Categoria: Editoriale

La Questione meridionale

torna, nel libro Il Salotto di Via Vittoria Colonna di Antonio Sarubbi.

Se ne è parlato al Centro Dorso di Avellino, Circolo della Stampa.

di C. Gily Reda

Si vota per le elezioni europee: dunque in nostro numero 10 compare prima del solito: per evitare il terremoto che comunque ci sarà Mentre è opportuno riparlare di questione meridionale, per smettere di trattarla in modo indebito: lo diceva, si vedrà nei prossimi numeri, persino Antonio Gramsci – il cui giornale esce oggi a firma di Maurizio Belpietro – a sottolineare il dileggio cui ormai si abbandonano i leghisti.

Wolf ha sempre manifestato l’interesse per l’Europa unita, pubblicando sui temi del Partito d’azione più di qualsiasi testata attuale: l’Europa fu di certo il frutto lasciato in eredità all’Europa da quel piccolo fulmine benefico che fu il Pd’a, ridotto in cenere dall’eccesso di fiamme, ma sotterraneamente agente sempre, con la sua prospettiva liberaldemocratica e socialista, coi tanti intellettuali, politici e giornalisti, che vi parteciparono. E l’attenzione di tutti da domani si concentrerà sull’Europa. Continue reading “La Questione meridionale”

IL SENSO DEL SACRO 2019: Fragilità e incompiutezza dell’umano.

di C. Gily Reda

Banksy, La Madonna con la pistola, Napoli
Banksy, La Madonna con la pistola, Napoli

Gli artisti e il sacro: Leonardo e i suoi Codici, il Trattato sulla pittura, contano quanto la Gioconda.

Tutti gli artisti meditano e scrivono figure o parole, poesie, immagini… è il loro contributo alla civilizzazione.

Artisti sì, ma prima uomini; e tutti gli uomini sono artisti, di Arte Artigianato e Artefatti

Sostenere senso e segni della formazione estetica è la ragion d’essere di questo giornale, organo di stampa dell’OSCOM. Chiarire concetti come quello di sacro, in cui è il nucleo della vita creativa di ogni uomo, è suo compito privilegiato.

Sacra è la meraviglia che artisti e filosofi richiamano sempre per spiegare come mai l’arte, ArtArtArt, si fermi su cose così comuni rivelandone significati occulti: l’esempio eclatante è quello della mela, in Caravaggio e in Magritte. Il banale, dice l’estetologo, diventa protagonista della storia del pensare, che è anche dipingere e scolpire. Continue reading “IL SENSO DEL SACRO 2019: Fragilità e incompiutezza dell’umano.”

Elsewhere perhaps – l’Utopia e la Distopia di Ghisi

di C. Gily Reda

Per chi vuol leggere e vedere l’intervento di Marc Luyckx Ghisi al Sum #03 basta vedere i filmati, il suo ultimo è del 6 aprile.

Vi si disegna insieme un’utopia ed una distopia: un modo di impostare un discorso politico e di riaprire il dibattito, che sembra sopito, sulle idee politiche – che non sono più quelle dei due secoli trascorsi, eguaglianza e libertà… o almeno, esse si articolano molto diversamente dai due secoli trascorsi, così terribilmente lontani nel tempo e nello spazio.

La Digital Democracy più che una ‘dottrina politica’ è un fatto, ma non si può riportare il discorso politico all’alzata di mano: come invece si vuole da tutti. Dal Rinascimento ad oggi si è lavorato perché si ragionasse sui diritti dell’uomo e sulla sua libertà di pensiero e di stampa: la democrazia digitale non facilita la partecipazione diretta e ragionata. Lo ha già dimostrato la storia recente, la liberaldemocrazia non si afferma con il voto one-to-one e il populismo partecipativo. C’è bisogno di nuovi metodi.

Forse che le grandi democrazie, coi loro referendum tipo Brexit, con le loro elezioni tipo Trump e tipo Bush jr non hanno dimostrato che la conta dei voti è un sistema che ha portato moltissimi a non votare, e i votanti ad andare pari? Accade persino che perde chi ha più voti. Continue reading “Elsewhere perhaps – l’Utopia e la Distopia di Ghisi”

L’homo sapiens

di Adolfo Giuliani

L’homo sapiens, sin dalla sua comparsa in Africa orientale, e per tutta la sua successiva colonizzazione della Terra, ha cercato sempre di dare il meglio di sé, per la sua ed altrui sopravvivenza, preoccupandosi, prima inconsciamente ed in seguito con sempre maggiore consapevolezza, di migliorare progressivamente le condizioni di vita, in modo che il suo lavoro ed il suo comportamento potessero essere utili ed esemplari per il futuro dell’essere umano. Non pensava egoisticamente solo a se stesso, ma a tutti, con la speranza che il suo impegno potesse servire non solo per proseguire e a migliorare la vita , ma anche a lasciare un buon ricordo di sé negli altri.

Questo pensiero lo rendeva più forte, più sicuro e lo aiutava a superare tutti gli ostacoli del quotidiano. Ma quelli erano altri tempi… o meglio, fino a tempi non molto lontani, che le persone anziane possono ancora ricordare, è stato così. Oggi, invece, è difficile raccontarsi e lasciare ricordi di sé, perché l’anziano, paragonabile all’homo sapiens di allora, non trova spazio per raccontare agli altri le esperienze e i ricordi del suo vissuto, nessuno lo ascolta più, nessuno è interessato al suo passato, nessuno ha voglia di trarre da lui insegnamenti.

Così anche il sentimento d’amore ed il ricordo per chi muore sono finiti e quanti valori di conseguenza vengono perduti e non ci sono più! L’essere umano, assente ed egoista, rifiuta di capire il pericolo che sta correndo e si avvia ad un mondo virtuale, di solitudine, generato da un eccesso di tecnologia, di cui noi non conosciamo gli sviluppi e le conseguenze. Si aggiunge il degrado ambientale difficile da controllare, con un clima impazzito, dalle previsioni presumibilmente catastrofiche. Certamente questo modo di vivere non è di buon auspicio per il futuro del genere umano. Abbiamo dimenticato l’uomo sapiens, abbiamo distrutto tutto quello che ha costruito! Qualcuno dice che in giro si avverte un segnale di ravvedimento, auguriamoci che sia vero…

W editoriale 6-19 Giuliani L’homo sapiens

Oggi, la dimostrazione della mancanza di filosofia, da Greta alle stragi… alla politica…

di C. Gily Reda

Legambiente ci sta da mesi dando argomenti nuovi su cui riflettere, ne siamo grati all’architetto Savarese. Siamo meno sguarniti di fronte a questa ragazza di 16 anni, che ci ricorda come eravamo.

Non una persona o un’altra, una generazione.

Oggi quelli puri che non cercavano un posto in politica e nel mondo degli affari, sanno quanti marciavano con loro ma pensando con Machiavelli-Marx che le mani sporche fanno la politica, i valori solo illusioni ingenue. Mentre gli ingenui hanno tenuto insieme i migliori, godono della stima dei giovani: non si illusero di costruire l’Eden, ma un mondo migliore col proprio lavoro – un ideale oggi alle ortiche. Un mondo Senza tutto quel clientelismo, tutti i privilegi ad personam… oggi viene da ridere a vedere nomi e fatti della storia seguente. Illusione, forse, ma la storia quotidiana, quella delle Annales, quella che porta avanti gli Uomini, la fanno gli uomini onesti. Wolf raccontò allora, da giornale di carta, negli anni ’90, che buttare via le ideologie non significava dare fuoco alle Idee. Provò a creare tavoli di conversazione su destra e sinistra, sulle donne europee ed islamiche, sulle chiese fondamentaliste: tutti argomenti concreti… ma non davano posti in politica. Molti applausi ma nessun sostegno politico. Continue reading “Oggi, la dimostrazione della mancanza di filosofia, da Greta alle stragi… alla politica…”

14 gennaio. Il Mattino: Adinolfi vs Polito

di Gily Reda

cfr. (Il Mattino, 14 gennaio 2019, con il titolo: Perché i filosofi possono aiutare i nostri ragazzi a capire il mondo)

Due campani di provincia, brillanti come sono spesso i figli del Vesuvio. Ma che non sempre ricordano la grandezza del Regno. Consiglio perciò a tutti la lettura di Benedetto Croce, Storia del Regno di Napoli. Senatore amico di Giustino Fortunato – che sarebbe oggi felice del riconoscimento della Cultura Materana – non era molto d’accordo, a ben leggere, con lui e la sua invenzione, la Questione Meridionale: una previsione che si auto avvera. Da città amata e desiderata persino da Carlo V, evidentemente per le sue fortune naturali ed economiche, è diventata un divertimento per i tifosi bergamaschi, infine orgogliosi delle loro nebbie e terre gelide. Napoli fu la Città del Sole, il modello per Luigi XIV che scelse quel nome per via di Tommaso Campanella – ospite di Richelieu nei suoi ultimi anni tranquilli, fuori del carcere papale: bisognerebbe ricordare agli spettatori di Gomorra, che a volte c’è, il sole a Napoli. Gli emigranti, una volta, avevano buona memoria e cantavano canzoni che piacquero a Lucio Dalla, a Fabrizio de André.

Fu anche patria di altri grandi filosofi, Napoli: Giordano Bruno, Giambattista Vico, Gaetano Filangieri amico di Franklin: letto da Napoleone che ne prese ispirazione per il Codice.

Mauro Calise il 14 gennaio ricorda che l’Università Federico II anche oggi lavora alla grande, i suoi MOOCS non rigiocano sul passato, come si vuol dire dei filosofi: altroché Pisa – a proposito della recente polemica sulla Normale, che fu fatta grande, si ricordi, da Giovanni Gentile, che invano tentò di restare alla Federico II. E che dire della facoltà di Ingegneria, di cui OSCOM parla spesso, per le collaborazioni continue col CREAMI dei Proff. Ingg. Lanzotti e Martorelli per la stampante 3D a scuola, metodologie molto adatte alla formazione estetica. Questo per non parlare dei classici vanti della Federico II, Discipline umanistiche (dove ancora si aprono i Papiri Ercolanesi) e Giurisprudenza. Senza dire della Apple a San Giovanni… i ragazzi del Righi vincono concorsi di coding in America… Tutti filosofi attardati????

E veniamo a Adinolfi e Polito: Adinolfi ribatte su “Il Mattino” al Polito del “Corriere del Mezzogiorno”, che si mostra una volta di più o tendenzioso o ignorante. I vanti della Federico II di oggi resistono alla tradizione. Ma lui lo nega, aspettava con ansia Pisa e la sua Scuola Normale, cioè, in origine, Magistero. Ma anche qui da quel punto di vista l’Università (ex Magistero) Suor Orsola Benincasa non è seconda a nessuno. Vogliamo continuare?

Polito deve pensare alla filosofia come metafisica, non sa manco dov’è la filosofia oggi, che avrebbe molto bisogno di metafisica come quella di Bruno – cioè filosofia naturale. Non sa di filosofia e non conosce Napoli. Forse a Castellammare tutto è rimasto com’era: a Napoli no.

L’ignoranza dei giornalisti arriva ad ignorare che le facoltà di filosofia a Napoli sono in crisi, grazie alla politica universitaria. E la mancanza della filosofia si sente: dice Adinolfi per difendere ciò che non ha nessun bisogno di essere difeso: persino le parole non sarebbero se non fosse la filosofia, madre di letterature e linguaggi. Ma forse all’Illustre Campano occorreva ricordarlo. Troppi anni a Milano annebbiano!!! Solo diné diné diné… come diceva un comico.

Va bene andarsene da Napoli, ma almeno conoscere la città … per scrivere a lettori di Napoli…

Il Sud è solo una fonte di ricchezza per l’Italia, per prendere le banche solide, per venderci di tutto. Ora perciò il Sud ha deciso: dateci la paghetta. Mah… Condivido l’immagine e lo sconcerto con Adolfo Giuliani, in questo numero. Lo ricordo a tutti, autore dell’esasperatismo, l’avanguardia del Bidone di cui abbiamo spesso parlato.

Mettete la parola nel campo ‘CERCA’ e vedrete.

 

 

Cesare Battisti terrorista rosso. Ma davvero?

Gily Reda

Già allora ragionando con la logica del cui prodest ritenni sbagliata questa valutazione. Non appena i terroristi furono sdoganati, ne incontrai uno che era sempre sui giornali, forse Gallinari, e feci a lui la domanda, direttamente, nel corso di una serie di incontri sulla breve vita del Partito d’azione in giro per la Campania, e si era ad Avellino – per conto dell’Istituto Italiano di Studi Filosofici. Continue reading “Cesare Battisti terrorista rosso. Ma davvero?”

Donne donne eterne dei. Interrogare le Sfingi

di Vera Mastropaolo

Come salvarsi dal non vedere più le cose per il loro verso, dal reputare inutile il dialogo, dal non vedere che il nemico davanti a noi? I Pellerossa nei momenti più gravi interrogavano il Consiglio delle Madri, che avrebbero detto ciò che occorreva. Era un popolo semplice, che ancora giocava ogni giorno l’alternativa tra la vita ed la morte: senza un pieno sforzo di non dimenticare il pericolo, si perdeva ogni potere di sopravvivere.

Spesso oggi gli uomini perdono questo senso della morte, che con il suo silenzio ricorda il valore della pace e della vita. Mai come oggi, la confusione virtual-reale fa dimenticare la morte, il tempo limitato da utilizzare bene: e con essa, il rispetto che la vita ispira. La gente ormai si prepara al gioco infernale della guerra senza più ricordare l’emozione che la sola parola dovrebbe suscitare, oggi come sempre: già alla pronuncia, inizia il suo orrore.

Ricordate il film Cabaret? il nuovo millennio si è aperto con le orribili mascherate delle religioni armate all’assassinio terrorista; sono riemersi, quasi bene accolti, i razzisti con la dichiarata veste e parola nazista, ad agitare bandiere e rune. Cullati dalla musica di Liza Minnelli, chi torni a Cabaret potrà ricordare l’orrore del canto del giovane tedesco imberbe che leva la sua voce pura ad inneggiare i supremi valori dell’opprimere e spargere sangue, per la parola di un Grande Saggio – l’ingenuo percorso omicida del tempo nostro.

Nella figura qui di sopra si vuole ricordare il dialogo di Edipo e della Sfinge per rammemorare l’interrogazione del mistero – l’oracolo che aveva giustamente previsto la strana vita di Edipo, dava a tutti la possibilità di preparare la risposta adeguata – che invece fu la violenza, l’infanticidio tentato e per giunta fallito. La saggia risposta diventò così creazione di guai, l’esempio stesso di come suscitare grandi tragedie. Questo insegna ancora oggi che non basta fare domande agli oracoli, non basta accettare gli indovinelli della Sfinge – tutte rappresentazioni dell’interrogazione del futuro; perché anche se si hanno le risposte giuste, si può sbagliare tutto se si guarda alle cose con gli ‘eccessi di difesa’ dell’animo bellicoso.

Si interroga la donna, di solito, per farsi autorizzare a fare quel che si vuole. Poi basta renderla colpevole Eva, abbastanza debole per annullarla, un piccolo rogo e si può ricominciare con gli errori. Eppure, invece, basterebbe interrogare sul serio le Madri, come i Pellerossa, per avere parole di pace. La madre sa come le guerre sono dissoluzione di valori spirituali e di civiltà. L’aria di guerra, di odio, in questi anni sempre più palpabile, è stata influenzata dai tanti chierici traditori che hanno meditato e ancora meditano idee profondamente negative, creando una moda che ha distratto dai grandi che da destra e sinistra impostarono bene il nostro mondo: ma che erano troppo grandi per i piccoli intellettuali di fine Novecento. Tanto ritorno al selvaggio dà infine i suoi frutti – la civilizzazione è invece il giusto ideale, l’anno di Giambattista Vico deve ricordarlo a tutti.

W Editoriale 22-18 Mastropaolo Donne donne eterne dei. Interrogare le Sfingi

Il ponte di Genova – apocalisse del quotidiano

di Gily Reda

Non si può non scrivere l’editoriale dopo il 14 agosto 2018, senza pensare al ponte di Genova, uno dei tanti ponti delle nostre autostrade – su cui capita di sentire a volte i piccoli sobbalzi dovuti alle giunture… e a volte si pensa al rischio, altre volte all’ingegno dell’uomo… o anche al ponte sullo stretto su cui ci si è tanto accapigliati per tanti anni – e c’è una società piena di incarichi e soldi che seguita ad esistere su lavori virtuali che per fortuna sono rimasti tali.

L’immagine di quel tir fermo da pochi metri dal vuoto, le parole di un automobilista che a caldo disse di aver visto scomparire le auto dietro di sé e di aver accelerato per salvarsi dal malefizio incredibile in corso di accadimento… oltre al dolore, poi, per i tanti morti resta lo sbalordimento di quella voce che commentava il filmatino amatoriale delle prime ore… un’emozione collettiva che è una delle caratteristiche della contemporaneità, che mai l’uomo visse nei millenni trascorsi…

Intelligenza collettiva, disse Pierre Levy nel 1995 – ma anche questo è l’oggi, la meraviglia collettiva che unisce tutti quelli che sono subito al televisore, e in differita a tutti quelli nel mondo che non possono che tirare anche loro il fiato ogni volta che quel ponte crolla e ricrolla e ricrolla… Zabriskie Point finiva così, con un’apoteosi ripetuta all’infinito che  accoglieva tutti accomunati nello sbalordimento – una strana percezione della comune umanità del sentimento di stupore e di abbandono di ogni congettura razionale…

Sarebbe bello se questa comunione nel terribile si potesse trasmettere alla politica, che appena recuperato il fiato doveva mettersi a costruire e invece ha riaperto il balletto elettorale per un cittadino ormai ipnotizzato dall’attimo fuggente.

Sarebbe bello se l’esperienza appena vissuta della morte improvvisa ricordasse agli uomini, come nel Cimitero di Siena insegna il Trionfo della Morte di Buffalmacco, un po’ di saggezza, ricordando che la nazione è fatta di cittadini pensanti, anche se spesso impotenti. E che solo tutti insieme si affrontano bene simili sciagure, come ha subito ricordato il capo dello stato Mattarella. Ma i Dioscuri, il loro Re Travicello, le opposizioni tutte, hanno ricominciato ad abbaiare con la potenza che ciascuno si è saputo guadagnare: e noi cittadini restiamo a guardare, checché ne dicano Grillo, Taverna e via dicendo…

La vera democrazia diretta non è la stupidata del voto in rete, incontrollabile quant’altri mai; è come sempre la politica del dialogo, del confronto e della mediazione. Ma per questa non bastano i pochi caratteri di Twitter né le immagini di Instagram.

W Editoriale 16-18 Il ponte di Genova – apocalisse del quotidiano