Salviamo il Complesso degli Incurabili

di Anna Savarese, Architetto di Legambiente Campania

Nel giro di pochi mesi si è prodotta un’accelerazione del dissesto che interessa il Complesso degli Incurabili: il 6 febbraio si è aperta una voragine nel cortile del nosocomio, il 24 marzo è sprofondato il pavimento della chiesa di Santa Maria del Popolo che si trova nel complesso ospedaliero, il 6 aprile la situazione si è aggravata con l’apertura di crepe profonde che hanno indotto i vigili a imporre all’ASL di evacuare tutta l’ala del complesso in cui hanno sede la chiesa (del 1530), la storica farmacia e alcuni uffici, il trasferimento dei pazienti in altri ospedali e l’allontanamento e la sistemazione delle 21 famiglie che abitano nel complesso in altri siti temporanei, con l’ipotesi di utilizzare poi il patrimonio immobiliare dell’Asl Napoli 1 Centro. Continue reading “Salviamo il Complesso degli Incurabili”

Un’immagine mille storie. Benvenuti a Marwen

di Vincenzo Curion

Il percorso artistico e personale non necessariamente è lineare e preordinabile. Anzi, il più delle volte, è tortuosa e complessa la strada che conduce a una propria identità e riconoscibilità, che fanno di un autore e della propria opera una manifesta conquista del genere umano. La storia vera da cui è stato tratto questo film ne è un esempio e, stando a quanto dicono le critiche piovute, la pellicola, malgrado la cura nella realizzazione, potrebbe non essere il miglior modo di scoprire e conoscere la vicenda umana e artistica del protagonista. Uscito all’inizio del 2019 nelle sale cinematografiche italiane, il film “Benvenuti a Marwen”, non ha raccolto il consenso di pubblico sperato malgrado la regia di Robert Zemeckis, -regista di Ritorno al futuro, Cast Away e Contact fra gli altri-, e la valida interpretazione di Steve Carell, nei panni del protagonista Mark Hogancamp, artista-fotografo che ha trovato nell’arte una propria cura e ragione di vita dopo la terribile aggressione che gli ha fatto perdere la memoria. Il film di Zemeckis – che unisce scene con attori veri a scene d’animazione ambientate a Marwen – è in genere abbastanza fedele alla storia di Hogancamp, ma è stato criticato per questioni tecniche e anche perché, come ha scritto Chris Nashawaty su Entertainment Weekly, «mentre Marwencol, il documentario del 2010, voleva farti conoscere Hogancamp, questo film ti allontana da lui». Continue reading “Un’immagine mille storie. Benvenuti a Marwen”

Le irregolarità e lo scontento sul TFA sostegno

di Alessandro Savy

Sono 3 gli Atenei che hanno annullato i test del TFA sostegno: Università della Calabria (Arcavacata, Rende), Università della Basilicata (Potenza) e l’Università di Bari.

L’Università della Calabria ha annullato il test per la scuola secondaria di secondo grado solo dopo quaranta minuti dall’inizio, perché alcuni questionari sono risultati incompleti: le domande non erano state stampate. 

A Potenza 340 candidati hanno dovuto interrompere il test perché in venticinque casi le prove della secondaria di secondo grado erano state confuse con quelle della secondaria di primo grado, in questo caso non si conosce ancora la data del nuovo test.

A Bari invece è stato annullato il test per la primaria, poiché le buste erano vuote. Anche in questo caso non si conosce la data. Continue reading “Le irregolarità e lo scontento sul TFA sostegno”

Un’immagine mille storie. Edward mani di forbice

di Vincenzo Curion

-“Abbracciami”- “…Non posso…” (Kim ed Edward)

Uscito nel 1990 il film Edward mani di forbice si appresta a raggiungere il traguardo dei trent’anni, consolidando di proiezione in proiezione, il proprio ruolo di film di culto. Nato dalla mente visionaria di Tim Burton, che negli anni dirà che questo è il film che più rappresenta la sua opera, questa favola gotica è divenuto un’icona di una generazione, emblema di un disagio, che è ancora attuale, e di una purezza che fa piacere ritrovare, sia pure attraverso il mezzo filmico. La storia raccontata è una fiaba drammatica che ha per protagonista una creatura umana sprovvista delle mani, sostituite da diverse affilatissime forbici. La vicenda è narrata da una nonna alla propria nipote, una sera d’inverno durante una nevicata. Grazie al mezzo del flashback, l’anziana donna racconta un episodio ambientato nel sobborgo americano dove vivono. In un tempo non meglio precisato, a cavallo tra gli anni cinquanta e settanta del novecento, case dai colori pastello, vialetti tutti uguali e finemente curati, automobili, ugualmente dai colori sgargianti come fossero disegnate dalla mano di un bambino, e un clima apparentemente estivo, la cui stucchevole raffigurazione anticipa quella di un altro film del 1998 “The Truman Show”, restituiscono l’immagine di una cittadina estremamente anonima, dove neppure compaiono insegne, nomi di strade o scritte pubblicitarie. Continue reading “Un’immagine mille storie. Edward mani di forbice”

Rino Vellecco, il libro fotografico sullo studio di Giuseppe Antonello Leone

di C. Gily Reda

Quando un fotografo frequenta pittori ed artisti, esercitando la sua propria arte può riuscire a disegnarne il profilo con le immagini. È il caso di questa graphic story, i può dire, che bene descrive il volto di un artista come il Leone di Napoli (titolo del libro di Philippe Daverio). Rino Vellecco ha saputo sfruttare l’icasticità dell’immagine ferma, che si sottrae al gioco perverso dell’Image mouvement (Gilles Deleuze) che si attua nel filmato: così simile al quotidiano da conservarne l’istantaneità. La causa di quel camminare senza capire per l’eccesso di cose e suggestioni, che collassano l’attenzione nella semplice presenza. Blow up, il film di Antonioni, oggi già antico, fece capire l’importanza dell’istantanea, che fissa il panorama completo e consente al viandante affannato di fermare il tempo e godere una pausa nel flusso della vita. Quando la fotografia conquistò l’istante, nell’800, con le parole di Baudelaire iniziò l’autocoscienza del nuovo mondo del corpo e della velocità, allora agli albori. Continue reading “Rino Vellecco, il libro fotografico sullo studio di Giuseppe Antonello Leone”

Sulla scienza e l’educazione scolastica

di Franco Blezza, DSFPEQ, Università “G. d’Annunzio”, Chieti

I – Un sapere e una metodologia della ricerca

Riprendiamo in questo saggio una parte delle riflessioni che costituivano la parte sostanziale delle nostre ricerche negli anni ’80, prima della svolta in senso sociale e professionale. Tuttavia, le ricerche sulla scienza come conoscenza e come metodologia della ricerca ci hanno molto aiutato anche nelle ricerche successive.

C’è molta letteratura in materia, culminata con un volume ormai introvabile della fine di quel decennio , con una riflessione qualche anno dopo in altra opera di difficile reperibilità . Entrambe queste opere, peraltro, si sono attenute alla dominante scolastica che caratterizzava il Magistero del tempo dove eravamo ricercatori, sia pure senza limitarsi ad alcuni gradi di scuola e coinvolgendo in via essenziale le scuole superiori, e ovviamente allargando il discorso a materie d’insegnamento, che a quel tempo non erano ancora etichettate con la dizione riduttiva di “discipline”, non in linea con le tradizioni di quella particolare Facoltà sciolta oltre un quarto di secolo fa.

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Elsewhere perhaps – l’Utopia e la Distopia di Ghisi

di C. Gily Reda

Per chi vuol leggere e vedere l’intervento di Marc Luyckx Ghisi al Sum #03 basta vedere i filmati, il suo ultimo è del 6 aprile.

Vi si disegna insieme un’utopia ed una distopia: un modo di impostare un discorso politico e di riaprire il dibattito, che sembra sopito, sulle idee politiche – che non sono più quelle dei due secoli trascorsi, eguaglianza e libertà… o almeno, esse si articolano molto diversamente dai due secoli trascorsi, così terribilmente lontani nel tempo e nello spazio.

La Digital Democracy più che una ‘dottrina politica’ è un fatto, ma non si può riportare il discorso politico all’alzata di mano: come invece si vuole da tutti. Dal Rinascimento ad oggi si è lavorato perché si ragionasse sui diritti dell’uomo e sulla sua libertà di pensiero e di stampa: la democrazia digitale non facilita la partecipazione diretta e ragionata. Lo ha già dimostrato la storia recente, la liberaldemocrazia non si afferma con il voto one-to-one e il populismo partecipativo. C’è bisogno di nuovi metodi.

Forse che le grandi democrazie, coi loro referendum tipo Brexit, con le loro elezioni tipo Trump e tipo Bush jr non hanno dimostrato che la conta dei voti è un sistema che ha portato moltissimi a non votare, e i votanti ad andare pari? Accade persino che perde chi ha più voti. Continue reading “Elsewhere perhaps – l’Utopia e la Distopia di Ghisi”

Francesco Alessio. Arte a scuola

di C. Gily Reda

Francesco Alessio ha seguito studi regolari, Liceo Artistico ed Accademia (con Augusto Perez), ma ha manifestato subito il suo carattere, la sua tendenza all’ascolto, a cercare il contatto con chi guarda, lavorando al restauro dei dipinti su tela e su tavola, nel Laboratorio napoletano presso la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici nella Pinacoteca Nazionale di Capodimonte e al restauro archeologico anche con il C.N.R.S. francese.

In questo quadro, del tutto coerente la scelta successiva di lavorare nella scuola, naturalmente al liceo artistico. Le sue opere cercano la linearità nascosta degli archetipi navigando tra materiali diversi, assemblati secondo logiche grafiche col filo di ferro ma poi anche ricostruiti con il caldo plastico della ceramica ma poi frequentando ogni materiale – come dice Vitaliano Corbi cercandone il battito cardiaco. È un navigare tra le materie come fossero vive che cerca di ascoltare la melodia che segna la loro metamorfosi in cultura dello spazio. Ciò perché non si sintetizzano gli elementi ma piuttosto li si compone, non nella tradizione ma nel pop: lasciando cioè accostate più che indagate le analogie della costruzione. Continue reading “Francesco Alessio. Arte a scuola”

La gabbia

di Viviana Reda

La fuga era finita, finalmente. Quando mi voltai, in affanno, all’indietro, mi accorsi che i miei inseguitori erano svaniti, che di loro non era rimasta traccia. Solo un vago agitarsi del vento ricordava ancora i fremiti della corsa e le ansie del viaggio. Non so quanto tempo era durata la mia prigionia, non so se ore o secoli mi dividevano dalle cose note, dai sentieri inesplorati della mia terra. Tutti, ricordo, avrei voluto percorrerli, per giungere sempre qui, come oggi, in questa radura. Non so precisamente quale sia stato il luogo della reclusione, in cui le ore passavano, lente, a contare le ombre che cadevano tenui all’interno della gabbia. Forse qualcuno pensava che avessi un segreto nascosto, forse un tesoro, o un terribile mistero che tutti avrebbe annientato alla sua rivelazione. Continue reading “La gabbia”