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Guido Del Giudice edita la Somma di Giordano Bruno

di C. Gily Reda

Giordano Bruno, Somma dei termini metafisici, a cura di G. Del Giudice, Di Renzo, Roma 2010

La metafisica di Aristotele contiene nel libro V una sorta di dizionario filosofico, che terminologicamente aiuta ad orientarsi nel tessuto della dottrina, perché non contiene solo il senso dei termini ma anche, necessariamente, l’impostazione dei concetti, approfonditi in altre sezioni del sapere. E sono termini come sostanza, causa, principio, le categorie. Si tratta di un percorso tanto importante che Giovanni Reale, nell’introdurre il testo aristotelico, ne nota la grande rilevanza e aggiunge che per primo la sottolineò Brentano. Confessa che l’elenco resta però più ostico di altre parti della Metafisica, proprio per il suo concentrare in un punto solo tutta la serie di questioni centrali, che proprio per la brevità risultano ancora più dense.  Continue reading “Guido Del Giudice edita la Somma di Giordano Bruno”

Edgard Morin, Sull’estetica, Cortina 2019

di C. Gily Reda

Morin e Gily al convegno OSCOM sulla formazione estetica, IISF 2008

Da leggere subito la traduzione del libro di Edgard Morin Sull’estetica, Cortina 2019, edito in francese nel 2016, sulla scorta di lezioni alla Maison Des Sciences. Anche OSCOM, nel 2008, pubblicò subito le sue parole sulla formazione estetica (atti del convegno; il testo è in questo numero di Wolf). Come si vede dalla foto, all’IISF Morin disse la sua sul tema, e si commosse pensando all’importanza che nella sua vita ha la musica, come il cinema. Una passione costante che negli anni ’50 pareva un populismo, a sinistra c’era aria di eresia quando disse di gradire i western. L’ha raccontato nell’autobiografia topografica, La mia Parigi, che ricostruisce i milieu del suo vivere, posizionandosi negli appartamenti successivamente abitati. Continue reading “Edgard Morin, Sull’estetica, Cortina 2019”

Lo stato di natura in Giambattista Vico

di C. Gily Reda

Si parla spesso della vita perenne dei classici, che sanno ritradursi nelle diverse epoche con straordinaria agilità, se letti con spirito sincero. Vico è da tempo riconosciuto ‘classico’, ma in questo libro di Marcheselli si presenta di un’attualità sorprendente, data soprattutto dall’approfondimento da lui compiuto sullo ‘stato di natura’. Lo dimostrano accurate e molteplici letture che iniziano dopo una breve ‘dedica’ a Benedetto Croce, autore non solo della Storia del Regno di Napoli, che cita per il rapporto costante con Vico, ma per quel capolavoro concettuale che è l’idea di contemporaneità della storia: riconoscere cioè che l’essenzialità della storia nasce dalla domanda autentica, dal desiderio di sapere che si confronta con un’altra storia e un’altra vita, quella di oggi, perché la storia non si ripete, e perciò non si muove per leggi astratte dal singolo caso, codificabili. Solo così la storia, che non è cronaca, nasce dall’interesse del presente come domanda; l’attualità risiede nella somiglianza della domanda, in Vico, in Croce, nei tempi di oggi. La Storia di Croce si data nel 1924, anno di grandi ripensamenti e grandi travagli, per Croce e per l’Italia tutta. Così il tempo di Vico e di questa nuova era, che oggi impone mille dubbi e tante rinnovate volontà di sopraffazione. Continue reading “Lo stato di natura in Giambattista Vico”

La Storia del Regno di Napoli e la vita della memoria

di C. Gily Reda

“A che cosa serve la cultura storica? A intendere il presente; e questa proposizione è poi una semplice reciproca dell’altra onde si afferma che la condizione per intendere il passato è il presente, un interesse del presente, e che ogni vera storia è storia contemporanea. Intendere il presente nella sua origine storica vuol dire intenderlo secondo verità e a fondo”. Così in breve, la frase riassume il senso dell’interesse che Croce seguita a destare: far storia è rivivere, anche senza essere magistra vitae, senza rivelare ‘leggi’ e oroscopi, insegna con la discussione. Se elementi concreti siano successi o insuccessi fa riflettere sui dubbi dell’oggi, su curiosità che richiedono soluzione originale nell’azione, – che perciò Croce insiste sia autonoma, come è da essa il giudizio individuale. Il mondo oggi vive in velocità e l’azione sembra una prospettiva storica complice l’alta virtualità del presente; giudizio e story telling si sovrappongono incrementando la confusione. Studiare Croce è ribadire la metodologia necessaria a capire e bene agire, ambizione anche del ‘costruttivismo’ attuale che riconosce l’ascendenza vichiana del suo voler ‘mandare ad effetto’ il pensare. Continue reading “La Storia del Regno di Napoli e la vita della memoria”

Mass media tradizionali e rete… tutti contano nella scena

di C. Gily Reda

Cosa dice il ritorno di Grillo in scena, impaurito come sempre e come tutti da Renzi? Eccede qui la scelta politica, è un dato che Renzi getta intorno a sé un terrore che rischia di farci assistere ad un secondo omicidio modello Enrico II e vescovo di Canterbury. E la storia parlerà. Chi sta alla finestra, come un giornale che dà importanza alla comunicazione – espressione ed alla filosofia, può dire la sua restando alla finestra, come si deve, o si dovrebbe, da parte di un giornalista. Per vedere cos’è un giornalista di successo ora, basta guardare Telese tutte le sere, padrone di un programma in cui dovrebbe essere moderatore. Quis custodiet custodes? Dicevano i latini… A lui chi lo modera??? Continue reading “Mass media tradizionali e rete… tutti contano nella scena”

Benedetto Croce e Angelina Zampanelli. Il potere della bellezza

di C. Gily Reda

Libertà vo cercando, ch’è sì cara…
La libertà è la vita che vuole spandersi. …è la gioia del fare

Nel quadro delle élites femminili è bene che compaia anche una donna speciale e normale come Angelina Zampanelli. È la compagna a tempo pieno, che merita di esserci proprio per rappresentare l’aspetto improprio di tante donne delle élites, essere valido specchio di coloro che amano e lasciano risplendere. Quella che è sempre amica con la sua cura, il lavoro più difficile che bene esemplifica Angelina Croce, come si firmava, non nobile né ricca, beneducata ma non di studi compiuti, eppure ostinatamente bella, libera di carattere e di modi – ed è forse proprio il fascino della sua libertà che fece durare vent’anni l’incontro con Benedetto Croce. Era una donna del tempo delle suffragette, ma credeva nella femminilità tradizionale, come d’altronde nella stessa città faceva anche Matilde Serao – con lo stesso lieve eccesso di fair play e lealtà. Ma così si riesce ad impersonare a pieno l’amore dolce e femminile, che è il vero potere della bellezza. Continue reading “Benedetto Croce e Angelina Zampanelli. Il potere della bellezza”

Massimo Iiritano: Il dono di Prometeo

di C. Gily Reda

Il terribile dono del fuoco, il dono di Prometeo così difficile da accettare, per le speranze deluse che sono congiunte ad esso: è meglio evocato dall’immagine del suo tormento, come in questa immagine con l’aquila che distrugge regolarmente la sua forza – il suo fegato così eroico. Così è nella tragedia antica, punto di partenza del suggestivo e profondo libro di Massimo Iiritano, che una volta di più conduce la riflessione su di una sinfonia di consensi e dissensi, com’è dei dialoghi del fondamento dei discorsi umani, anche nella filosofia che non si fa teologia classica ma ne echeggia i problemi nel mondo della morte di Dio.

L’interesse dei saggi, per chi scrive, si lega ad alcuni temi, nuovi e come sempre ben posti: ho già discusso con lui su questo giornale più volte di Sergio Quinzio e di Collingwood. Qui vorrei fare spazio a due autori essenziali per tutte le filosofie del ‘900, oggi però molto meno presenti di una volta, cioè Kierkegaard e Dostoevskij. Un duo che si dimostra una volta di più fonte bene scelta, capace di far sgorgare problematiche attuali. È il caso di quella che oppone mediazione e paradosso, riportata in vita nella politica e nella società dallo scompaginamento delle argomentazioni tradizionali. Prima causa di ciò è la rinascita dell’infinito, discorsi tutti protagonisti che non consentono più l’orizzonte ordinato di una cultura. Si è trasformato in un accumulo di big data il campo dei ragionamenti infestato da mille parole senza mutuo ascolto. I blog dibattono in modo forsennato le questioni del quotidiano, e così hanno trasformato la discussione in un tumulto di folla; non ci sono ancora retori capaci di prendere la guida di queste folle, e se ci sono non si tratta di retori ma di capipopolo. L’argomentazione paradossale non riesce nemmeno a diventare mito, ma diventa il contenuto dei giornali ormai ben lontani da poter essere definiti, come diceva Antonio Labriola. La preghiera del mattino dell’uomo moderno. Continue reading “Massimo Iiritano: Il dono di Prometeo”

Luciano De Crescenzo, Napoli nel cuore

di C. Gily Reda

L’autore di Così parlò Bellavista, quest’anno recitato al San Carlo anche con gli stessi attori: per De Crescenzo c’era Geppy Gleijeses. Era il suo compleanno, i 90 anni, nel settembre 2018: il San Carlo sembrava un uovo, pieno di giovani che hanno visto il film e ripetono le gag, diventate proverbi urbani (Libertà libertà… pur’o pappavallo l’adda’ pruvà; Ma comme fa!!! detto con stupore allo sgangherato poeta estemporaneo).


Si è spento Luciano De Crescenzo, persona rara e di grande spessore culturale, dotato di quello spirito ironico che solo un Napoletano doc possiede.

Il Movimento artistico culturale “Esasperatismo Logos & Bidone” partecipa al dolore della famiglia.

Adolfo Giuliani

Anche con Luciano De Crescenzo Adolfo Giuliani aveva pensato di celebrare quel riconoscimento pubblico della città verso le persone più vicine allo spirito della città, anche se non vivono in città preferendo i salotti di Roma. Quei “Grandi intellettuali del Sud”, come ha detto al telegiornale Renzo Arbore, facondi e buoni argomentatori che, a dire la verità, non sono scomparsi nemmeno oggi, ma sono sempre stati rari. Così autoironico era de Crescenzo, da dire che la sua fortuna era di non essersi montato la testa diventando uno dei tanti fantocci TV, o uno dei ricchi potenti che scaricano l’ira su Napoli ingrata, impoverendola. Tutti ricordano i salotti televisivi di Arbore, con gli amici Marisa Laurito, Catalano, Andy Luotto, Nino Frassica, De Crescenzo… – Arbore al TG era commosso sino alle lacrime e ricordava il comune amore per Napoli, dove sarà sepolto il 20 luglio, che lo ha portato a dargli conforto con le sue ormai classiche interpretazioni delle canzoni napoletane.

Chi non è di Napoli pensa che il sole sia scomparso, che i rifiuti l’abbiano sommersa, peggio della lava invocata da Vittorio Feltri… è una ‘incomprensibile’ lotta civile quella in atto, forse per la trasformazione delle Lacreme napulitane degli esuli in disprezzo per La patria napoletana, come diceva Elena Croce. Ma nonostante i guasti continui della politica, invece, i giovani si riconoscono in Bellavista anche se i malviventi non muoiono mai, come ovunque – solo che prima si redimevano per la mamma e l’ammore… oggi imparano a fare l’amerikano. Ricordare De Crescenzo è anche ricordare quel titolo della Mostra del 2008 con cui iniziò l’opera di OSCOM in città: la mostra Anche io sono Napoletano, proprio perché è la patria degli Uomini della Libertà.

W Gily Luciano De Crescenzo, Napoli nel cuore

La filosofia dell’azione storica di Guido de Ruggiero

di Clementina Gily Reda

A Guido de Ruggiero dedicai nel 1981 una monografia e vari articoli, su consiglio di Raffaelo Franchini. Mi convinse a ‘scoprire’ un’eccellenza sottovalutata, benché fosse in Italia il filosofo più noto (anche a me, sinallora studente), dopo Croce e Gentile, anche per il suo gran lavoro nella storia della filosofia.

E infatti scoprii subito che tanto resta ancora da dire, per la complessa attualità dell’opera, per l’assenza di studiosi, per le congiunture polemiche che lo colpivano da quando aveva preso a combattere l’Italia fascista. Anche dopo, ci fu chi ricordò che non era stato fra i 18 professori universitari che non giurarono fedeltà allo Stato fascista che fu richiesta nel ’31: e si dimentica di dire che lo firmò tanto malvolentieri da decidersi solo nel ’40, in guerra; e che pure si sentì così turbato da autorizzare l’editore Laterza alla ristampa della Storia del liberalismo europeo – così finì in carcere a Bari, liberato dalla Resistenza, dai fratelli Fiore.

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