Tag: Clementina Gily Reda

Mass media tradizionali e rete… tutti contano nella scena

di C. Gily Reda

Cosa dice il ritorno di Grillo in scena, impaurito come sempre e come tutti da Renzi? Eccede qui la scelta politica, è un dato che Renzi getta intorno a sé un terrore che rischia di farci assistere ad un secondo omicidio modello Enrico II e vescovo di Canterbury. E la storia parlerà. Chi sta alla finestra, come un giornale che dà importanza alla comunicazione – espressione ed alla filosofia, può dire la sua restando alla finestra, come si deve, o si dovrebbe, da parte di un giornalista. Per vedere cos’è un giornalista di successo ora, basta guardare Telese tutte le sere, padrone di un programma in cui dovrebbe essere moderatore. Quis custodiet custodes? Dicevano i latini… A lui chi lo modera??? Continue reading “Mass media tradizionali e rete… tutti contano nella scena”

Benedetto Croce e Angelina Zampanelli. Il potere della bellezza

di C. Gily Reda

Libertà vo cercando, ch’è sì cara…
La libertà è la vita che vuole spandersi. …è la gioia del fare

Nel quadro delle élites femminili è bene che compaia anche una donna speciale e normale come Angelina Zampanelli. È la compagna a tempo pieno, che merita di esserci proprio per rappresentare l’aspetto improprio di tante donne delle élites, essere valido specchio di coloro che amano e lasciano risplendere. Quella che è sempre amica con la sua cura, il lavoro più difficile che bene esemplifica Angelina Croce, come si firmava, non nobile né ricca, beneducata ma non di studi compiuti, eppure ostinatamente bella, libera di carattere e di modi – ed è forse proprio il fascino della sua libertà che fece durare vent’anni l’incontro con Benedetto Croce. Era una donna del tempo delle suffragette, ma credeva nella femminilità tradizionale, come d’altronde nella stessa città faceva anche Matilde Serao – con lo stesso lieve eccesso di fair play e lealtà. Ma così si riesce ad impersonare a pieno l’amore dolce e femminile, che è il vero potere della bellezza. Continue reading “Benedetto Croce e Angelina Zampanelli. Il potere della bellezza”

Massimo Iiritano: Il dono di Prometeo

di C. Gily Reda

Il terribile dono del fuoco, il dono di Prometeo così difficile da accettare, per le speranze deluse che sono congiunte ad esso: è meglio evocato dall’immagine del suo tormento, come in questa immagine con l’aquila che distrugge regolarmente la sua forza – il suo fegato così eroico. Così è nella tragedia antica, punto di partenza del suggestivo e profondo libro di Massimo Iiritano, che una volta di più conduce la riflessione su di una sinfonia di consensi e dissensi, com’è dei dialoghi del fondamento dei discorsi umani, anche nella filosofia che non si fa teologia classica ma ne echeggia i problemi nel mondo della morte di Dio.

L’interesse dei saggi, per chi scrive, si lega ad alcuni temi, nuovi e come sempre ben posti: ho già discusso con lui su questo giornale più volte di Sergio Quinzio e di Collingwood. Qui vorrei fare spazio a due autori essenziali per tutte le filosofie del ‘900, oggi però molto meno presenti di una volta, cioè Kierkegaard e Dostoevskij. Un duo che si dimostra una volta di più fonte bene scelta, capace di far sgorgare problematiche attuali. È il caso di quella che oppone mediazione e paradosso, riportata in vita nella politica e nella società dallo scompaginamento delle argomentazioni tradizionali. Prima causa di ciò è la rinascita dell’infinito, discorsi tutti protagonisti che non consentono più l’orizzonte ordinato di una cultura. Si è trasformato in un accumulo di big data il campo dei ragionamenti infestato da mille parole senza mutuo ascolto. I blog dibattono in modo forsennato le questioni del quotidiano, e così hanno trasformato la discussione in un tumulto di folla; non ci sono ancora retori capaci di prendere la guida di queste folle, e se ci sono non si tratta di retori ma di capipopolo. L’argomentazione paradossale non riesce nemmeno a diventare mito, ma diventa il contenuto dei giornali ormai ben lontani da poter essere definiti, come diceva Antonio Labriola. La preghiera del mattino dell’uomo moderno. Continue reading “Massimo Iiritano: Il dono di Prometeo”

Luciano De Crescenzo, Napoli nel cuore

di C. Gily Reda

L’autore di Così parlò Bellavista, quest’anno recitato al San Carlo anche con gli stessi attori: per De Crescenzo c’era Geppy Gleijeses. Era il suo compleanno, i 90 anni, nel settembre 2018: il San Carlo sembrava un uovo, pieno di giovani che hanno visto il film e ripetono le gag, diventate proverbi urbani (Libertà libertà… pur’o pappavallo l’adda’ pruvà; Ma comme fa!!! detto con stupore allo sgangherato poeta estemporaneo).


Si è spento Luciano De Crescenzo, persona rara e di grande spessore culturale, dotato di quello spirito ironico che solo un Napoletano doc possiede.

Il Movimento artistico culturale “Esasperatismo Logos & Bidone” partecipa al dolore della famiglia.

Adolfo Giuliani

Anche con Luciano De Crescenzo Adolfo Giuliani aveva pensato di celebrare quel riconoscimento pubblico della città verso le persone più vicine allo spirito della città, anche se non vivono in città preferendo i salotti di Roma. Quei “Grandi intellettuali del Sud”, come ha detto al telegiornale Renzo Arbore, facondi e buoni argomentatori che, a dire la verità, non sono scomparsi nemmeno oggi, ma sono sempre stati rari. Così autoironico era de Crescenzo, da dire che la sua fortuna era di non essersi montato la testa diventando uno dei tanti fantocci TV, o uno dei ricchi potenti che scaricano l’ira su Napoli ingrata, impoverendola. Tutti ricordano i salotti televisivi di Arbore, con gli amici Marisa Laurito, Catalano, Andy Luotto, Nino Frassica, De Crescenzo… – Arbore al TG era commosso sino alle lacrime e ricordava il comune amore per Napoli, dove sarà sepolto il 20 luglio, che lo ha portato a dargli conforto con le sue ormai classiche interpretazioni delle canzoni napoletane.

Chi non è di Napoli pensa che il sole sia scomparso, che i rifiuti l’abbiano sommersa, peggio della lava invocata da Vittorio Feltri… è una ‘incomprensibile’ lotta civile quella in atto, forse per la trasformazione delle Lacreme napulitane degli esuli in disprezzo per La patria napoletana, come diceva Elena Croce. Ma nonostante i guasti continui della politica, invece, i giovani si riconoscono in Bellavista anche se i malviventi non muoiono mai, come ovunque – solo che prima si redimevano per la mamma e l’ammore… oggi imparano a fare l’amerikano. Ricordare De Crescenzo è anche ricordare quel titolo della Mostra del 2008 con cui iniziò l’opera di OSCOM in città: la mostra Anche io sono Napoletano, proprio perché è la patria degli Uomini della Libertà.

W Gily Luciano De Crescenzo, Napoli nel cuore

La filosofia dell’azione storica di Guido de Ruggiero

di Clementina Gily Reda

A Guido de Ruggiero dedicai nel 1981 una monografia e vari articoli, su consiglio di Raffaelo Franchini. Mi convinse a ‘scoprire’ un’eccellenza sottovalutata, benché fosse in Italia il filosofo più noto (anche a me, sinallora studente), dopo Croce e Gentile, anche per il suo gran lavoro nella storia della filosofia.

E infatti scoprii subito che tanto resta ancora da dire, per la complessa attualità dell’opera, per l’assenza di studiosi, per le congiunture polemiche che lo colpivano da quando aveva preso a combattere l’Italia fascista. Anche dopo, ci fu chi ricordò che non era stato fra i 18 professori universitari che non giurarono fedeltà allo Stato fascista che fu richiesta nel ’31: e si dimentica di dire che lo firmò tanto malvolentieri da decidersi solo nel ’40, in guerra; e che pure si sentì così turbato da autorizzare l’editore Laterza alla ristampa della Storia del liberalismo europeo – così finì in carcere a Bari, liberato dalla Resistenza, dai fratelli Fiore.

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Un biglietto da visita per la navigazione sui costumi e sui riti della Campania

di C. Gily Reda

L’Atrio di Apollo, logo di OSCOM è una macchina della memoria
L’Atrio di Apollo, logo di OSCOM è una macchina della memoria

Presento nuovi amici che consentono ai team OSCOM, che si riuniscono il 18 luglio 2019, di ampliare i loro programmi. Abbozzo una linea programmatica da discutere insieme.

Rino Vellecco è un operatore visivo di varia esperienza lavorativa nel teatro, nella cinematografia e nella fotografia. Ha lavorato con tanti artisti, realizzando filmati e ultimamente la dimensione studio di Giuseppe Antonello Leone, libro reperibile on line. Ha iniziato facendo parte, giovanissimo, di uno dei cine club di Napoli dove si filmava con cineprese ad 8 m/m. Ha collaborato con gruppi teatrali, come tecnico delle luci e fotografo di scena. Alla fine degli anni settanta fonda, insieme ai fotografi Gianni Rollin e Lucia Patalano, “Ricerca Aperta” specializzata in riprese delle tradizioni popolari.

In poco tempo il gruppo realizza, andando in giro per il ricco tessuto antropologico del Sud, molti audiovisivi di notevole interesse. Ricerca Aperta ha partecipato a diverse rassegne culturali in Italia e all’estero.

Tra gli audiovisivi più interessanti cito “La cappella Sansevero”, “Il treno delle Ande”, “I battenti di Nocera Terinese”, “I riti settennali dell’Assunta a Guardia Sanframondi”. I video reportage più interessanti sono: “La sagra del vino”, “I fuienti della
Madonna dell’Arco”, “La processione di Sessa Aurunca”, “I gigli di Nola”.
Tutto è fruibile nel ricco sito che Wolf invita a visitare, rinovellecco.it 

Rino Vellecco ha partecipato alle giurie dei premi DocArte e girato documentari con protagonisti Franco Lista, Mario de Cunzo, Antonello Leone e Giovanni Ferrenti: oggi fotografa e filma i nuovi progetti di OSCOM, unendosi al team DocArte -Riprese, Ferdinando Muscariello, Gianluca Barone, Irene Cesarano.

Per le riprese coi droni è entrato in azione Giovanni Scirocco: ciò consente per i team di lavoro OSCOM di attivare il progetto : Anfiteatri della Campania, il cui primo filmato, ancora limitato alla ripresa, è disponibile in rete sul sito di Giovanni Scirocco (Anfiteatro Campano Trailer documentario https://youtu.be/24SDK-Cpn_U)

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La Questione meridionale

torna, nel libro Il Salotto di Via Vittoria Colonna di Antonio Sarubbi.

Se ne è parlato al Centro Dorso di Avellino, Circolo della Stampa.

di C. Gily Reda

Si vota per le elezioni europee: dunque in nostro numero 10 compare prima del solito: per evitare il terremoto che comunque ci sarà Mentre è opportuno riparlare di questione meridionale, per smettere di trattarla in modo indebito: lo diceva, si vedrà nei prossimi numeri, persino Antonio Gramsci – il cui giornale esce oggi a firma di Maurizio Belpietro – a sottolineare il dileggio cui ormai si abbandonano i leghisti.

Wolf ha sempre manifestato l’interesse per l’Europa unita, pubblicando sui temi del Partito d’azione più di qualsiasi testata attuale: l’Europa fu di certo il frutto lasciato in eredità all’Europa da quel piccolo fulmine benefico che fu il Pd’a, ridotto in cenere dall’eccesso di fiamme, ma sotterraneamente agente sempre, con la sua prospettiva liberaldemocratica e socialista, coi tanti intellettuali, politici e giornalisti, che vi parteciparono. E l’attenzione di tutti da domani si concentrerà sull’Europa. Continue reading “La Questione meridionale”

Da Pierre Levy a oggi: Democrazia e Big Data (1)

di C. Gily Reda

Auspicava Levy, in un sogno così ardito da parere un’utopia lontana, che la democrazia diretta avesse infine realtà di governo, il sogno del Cittadino. Ma la previsione fu una volta di più utopia, a guardare dall’oggi, il processo non è automatico.

Il valore dell’utopia, predica sempre wolf insiste, è l’essere sogno predittorio, di quelli del mattino che si considerano utili nella vita – l’equivalente nella scienza di un’ipotesi da indagare, una via per l‘esplorazione di problemi e la discussione pluralista. La chiacchiera che diventa caos, la verità tempesta di fake news, rende chiara l’illusione… anche Adam Smith pensò che l’economia, una volta liberata, avrebbe trovato da sé la sua misura! Ciò non significa che si debba smettere di tentare. Piuttosto, si deve smettere di attendere che le cose si risolvano da sole; gli Stati non sono sistemi omeostatici, ma scenari di lotte continue. Il campo di simulazione bellica che è diventata l’informazione quotidiana in periodo elettorale, deve insegnare a riflettere sul nuovo mondo, è un teatro da memorizzare per quando scemerà la tenzone, così da meditare la politica e i suoi valori e metodi, alla luce delle nuova tecnologie della comunicazione e della mediazione relazionale. Continue reading “Da Pierre Levy a oggi: Democrazia e Big Data (1)”

Rinascimento: le basi della filosofia dell’illuminismo

di C. Gily Reda

Athanasius Kircher è l’autore dell’Oedipus aegyptiacus (1652), che fa parte dell’ampia letteratura esoterica del periodo che va avanti dal 1400 a conquistare il pensiero di moda dei due secoli seguenti. Esoterica ed ermetista, celebrante cioè la figura di Ermete Trismegisto sino a disegnarne in un mosaico la figura nel duomo di Siena. Di lui circolava un testo, l’Asclepio, una sorta di revisione della favola dell’Eden, imperniata su di un Adamo sorridente ed amato da Dio, come lo dipingeva Plotino. Per acquistarle importanza, si diceva che le opere di Ermete risalissero ai tempi di Mosè; caddero alquanto nell’interesse quando questa fama si dimostrò usurpata, per opera di Isaac Casaubon, che come Lorenzo Valla con la Donazione di Costantino, ne dimostrò la falsità filologicamente, indicando termini moderni nel testo delle frasi. Alla fine del secolo si aggiunsero all’Asclepio i 5 libri del Pimander, tradotti da Marsilio Ficino per il morente Cosimo il Vecchio. Il Rinascimento unì queste concezioni alle altre, raccontando la storia dell’Anima Mundi, una sorta di concezione universale in cui molti sognarono potessero terminare le contese di religione. Fu questo sogno a far nascere il giusnaturalismo, cioè la dottrina dei diritti naturali, gloria del pensiero occidentale. Continue reading “Rinascimento: le basi della filosofia dell’illuminismo”

IL SENSO DEL SACRO 2019: Fragilità e incompiutezza dell’umano.

di C. Gily Reda

Banksy, La Madonna con la pistola, Napoli
Banksy, La Madonna con la pistola, Napoli

Gli artisti e il sacro: Leonardo e i suoi Codici, il Trattato sulla pittura, contano quanto la Gioconda.

Tutti gli artisti meditano e scrivono figure o parole, poesie, immagini… è il loro contributo alla civilizzazione.

Artisti sì, ma prima uomini; e tutti gli uomini sono artisti, di Arte Artigianato e Artefatti

Sostenere senso e segni della formazione estetica è la ragion d’essere di questo giornale, organo di stampa dell’OSCOM. Chiarire concetti come quello di sacro, in cui è il nucleo della vita creativa di ogni uomo, è suo compito privilegiato.

Sacra è la meraviglia che artisti e filosofi richiamano sempre per spiegare come mai l’arte, ArtArtArt, si fermi su cose così comuni rivelandone significati occulti: l’esempio eclatante è quello della mela, in Caravaggio e in Magritte. Il banale, dice l’estetologo, diventa protagonista della storia del pensare, che è anche dipingere e scolpire. Continue reading “IL SENSO DEL SACRO 2019: Fragilità e incompiutezza dell’umano.”

Rino Vellecco, il libro fotografico sullo studio di Giuseppe Antonello Leone

di C. Gily Reda

Quando un fotografo frequenta pittori ed artisti, esercitando la sua propria arte può riuscire a disegnarne il profilo con le immagini. È il caso di questa graphic story, i può dire, che bene descrive il volto di un artista come il Leone di Napoli (titolo del libro di Philippe Daverio). Rino Vellecco ha saputo sfruttare l’icasticità dell’immagine ferma, che si sottrae al gioco perverso dell’Image mouvement (Gilles Deleuze) che si attua nel filmato: così simile al quotidiano da conservarne l’istantaneità. La causa di quel camminare senza capire per l’eccesso di cose e suggestioni, che collassano l’attenzione nella semplice presenza. Blow up, il film di Antonioni, oggi già antico, fece capire l’importanza dell’istantanea, che fissa il panorama completo e consente al viandante affannato di fermare il tempo e godere una pausa nel flusso della vita. Quando la fotografia conquistò l’istante, nell’800, con le parole di Baudelaire iniziò l’autocoscienza del nuovo mondo del corpo e della velocità, allora agli albori. Continue reading “Rino Vellecco, il libro fotografico sullo studio di Giuseppe Antonello Leone”