Tag: Clementina Gily Reda

La Questione meridionale

torna, nel libro Il Salotto di Via Vittoria Colonna di Antonio Sarubbi.

Se ne è parlato al Centro Dorso di Avellino, Circolo della Stampa.

di C. Gily Reda

Si vota per le elezioni europee: dunque in nostro numero 10 compare prima del solito: per evitare il terremoto che comunque ci sarà Mentre è opportuno riparlare di questione meridionale, per smettere di trattarla in modo indebito: lo diceva, si vedrà nei prossimi numeri, persino Antonio Gramsci – il cui giornale esce oggi a firma di Maurizio Belpietro – a sottolineare il dileggio cui ormai si abbandonano i leghisti.

Wolf ha sempre manifestato l’interesse per l’Europa unita, pubblicando sui temi del Partito d’azione più di qualsiasi testata attuale: l’Europa fu di certo il frutto lasciato in eredità all’Europa da quel piccolo fulmine benefico che fu il Pd’a, ridotto in cenere dall’eccesso di fiamme, ma sotterraneamente agente sempre, con la sua prospettiva liberaldemocratica e socialista, coi tanti intellettuali, politici e giornalisti, che vi parteciparono. E l’attenzione di tutti da domani si concentrerà sull’Europa. Continue reading “La Questione meridionale”

Da Pierre Levy a oggi: Democrazia e Big Data (1)

di C. Gily Reda

Auspicava Levy, in un sogno così ardito da parere un’utopia lontana, che la democrazia diretta avesse infine realtà di governo, il sogno del Cittadino. Ma la previsione fu una volta di più utopia, a guardare dall’oggi, il processo non è automatico.

Il valore dell’utopia, predica sempre wolf insiste, è l’essere sogno predittorio, di quelli del mattino che si considerano utili nella vita – l’equivalente nella scienza di un’ipotesi da indagare, una via per l‘esplorazione di problemi e la discussione pluralista. La chiacchiera che diventa caos, la verità tempesta di fake news, rende chiara l’illusione… anche Adam Smith pensò che l’economia, una volta liberata, avrebbe trovato da sé la sua misura! Ciò non significa che si debba smettere di tentare. Piuttosto, si deve smettere di attendere che le cose si risolvano da sole; gli Stati non sono sistemi omeostatici, ma scenari di lotte continue. Il campo di simulazione bellica che è diventata l’informazione quotidiana in periodo elettorale, deve insegnare a riflettere sul nuovo mondo, è un teatro da memorizzare per quando scemerà la tenzone, così da meditare la politica e i suoi valori e metodi, alla luce delle nuova tecnologie della comunicazione e della mediazione relazionale. Continue reading “Da Pierre Levy a oggi: Democrazia e Big Data (1)”

Rinascimento: le basi della filosofia dell’illuminismo

di C. Gily Reda

Athanasius Kircher è l’autore dell’Oedipus aegyptiacus (1652), che fa parte dell’ampia letteratura esoterica del periodo che va avanti dal 1400 a conquistare il pensiero di moda dei due secoli seguenti. Esoterica ed ermetista, celebrante cioè la figura di Ermete Trismegisto sino a disegnarne in un mosaico la figura nel duomo di Siena. Di lui circolava un testo, l’Asclepio, una sorta di revisione della favola dell’Eden, imperniata su di un Adamo sorridente ed amato da Dio, come lo dipingeva Plotino. Per acquistarle importanza, si diceva che le opere di Ermete risalissero ai tempi di Mosè; caddero alquanto nell’interesse quando questa fama si dimostrò usurpata, per opera di Isaac Casaubon, che come Lorenzo Valla con la Donazione di Costantino, ne dimostrò la falsità filologicamente, indicando termini moderni nel testo delle frasi. Alla fine del secolo si aggiunsero all’Asclepio i 5 libri del Pimander, tradotti da Marsilio Ficino per il morente Cosimo il Vecchio. Il Rinascimento unì queste concezioni alle altre, raccontando la storia dell’Anima Mundi, una sorta di concezione universale in cui molti sognarono potessero terminare le contese di religione. Fu questo sogno a far nascere il giusnaturalismo, cioè la dottrina dei diritti naturali, gloria del pensiero occidentale. Continue reading “Rinascimento: le basi della filosofia dell’illuminismo”

IL SENSO DEL SACRO 2019: Fragilità e incompiutezza dell’umano.

di C. Gily Reda

Banksy, La Madonna con la pistola, Napoli
Banksy, La Madonna con la pistola, Napoli

Gli artisti e il sacro: Leonardo e i suoi Codici, il Trattato sulla pittura, contano quanto la Gioconda.

Tutti gli artisti meditano e scrivono figure o parole, poesie, immagini… è il loro contributo alla civilizzazione.

Artisti sì, ma prima uomini; e tutti gli uomini sono artisti, di Arte Artigianato e Artefatti

Sostenere senso e segni della formazione estetica è la ragion d’essere di questo giornale, organo di stampa dell’OSCOM. Chiarire concetti come quello di sacro, in cui è il nucleo della vita creativa di ogni uomo, è suo compito privilegiato.

Sacra è la meraviglia che artisti e filosofi richiamano sempre per spiegare come mai l’arte, ArtArtArt, si fermi su cose così comuni rivelandone significati occulti: l’esempio eclatante è quello della mela, in Caravaggio e in Magritte. Il banale, dice l’estetologo, diventa protagonista della storia del pensare, che è anche dipingere e scolpire. Continue reading “IL SENSO DEL SACRO 2019: Fragilità e incompiutezza dell’umano.”

Rino Vellecco, il libro fotografico sullo studio di Giuseppe Antonello Leone

di C. Gily Reda

Quando un fotografo frequenta pittori ed artisti, esercitando la sua propria arte può riuscire a disegnarne il profilo con le immagini. È il caso di questa graphic story, i può dire, che bene descrive il volto di un artista come il Leone di Napoli (titolo del libro di Philippe Daverio). Rino Vellecco ha saputo sfruttare l’icasticità dell’immagine ferma, che si sottrae al gioco perverso dell’Image mouvement (Gilles Deleuze) che si attua nel filmato: così simile al quotidiano da conservarne l’istantaneità. La causa di quel camminare senza capire per l’eccesso di cose e suggestioni, che collassano l’attenzione nella semplice presenza. Blow up, il film di Antonioni, oggi già antico, fece capire l’importanza dell’istantanea, che fissa il panorama completo e consente al viandante affannato di fermare il tempo e godere una pausa nel flusso della vita. Quando la fotografia conquistò l’istante, nell’800, con le parole di Baudelaire iniziò l’autocoscienza del nuovo mondo del corpo e della velocità, allora agli albori. Continue reading “Rino Vellecco, il libro fotografico sullo studio di Giuseppe Antonello Leone”

Elsewhere perhaps – l’Utopia e la Distopia di Ghisi

di C. Gily Reda

Per chi vuol leggere e vedere l’intervento di Marc Luyckx Ghisi al Sum #03 basta vedere i filmati, il suo ultimo è del 6 aprile.

Vi si disegna insieme un’utopia ed una distopia: un modo di impostare un discorso politico e di riaprire il dibattito, che sembra sopito, sulle idee politiche – che non sono più quelle dei due secoli trascorsi, eguaglianza e libertà… o almeno, esse si articolano molto diversamente dai due secoli trascorsi, così terribilmente lontani nel tempo e nello spazio.

La Digital Democracy più che una ‘dottrina politica’ è un fatto, ma non si può riportare il discorso politico all’alzata di mano: come invece si vuole da tutti. Dal Rinascimento ad oggi si è lavorato perché si ragionasse sui diritti dell’uomo e sulla sua libertà di pensiero e di stampa: la democrazia digitale non facilita la partecipazione diretta e ragionata. Lo ha già dimostrato la storia recente, la liberaldemocrazia non si afferma con il voto one-to-one e il populismo partecipativo. C’è bisogno di nuovi metodi.

Forse che le grandi democrazie, coi loro referendum tipo Brexit, con le loro elezioni tipo Trump e tipo Bush jr non hanno dimostrato che la conta dei voti è un sistema che ha portato moltissimi a non votare, e i votanti ad andare pari? Accade persino che perde chi ha più voti. Continue reading “Elsewhere perhaps – l’Utopia e la Distopia di Ghisi”

Francesco Alessio. Arte a scuola

di C. Gily Reda

Francesco Alessio ha seguito studi regolari, Liceo Artistico ed Accademia (con Augusto Perez), ma ha manifestato subito il suo carattere, la sua tendenza all’ascolto, a cercare il contatto con chi guarda, lavorando al restauro dei dipinti su tela e su tavola, nel Laboratorio napoletano presso la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici nella Pinacoteca Nazionale di Capodimonte e al restauro archeologico anche con il C.N.R.S. francese.

In questo quadro, del tutto coerente la scelta successiva di lavorare nella scuola, naturalmente al liceo artistico. Le sue opere cercano la linearità nascosta degli archetipi navigando tra materiali diversi, assemblati secondo logiche grafiche col filo di ferro ma poi anche ricostruiti con il caldo plastico della ceramica ma poi frequentando ogni materiale – come dice Vitaliano Corbi cercandone il battito cardiaco. È un navigare tra le materie come fossero vive che cerca di ascoltare la melodia che segna la loro metamorfosi in cultura dello spazio. Ciò perché non si sintetizzano gli elementi ma piuttosto li si compone, non nella tradizione ma nel pop: lasciando cioè accostate più che indagate le analogie della costruzione. Continue reading “Francesco Alessio. Arte a scuola”

La politica della comunicazione e le regole: Il Grande Tribunale dell’Opinione Pubblica (1)

di C. Gily Reda

Gaetano Filangieri
Gaetano Filangieri

1. Il problema della politica della comunicazione

Il tema della politica della comunicazione viene oggi affrontato spesso dalla scienza che le si dedica, perché in tutti i percorsi della governance la comunicazione ha un posto rilevante, perché si interseca praticamente con tutti i livelli della gestione del potere; la sua ottimizzazione è e deve essere obiettivo costante, perciò questa sociologia si divide in numerose altre scienze istituzionali, ciascuna delle quali mira appunto allo scopo della determinazione ulteriore del tema, nell’ottica in progress tipica della scienza, che consiste nel trarre conseguenze dalle premesse. Viene anche studiato dalla scienza politica, per osservare ed approfondire i metodi in quanto essi rioperano sulle forme di governo e contribuiscono a mutarne la concretezza storica: anche qui vale il motto più citato, forse, della scienza della comunicazione – Il mezzo è il messaggio, frase detta da McLuhan nel 1964, quando lo studio dei media non aveva ancora raggiunto linee generali di analisi teorica, mentre era già molto progredito come pratica tecnologica, artistica, di analisi scientifica. Un motto vero in special modo per i media, ma che riguarda tutta la tecnica come problema, staccarsi dal vero comporta la valutazione dei mezzi e l’adattamento ad essi. Perciò l’operato delle scienze sulla politica della comunicazione sono molto interessanti, anzi costituiscono una parte importante dell’esperienza del mondo. Perché anche se quel che viene in mente quando si pensa al termine esperienza è il fatto personale, la partecipazione ad un evento anche minimo- basta riflettere ed è chiaro come molte cose aiutino il contatto reale a divenire esperienza, anche prima del fatto virtuale c’è il senso comune, il gusto, il tessuto relazionale – tutte centrali esperienze. Oggi il mondo è globale e complesso, la vera esperienza in cui si acquista coscienza della storia, è sicuramente la seconda, analizzata appunto dalle scienza sociologiche e politiche. Continue reading “La politica della comunicazione e le regole: Il Grande Tribunale dell’Opinione Pubblica (1)”

Un artista scrittore, Carlo Improta: più che una poetica

di C. Gily Reda

Un libro da promuovere, questo di Carlo Improta, un artista da poco in mostra al PAN con le sue opere. Le più recenti somigliano a questa copertina, un volto tratteggiato a matita o a pastello, finissimo nel ritrarre l’essenziale di un sguardo – come questa bimba di Auschwitz, che sembra chiedersi perché, o meglio ‘cosa accade?’ sbalordita – lo sguardo allucinato che non è quello del bambino povero, cui è stata sottratta l’infanzia, ma che poi diventa Edgard Allan Poe, Stephan Mallarmé, John Ruskin… Lo sbalordito è schiacciato dalla crudeltà possibile. Oggi che il realismo modale riafferma la positività dei mondi possibili, dimentica, come Leibniz, che sono infiniti anche i volti della crudeltà.

Da promuovere perché si fa leggere e perché conosce l’arte della parabola, di figurare scene per far intendere messaggi. Difficili, ma resi perfettamente comprensibili; sono un’estetica più che una poetica – cioè riflessioni degli artisti sul fare arte; invece qui c’è filosofia, ricerca di verità. Carlo Improta viene da un’esperienza pittorica di ricerca, ha praticato l’informale – alla mostra del sacro dell’anno scorso a San Domenico Maggiore, nota ai lettori di wolf, espose una scultura informale (qui sotto). Tra le tante esperienze fatte imparando l’arte, ma anche mettendola da parte, per esperire il tempo e la sua moda. Che come disse Mallarmé, non è futilità ma compagnia con gli altri artisti e la comunità – cosa importantissima, che gli ha dato dubbi e certezze, nel disegno di una propria via libera, con i rischi ovviamente della libertà. Continue reading “Un artista scrittore, Carlo Improta: più che una poetica”

Il terrorismo nelle lettere di Mario Perniola

di Gily Reda

Luperini o Fofi o Perniola

Gerusalem! Pietra su pietra non c’è restata

È il nulla che opponete alla Coca Cola

Pier Paolo Pasolini in Nuovi Argomenti

Lo cita Perniola in Del terrorismo come una delle belle arti. Storiette, Milano, Mimesis 2016: i versi, francamente, mi erano sfuggiti. In coda al libro, come il libro è in coda alla sua vita, suona come un congedo con sberleffo, si direbbe, alla Arlecchino, o fu un ritorno di verità? Non solo di sincerità, perché non lo ha mai abbandonato, gli donò lo stile fluente del grande conversatore, come Voltaire. Un grande, che ha potuto coronare nella sua vita i suoi sogni. Continue reading “Il terrorismo nelle lettere di Mario Perniola”