornò con forza quando Jacobi e Schelling ne diedero la stessa lettura dialettica come Hegel; con Bertrando Spaventa il suo nome tornò infine nel paese del Papa: ma già Monti aveva a suo tempo ricordato “quanto dovessero a Giordano il Gassendi, il Cartesio, il Fontenelle, il Leibniz e lo Spinoza” (p. 594).

Ci si riferiva alle opere del suo teatro filosofico, come si fece poi fino agli anni ’50 del ‘900 – solo Felice Tocco alla fine dell’800 aveva dato importanza delle opere latine – la mnemotecnica, base della logica binaria, diventata perciò primo oggetto di interesse; ma con le ricostruzioni di Frances Yates il panorama è cambiato: le sue immagini, la lettura storica delle opere, ha tratto alla luce una filosofia di sorprendente novità e solidità, una filosofia delle immagini – non a caso Yates aderiva alla Warburg Library, dov’è nata l’iconologia con Gombrich e Panofsky.

Perciò, se lo ricordiamo sabato mattina 17 febbraio nella Sala dell’Accoglienza del Palazzo Reale di Napoli alle 9.30 e pubblichiamo qualche suggerimento di lettura: non è per emulare quelli che a fine ‘800 esaltavano Bruno come eroe del libero pensiero, animando contestazioni di piazza in nome di chi si batté tutta la vita per la pace.

È un invito a rileggere con occhio attento parole vive. Sull’immagine, sui simboli, temi oggi così attuali – si scoprono le idee chiare di Bruno. Non meraviglia chi sa quanto fosse vasto ed arguto il suo pensiero forte, ricco di asserti delineati e di problemi ben posti. Dalla superficialità dell’oggi, a leggere queste contese si ha la sensazione della meschinità del presente, così superficiale negli approfondimenti e nelle discussioni sostenute da metafisiche della liquidità e dell’esibizione. Bruno è certo purtroppo esibito meravigliosamente dal suo rogo: ma il progresso delle loro idee ha generato una società che seguita a perseguitare i Mercuri inviati dagli Dei, come si definiva Giordano Bruno – ma nell’Europa della Pace, ci sono migliori garanzie. Tocca a noi renderle sempre più forti.

W Editoriale 3-18 La vita del grande pellegrino d’Europa

Giordano Bruno: un filosofo che pensa per immagini (1)

di Clementine Gily Reda
Aby Warburg scrive a Toni Cassirer il 6 marzo 1929, “Giordano Bruno come un uomo che pensa per immagini”1. Toni è la moglie di Ernst Cassirer, il filosofo che nella Warburg Library aveva parlato del concetto di ‘idea’ in Platone, argomentando che la parola, così vicina ad eidola – idola, figure – non avesse per Platone quel senso che poi platonici ed aristotelici hanno dato alla parola ‘idea’: è quello d’oggi – un che di astratto – una parola… e tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Avere una idea… ecco l’intellettuale!!
L’argomentazione di Cassirer invece dimostrava che già in Platone è possibile ritrovare l’importanza del pensiero simbolico, il punto centrale della sua filosofia (Filosofia delle forma simboliche). Così le ‘figure’ degli Dei che compaiono nel dialogo Lo Spaccio della Bestia Trionfante di Giordano Bruno, si dimostrano ‘statue’: cioè artefatti che si possono guardare nelle diverse prospettive offerte dai loro volumi, diversamente dalla pittura… come i simboli, hanno un loro senso ma consentono di creare da sé ogni volta la propria personale prospettiva.
Creare parole significative come simboli è dare spunti al pensiero. Lo è anche creare ‘parole nude’ dice Bruno, essenziali. Statue oppure Disegni. Pensiero simbolico è il mito, oggi tanto studiato da antropologie, letterature e filosofie storiche; ma lo è anche la parabola o la fiaba, l’esempio parlante sul palcoscenico dell’immaginario. Questa è breve e melodica, guida la ripetizione creativa dell’ascolto; l’altra, fonda sull’improvvisazione, sia nella forma della fuga o in quella del jazz, da Bach a Satchmo.
Nel pensiero mitico il passaggio tra magia, rito e sapere è continuo – l’esempio è Giordano Bruno e tanti uomini del Rinascimento – alchimia magia ed astrologia sono per loro una sola cosa con chimica, scienza ed astronomia. L’aristotelico Pietro Pomponazzi sostenne che la magia è un modello di ricerca scientifica alternativo al tomismo scolastico, al sapere geocentrico delle Accademie. Sarà il pensiero ‘moderno’ che inizia con Cartesio e Galilei a creare il muro tra scienza e filosofia facendo nascere l’Illuminismo e la scienza computata del pensiero binario, e con i suoi successi la convinzione che la Ragione poteva tutto. Una illusione che il Novecento scientifico ha abbandonato, senza vincere però lo scientismo, diventato informatico con una parzialissima interpretazione della grande risorsa del pensiero binario. Che fu conquista filosofica, argomentata in duemila anni di riflessioni… che per chi le conosce si dimostrano ancora attuali.


1 Da A. Warburg E. Cassirer, Il mondo di ieri, Aragno, Torino 2003; nell’Introduzione di Maurizio Ghelardi sono le citazioni indicate con la pagina, tolte da A. Warburg, Tagebuch der Kulturwissenschaftlichen Bibliotek Warburg, hrsg.v. K. Michels u. Ch. Schoell-Glass, Berlin 2001.

GF GB Giordano Bruno, un filosofo che pensa per immagini (1)

Giordano Bruno, cittadino del mondo. Napoli e Nola, 17 e 18 febbraio 2017

GIORDANOBRUNO_BANNER-01

Il pensiero di Giordano Bruno continua a conoscere una grande fortuna in vari Continenti: grazie a una rete di studiosi creata dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, da oltre un trentennio sono in corso traduzioni delle sue opere in Cina, Giappone, Brasile, Russia, Germania, Francia, Spagna, Romania, Bulgaria.

A 417 anni dal rogo di Campo de’ Fiori, due giornate saranno dedicate ad alcuni grandi temi della sua filosofia: la tolleranza, la lotta ai fanatismi religiosi, l’intreccio tra i saperi (dalla letteratura alla cosmologia, dalla scienza alla gnoseologia)

Venerdì 17 febbraio:

Ore 9.00 Nola
Cerimonia di deposizione della corona al monumento di Giordano Bruno

Ore 10.00 Città della Scienza, Napoli 
PRIMA SESSIONE
Bruno contro i fanatismi religiosi
Dialogo tra Aldo Masullo e Nuccio Ordine. Coordina Edoardo Massimilla

Ore 11.30 Città della Scienza, Napoli 
SECONDA SESSIONE
Bruno tra cosmologia e filosofia
Dialogo tra Miguel Angel Granada e Massimo Capaccioli. Coordina Pietro Greco

Ore 15.00 Napoli Federico II
TERZA SESSIONE
Le traduzioni di Bruno in Europa, Asia e America
Indirizzo di saluto di Gaetano Manfredi.
Tavola rotonda coordinata da Nuccio Ordine . Intervengono:
Pasquale Sabbatino e Tiziana Provvidera
Cina: Tian Shigang (Pechino)
Giappone: Morimichi Kato (Tokio)
Brasile: Luiz Carlos Bombassaro (Porto Alegre)
Russia: Andrei Rossius (Mosca)
Germania: Thomas Leinkauf (Munster)
Spagna: Miguel Angel Granada (Barcellona)
Francia: Yves Hersant (Parigi)
Romania: Smaranda Bratu Elian

Sabato 18 febbraio: Nei luoghi bruniani

Ore 9.00 Nola
Bruno incontra il territorio.
Chiesa SS.Apostoli: gli studenti di Nola e negli Istituti di Marigliano, Palma Campania, Cicciano, Acerra, Saviano

Ore 15.00 Castelcicala, Cimitile
Visita alle Basiliche Paleocristiane di Cimitile, al Museo Archeologico e a Castelcicala

Giordano Bruno, tanto amato dall’esoterismo

di C. Gily Reda
L’Atrio di Apollo, logo di OSCOM è una macchina della memoria
L’Atrio di Apollo, logo di OSCOM è una macchina della memoria

C’è un motivo chiaro dell’interesse per Giordano Bruno di chi ama il pensiero esoterico: il fatto che lui coltivasse lo stesso campo di interessi, l’ermetismo, bensì condividendolo con la filosofia di ascendenza aristotelica e platonica: dando tra l’altro sempre mostra di una memoria perfetta, tanto da essere accusato di plagio, quando citava le proprie conclusioni citando anche le fonti. Che erano Platone Averroè ed Aristotele, certo, ma poi anche i tomisti medievali e Lullo, i filosofi del Rinascimento e i testi ermetici. Molto vicino nel tempo a Ficino, Pico della Mirandola, Copernico… e spesso nei dialoghi cita tutti molto a proposito, nello specifico delle loro dottrine, interpretandone il senso nella sua propria originalità.  Nei tempi in cui non solo non c’erano i computer, ma scarseggiavano molto i libri ed erano costose anche le penne e carte, per non dire delle stampe e delle incisioni, la memoria non era solo una dote ma una capacità professionale indispensabile a tutte le professioni umanistiche, amministrative, giuridiche. Perciò Bruno come tanti metteva a punto macchine della memoria sempre più perfette: questa citata a sinistra, ben tondeggiante, è quella della sapienza, di Apollo, del Sole. Tutte queste ‘macchine’ giocano su simboli e analogie per guidare la memoria con le immagini: ecco la spiegazione per cui una filosofia razionale e profetica, adatta ai nostri giorni, suscita molto interesse negli esoterici.

Però: è una filosofia della luce. Convinta del potere della Ragione Umana e del dialogo aperto– che non è Divina ma sa argomentare.

Questo capirono i Giordanisti, questa setta basata su un’idea irenica della religione, di cui lo stesso

Bruno parlò al tribunale dell’Inquisizione. L’indagò in tutte le sue ipotesi Frances Yates, la ricercatrice del Warburg Institute che approfondì l’importanza degli scritti ermetici di Bruno, cui ad esempio in Italia sino a quasi la metà del secolo scorso avevano fatto attenzione solo Felice Tocco e Antonio Corsano. Yates ne ricavò una complessa ricostruzione dell’arte della memoria elaborata dall’ermetismo, dedicando molti capitoli anche ad altri autori del Rinascimento.

Per illustrare la sua tesi sui Giordanisti, si chiedeva “Non può essere significativo che Giordano Bruno predicasse non solo ai luterani tedeschi ma anche ai cortigiani dell’Inghilterra elisabettiana?”:[1] tanta attività era accolta da coloro che, stanchi delle lotte di religione, creavano reti tese alla pace in Europa – e la tesi di Yates è che sette come i Rosacroce, i Giordanisti, i Massoni, organizzassero a proprio modo nel tempo una convinzione comune – tutte storie bensì ipotetiche per la loro natura segreta, ma tracciate da molte attestazioni. Ovviamente Bruno è diverso: l’anima ermetica e filosofica sono tutt’e due scritte, argomentate con simboli che, compresi e argomentati, si chiariscono: tutta la letteratura su di lui che ormai è internazionale e poderosa, lo dimostra. Questo non interessa chi guardi i libri di Bruno dal di fuori, ci vuole professionalità per seguire i motivi platonici aristotelici copernicani ed averroisti che s’intersecano nel suo pensiero originale: ciò che spiace al mondo superveloce.

Le due anime di Bruno si rispecchiano nella nova filosofia di Bruno, disse Schelling che seguì Jacobi nel ridare luce alla filosofia di Giordano Bruno all’inizio del 1800, dopo secoli di flusso carsico, segreto, che pure influì su tanti nel 6-700, dando qualcosa ad ognuno: un’altra storia ipotetica, vista la forza dell’Inquisizione e il rogo dei suoi libri. Ma molti libri furono conservati, portati in giro in Europa da un suo seguace, il Dicsonio del De la Causa Principio et Uno,[2] vale a dire quel Dickson, che con Toland (teorico inglese della religione naturale) diffondeva proprio il dialogo in cui Bruno parlava dell’istituzione di una nuova religione, Lo spaccio della bestia trionfante. I dialoghi sono la parte chiara del pensiero di Bruno, quella che Bruno definiva ‘la chiave’; parlava del mistero, dell’esoterico, solo nella parte che lui chiamava ‘le ombre’: quella trattata di più dagli esoterici contemporanei.

L’autodefinizione di Giordano Bruno sta in uno di quelli che lui chiamava ‘vessilli’, i simboli per la memoria, che in linguaggio nostro si può chiamare ‘slogan’ o ‘logo’: “A – GIORDANO con la chiave e le ombre”[3]. Per coloro che conoscono la filosofia e sono in grado di capire i simboli, essi sono un modo rapido per dire le cose, non sono la cosa in sé; sono il dito che indica la stella: conta la stella, non il dito. L’anima esoterica delle ombre, come in tutte le filosofie greche, si basa sul senso che si fa esplicito nella chiave, l’exoterica, la comunicazione misteriosa, che ognuno capisce a suo modo, assicurando il consenso senza entrare in polemiche con quel che non intende – perché qui occorre studio per non confondersi. Coloro che ignorano la filosofia e si fermano ai simboli, capiscono a lor modo la verità, riescono ad intendere solo se la loro mente è pura. È come quando Gesù parlava con parabole che poi spiegava ai discepoli, raccomandando loro di tenere per sé la spiegazione, di raccontare solo le storie e commentarle a seconda del senso comune del pubblico. Non si vuole un sapere per pochi, come spesso poi nelle associazioni variamente massoniche, è il segreto della comunicazione efficace, non ristretta a pochi sapienti, ininfluente sulla vita degli uomini. Il sapere esoterico, rigoroso, mantiene la comunicazione exoterica, comprensibile a tutti, in equilibrio.

Yates argomenta la sua tesi del legame di Bruno ai Rosacroce, intrecciati al lor nascere con i Massoni e chissà quanti altri credi in Europa. Se solo nel 1646 viene ufficialmente registrata in un documento l’iscrizione di Elias Ashmole alla loggia Massonica di Warrington, dando inizio alla vera e propria storia della Massoneria, il contenuto di un credo simile era già stati portato da Fludd e Vaughan in Inghilterra dalla Germania, dove Bruno scrisse molte opere. Mocenigo denunciò Bruno al Tribunale dell’Inquisizione perché, disse, voleva “farsi autore di nuova setta sotto nome di nuova filosofia” che voleva rinforzare i luterani tedeschi, non a caso aveva pubblicato a Francoforte i suoi noiosi libri in cui esponeva esotericamente le tesi dei dialoghi per gli amici – preparandosi a tentare nuove alleanze col potere – per cui tornò infine in Italia. Così non è incredibile che l’attività dei Rosacroce, che dà segno di sé intorno agli anni ‘10 del ‘600, fosse influenzata dai Giordanisti – già collegati nel nome ai simboli di rose bianche e rose rosse, di cui raccontò Shakespeare; che in Pene d’amore perdute mette in scena un personaggio di nome Bruno; il personaggio ha poche battute, ma coerenti con la sua filosofia e più ancora coi suoi dialoghi inglesi, capiti, ovviamente, a lor modo. E persino di Mozart, riferisce Yates, nel Flauto Magico si sentirebbe l’influsso dell’esoterismo ermetico, teso a rivalutare corpo e sentimenti.

Altrettanto frequente e forte fu la diffusione del culto egizio, evidente nella venerazione del sole, per cui ‘tutto il creato è uno specchio’ che riflette Iside ed Osiride. Vi si richiamava anche Campanella con la Città del Sole ed altri con Eliopoli. Athanasius Kircher professava una magia naturale simile a quella di Bruno, sviluppava la svolta religiosa tentata già da Pico della Mirandola, la sintesi delle tesi fondamentali delle grandi religioni antiche… Insomma, è tanto ampia la quantità di ipotesi e collegamenti tra elementi difficilmente confermabili per il carattere volutamente segreto delle sette, subito solidamente capeggiate da persone di potere, da far ritenere che nella nebbia si debba fare chiarore per affermare, ma ci sono troppi elementi per pensare siano tutte false piste. Si ricordi ad esempio la diffusione del simbolo egizio della piramide, dal Louvre al dollaro americano: certo Filangieri, Frankljn e Washington erano massoni.

Esiste però la possibilità di fare storia, se ci si basa su Giordano Bruno, in cui la parte esoterica è correttamente collegata alla parte exoterica, come nei filosofi greci dell’antichità. Bruno certo ambì al potere, ma non per motivi e modi personali: desiderava il potere di far cessare le guerre e di far vivere in pace gli uomini. Non optò per l’assassinio politico o la sommossa, frequentò le corti d’Europa, dove i potenti lo ascoltassero: e lo fecero dovunque. Ma il progetto di Bruno, la pace religiosa, la fine delle guerre, la comprensione dell’umanità riunita nella fede – era un ideale che ancora oggi sembra davvero difficile.

Proveremo perciò a seguire qualche percorso che faccia intendere i simboli che tanti amano senza sapienza filosofica, aumentando la confusione esteticamente. Ad esempio, il recupero di emozioni e corpo: facile confondere con qualche specie di satanismo, se si prescinde dal fatto che all’epoca la vita degli uomini e la concezione del sapere non era certo new age: oggi l’insistenza di Bruno andrebbe all’opposto, oggi Bruno direbbe che alle emozioni ed al corpo solo la ragione dà misura, l’argomentazione e lo studio guidano a non perdere l’equilibrio della mente. Allora la religione di Savonarola si opponeva al Magnifico Lorenzo, nei conventi si chiudevano i ribelli, il cattolicesimo imponeva il sacrificio come corretta interpretazione della Croce: il discorso opportuno, evidentemente, era diverso. Interpretare vuol dire capire un’espressione in relazione alla storia, che fa capire il tempo e il luogo in cui vien detta e va capita. Bruno diceva qualcosa del genere parlando dell’interpretazione letterale delle Scritture, a proposito di Copernico, nel dialogo La Cena delle Ceneri. Perciò la conoscenza si affida alla parola e alla ragione, quando non vuole restare incerta con i simboli. Che hanno però grande efficacia: proprio perciò, occorre usarli bene, come un’arma troppo potente.

GF GIORDANO BRUNO Gily Giordano Bruno, tanto amato dall’esoterismo

[1]   F. Yates, Giordano Bruno e la tradizione ermetica, Laterza, Roma Bari 1981, p. 447

[2] G. Bruno, Dialoghi Italiani, a cura di G.Gentile, 2 voll., Sansoni Firenze 1958 (Bari 1927.

[3] G. Bruno, Le ombre delle idee, Rizzoli 1997 p. 180. L’opera fu pubblicata con dedica ad Enrico II di Francia nel 1582, è la prima opera sulla memoria pubblicata e tramandata. Enrico II lo mandò in Inghilterra presso l’ambasciata francese – nel pieno della lotta tra Elisabetta I e la regina di Scozia, Maria Stuarda, ex regina consorte, moglie di Francesco II di Francia.