Categoria: Narrazioni

Oi Barbaroi

di Viviana Reda

Taluno fa ancora irruzione nel tempo, come un barbaro al tempo dei barbari, quando orde di visigoti rosicchianti armati di orologi e clessidre sfuggirono negli anfratti dell’ombra sfuggendo gli ultimi riflessi della luce.

Qui dove tutto tace e dove il nulla giace e ristagna, anche le gocce d’acqua che scendono nella fogna sembrano assecondare il lento stillicidio delle ombre.

Dal tempo lontano in cui i ratti conquistarono, con poco affanno degli dei superiori, il regno delle blatte, quest’anno, questo giorno, questo infinito, appare dominato da un silenzio aritmico. Volumi e volumi di storie e vite disperse scendono lenti verso il basso, navigando i rivoli putridi di questo regno oscuro. Nella profondità labirintica delle fogne, il vento –un vento umido e soffocante- confonde in sé esodi ed esordi, segnali e stagioni che tutti si rincorrono cercando ancora il tempo, il segreto ineffabile del tempo, nascosto perduto, assente. Continue reading “Oi Barbaroi”

La festa delle Ninfe Tristi

di Massimo Luongo

Nel gran villaggio delle ninfe tristi

era l’attesa del giorno di festa;

persino i girasoli, quella notte

danzarono aspettando il sole nuovo.

L’alba sbocciò come una rosa in cielo

alla finestra della Gran Regina,

milioni di farfalle e colibrì

la ricondussero al più bel sorriso.

Un ospite d’onore fu invitato

per rallegrare il cuore delle ninfe,

veniva da un paese molto strano:

il borgo dei bugiardi stralunati.

Quel popolo, senza capo né coda,

scelse l’eletto in sua rappresentanza;

il delegato al viaggio fu un poeta

da tutti conosciuto come “Il pigro”.

Partì a cavallo di una nuvoletta

dormendo per sei giorni e sette notti;

quando arrivò alla corte delle ninfe

s’accorse che era nudo più di un verme.

Restò sorpreso, il pigro stralunato,

vedendo l’accoglienza del villaggio;

capì di essere un asino tra i suoni,

entrando nella sala delle feste.

Ma la regina delle ninfe tristi

con generosità gli offrì il suo seno

ed il poeta ricambiò quel gesto

riempendole il calice di versi.

Fu festa grande fino a notte tarda,

un tempo di felice cambiamento:

non ci fu più tristezza per le ninfe

e a quel poeta andò una veste nuova.

W Luongo La festa delle Ninfe Tristi

Rinascimento: le basi della filosofia dell’illuminismo

di C. Gily Reda

Athanasius Kircher è l’autore dell’Oedipus aegyptiacus (1652), che fa parte dell’ampia letteratura esoterica del periodo che va avanti dal 1400 a conquistare il pensiero di moda dei due secoli seguenti. Esoterica ed ermetista, celebrante cioè la figura di Ermete Trismegisto sino a disegnarne in un mosaico la figura nel duomo di Siena. Di lui circolava un testo, l’Asclepio, una sorta di revisione della favola dell’Eden, imperniata su di un Adamo sorridente ed amato da Dio, come lo dipingeva Plotino. Per acquistarle importanza, si diceva che le opere di Ermete risalissero ai tempi di Mosè; caddero alquanto nell’interesse quando questa fama si dimostrò usurpata, per opera di Isaac Casaubon, che come Lorenzo Valla con la Donazione di Costantino, ne dimostrò la falsità filologicamente, indicando termini moderni nel testo delle frasi. Alla fine del secolo si aggiunsero all’Asclepio i 5 libri del Pimander, tradotti da Marsilio Ficino per il morente Cosimo il Vecchio. Il Rinascimento unì queste concezioni alle altre, raccontando la storia dell’Anima Mundi, una sorta di concezione universale in cui molti sognarono potessero terminare le contese di religione. Fu questo sogno a far nascere il giusnaturalismo, cioè la dottrina dei diritti naturali, gloria del pensiero occidentale. Continue reading “Rinascimento: le basi della filosofia dell’illuminismo”

STANCO

di Massimo Luongo

Stanche,

Le gambe mi chiesero il riposo,

sfinite dal sostenere il peso

di questa mente ostinata

a pensare l’impensabile

e degli occhi distrutti

a vedere l’invisibile.

Stanco,

Trovai un albero infruttuoso

a ridosso del lungo passato,

là decisi di abbandonarmi

e nascondermi alla storia,

a me stesso, al mio Dio;

Ma presto mi raggiunse

un soffio di vento.

Stanco gli dissi:

-“Tu chi sei? Cosa puoi chiedermi?

Guardami, sono solo un artista”;

Rispose:-“Io sono ciò che sono

e resterò: ‘L’amore che ama’,

che ti chiede da sempre

d’imparare ad amare

per essere amato”.

W Luongo IL SENSO DEL SACRO 2019 – Stanco

La gabbia

di Viviana Reda

La fuga era finita, finalmente. Quando mi voltai, in affanno, all’indietro, mi accorsi che i miei inseguitori erano svaniti, che di loro non era rimasta traccia. Solo un vago agitarsi del vento ricordava ancora i fremiti della corsa e le ansie del viaggio. Non so quanto tempo era durata la mia prigionia, non so se ore o secoli mi dividevano dalle cose note, dai sentieri inesplorati della mia terra. Tutti, ricordo, avrei voluto percorrerli, per giungere sempre qui, come oggi, in questa radura. Non so precisamente quale sia stato il luogo della reclusione, in cui le ore passavano, lente, a contare le ombre che cadevano tenui all’interno della gabbia. Forse qualcuno pensava che avessi un segreto nascosto, forse un tesoro, o un terribile mistero che tutti avrebbe annientato alla sua rivelazione. Continue reading “La gabbia”

Ofelia

di Viviana Reda

J. E. Millais, Ofelia
J. E. Millais, Ofelia

Il grande giardino floreale circonda la reggia. Cunicoli e viottoli segreti si snodano attraverso le foglie e gli alberi da frutta, silenziosi, lungo il parco, indicando gli oscuri sentieri che conducono all’interno. I torrioni svettano alti e sulla cima enormi bandiere e celebri stendardi, consumati dal tempo, sono da monito a follie di cavalieri erranti. Le acque che zampillano da enormi fontane arabescate recano frescura e offrono riposo alle ombre.

A testimonio della vita che fu nel castello si erge alto un mausoleo ceruleo in onore di chi, dimenticato, un tempo visse e morì.

Egli è morto, ahi lasso, signora,

egli è morto, ahi lasso!”

Piangono queste mura, straziate da un oscuro delitto, piangono lacrime e sangue dell’empietà di chi fu, un giorno, re di Danimarca. Ma il silenzio risponde muto a chi ancora interroga e ricerca l’artefice di tanto dolore: il giovane e bello principe che un cuore aveva e in giro andava nei patii e nei porticati a cercare versi per la sua poesia. Ora il lusso è solo nella gramigna che pullula indisturbata nella solitudine dei cortili. Continue reading “Ofelia”

Atlantide

di Viviana Reda

Negli abissi più profondi sommersi dalle acque giace il relitto di un antico cargo. Dagli oblò s’indovinano le vite passate, le dure mani dei marinai, i nodi delle dita dei mozzi, i rari sorrisi salati del capitano, le donnacce, la bonaccia, ma ciò che si vede è solo un’immagine mobile ed acquosa dei loro destini. Oggetti indefiniti affollano i numerosi livelli della nave, amuleti orientali, colori e spezie sconosciute, inchiostri e carte, tele e strumenti musicali, e giochi costruiti dalla ciurma nei momenti di noia.

Chissà dove andava il cargo, difficile è capirlo dalle mappe accurate e minuziose che il nostromo costruì con attenzione meticolosa, difficile è distinguere il disegno originario nella molteplicità delle indicazioni. Alcune, meraviglie di colore, distinguono accuratamente strade e selciati, palazzi e moschee, tutto variopinto e sgargiante come il sole brillante che acceca le prime ore del giorno.

Ogni particolare sembra indicare un segreto misterioso nascosto nelle pieghe del blu cobalto, ogni segno, ogni tratto vuole alludere a tesori visti e dimenticati, a vite imprigionate nel tempo e catturate dallo sguardo.

Altre mappe invece sono tristi e nere, cupa dimora di sfumature infinite che si cancellano l’una nell’altra indicando i contrapposti percorsi della fuliggine. Uomini tetri e scuri si nascondono nelle volute dei segni, nei duri tratti del carbone come segno di ogni paura, di ogni abbandono, di ogni dolore indescrivibile ed eterno.

Ma, per un apparente sortilegio, ogni singola carta porta in sé una indecifrabile assenza, come se ognuna nascondesse la sua origine, la sua misteriosa provenienza. Perciò è oscuro il significato delle mappe, né si intende quale sia stata l’ispirazione dei giochi, quali i paesi visti, quali le vite vissute. Continue reading “Atlantide”

Il Labirinto

di Viviana Reda

Quando l’inventore dei mondi concentrici stava per terminare il suo lavoro si rese conto d’aver speso ormai gran parte dei suoi anni nella costruzione di un labirinto.

Aveva realizzato una fortezza di inestricabili gallerie fitte di mattoni o di cespugli, di corridoi ciechi, di finte porte (e di tutto ciò che insomma si confà ad un labirinto) ed era compiaciuto che, per quanto avesse letto e studiato, nessuno, neanche Dedalo, nessuno aveva mai creato un labirinto perfetto. Intendo dire assolutamente perfetto, murato, chiuso, cioè assolutamente inattraversabile. No, non aveva progettato una prigione; le tavole, gli studi, i rilevamenti da lui fatti testimoniano che si tratta proprio di un labirinto, ma unico nel suo genere, un labirinto all’interno del quale si nasce e fin da piccoli si comincia a cercare la via per raggiungere il centro. (Prima di essere travolti da quelle che sono le crisi adolescenziali del labirinto che coincidono con la messa in discussione dell’esistenza del centro). Continue reading “Il Labirinto”

Enrico III e Giordano Bruno

di Redazione

Enrico III di Valois
Enrico III di Valois

Enrico III apprezzò Giordano Bruno per la sua arte della memoria che lo rendeva capace di affabulare ed incantare tutti – pensò perciò di affidargli un compito cui teneva tanto, tenere contatti con Maria di Scozia. Lo accompagnò al suo ambasciatore presso la Regina d’Inghilterra, Michel de Castelnau, che lo ospitò nella sua casa forse anche con segrete…

 

 

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Giordano Bruno: aprile 1583, ecco, sono a Londra

di Vera Mastropaolo

Il 7 aprile del 1583 sono andato dall’ambasciatore di Francia e… sono anche arrivato a Londra: impossibile? Fanfaronata? Eh No! banale verità e genuino merito di Papa Gregorio XIII, con la sua importantissima riforma del calendario. Certo che si comincia bene! L’avventura inglese per me sarà quindi sicuramente eccezionale! Scriverne il diario sarebbe uno spreco di carta, vista la mia…

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