Tag: Massimo Luongo

Chiamate presto Frida

di Massimo Luongo

“CHI NON HA AVUTO UN CANE NON SA COSA SIGNIFICHI ESSERE AMATO” 

Arthur Schopenhauer

Certo capiterà che non mi troverete,

quando sarà così, chiamate presto Frida,

la cagnolina che “mi ha adottato”

e poi cercatemi nel punto più profondo

della melanconia sognante nei suoi occhi;

 

Ma se nemmeno là potrò mostrarmi,

provate a veder bene l’angolo su in cima

a quelle orecchie buffe da morire

che proprio non riescono a star dritte

e mollemente, pigre, si piegano in avanti;

 

Se dopo questo, ancora risultassi assente

fissate il centro della sua testa bionda,

c’è un cuoricino bianco come il latte:

è il punto in cui mi sono perso in lei

dal primo giorno, quando le giurai l’amore.

W Luongo Chiamate presto Frida

Il viale delle suggestioni

di Massimo Luongo

Ho imboccato l’ultima curva

che porta sul viale delle suggestioni;

l’ho percorso come un enigma,

che non garantisce risposte.

Mi sono calato nelle vesti

di un ladro sprovveduto,

incapace di scassinare porte

e ho venduto il resto dell’anima

al dottor “So tutto io”;

mi ha pagato la metà del giusto,

era il biglietto per assistere

alla proiezione di uno strano film.

Ho visto cuori disfatti ricomporsi

e anime vive ricongiungersi

fino a raggiungere potenze

simili a fusioni nucleari;

angeli e satiri di bosco

governare l’impeto anarchico 

di due cavalli maremmani,

portavano una carrozza di fuoco

dagli abissi profondi verso il cielo

per violarne l’innocenza.

Un flusso di sangue insano

ha rischiato di accecarmi,

ma il sorriso delicato di una madre

che aspettava il ritorno del figlio

ha trasformato l’emorragia

di quest’anima malconcia

in canto, musica e poesia.

Ho messo alla porta il tempo,

mi ha travolto una potenza,

era il richiamo, la presenza di Dio;

gli ho chiesto tre semplici cose:

un’ora di riposo per ritrovarmi

un bicchiere di vita per ubriacarmi

e una pagina bianca, profetica, velenosa

da riempire d’amore, solitudini e visioni.

W Luogo Il viale delle suggestioni

La festa delle Ninfe Tristi

di Massimo Luongo

Nel gran villaggio delle ninfe tristi

era l’attesa del giorno di festa;

persino i girasoli, quella notte

danzarono aspettando il sole nuovo.

L’alba sbocciò come una rosa in cielo

alla finestra della Gran Regina,

milioni di farfalle e colibrì

la ricondussero al più bel sorriso.

Un ospite d’onore fu invitato

per rallegrare il cuore delle ninfe,

veniva da un paese molto strano:

il borgo dei bugiardi stralunati.

Quel popolo, senza capo né coda,

scelse l’eletto in sua rappresentanza;

il delegato al viaggio fu un poeta

da tutti conosciuto come “Il pigro”.

Partì a cavallo di una nuvoletta

dormendo per sei giorni e sette notti;

quando arrivò alla corte delle ninfe

s’accorse che era nudo più di un verme.

Restò sorpreso, il pigro stralunato,

vedendo l’accoglienza del villaggio;

capì di essere un asino tra i suoni,

entrando nella sala delle feste.

Ma la regina delle ninfe tristi

con generosità gli offrì il suo seno

ed il poeta ricambiò quel gesto

riempendole il calice di versi.

Fu festa grande fino a notte tarda,

un tempo di felice cambiamento:

non ci fu più tristezza per le ninfe

e a quel poeta andò una veste nuova.

W Luongo La festa delle Ninfe Tristi

STANCO

di Massimo Luongo

Stanche,

Le gambe mi chiesero il riposo,

sfinite dal sostenere il peso

di questa mente ostinata

a pensare l’impensabile

e degli occhi distrutti

a vedere l’invisibile.

Stanco,

Trovai un albero infruttuoso

a ridosso del lungo passato,

là decisi di abbandonarmi

e nascondermi alla storia,

a me stesso, al mio Dio;

Ma presto mi raggiunse

un soffio di vento.

Stanco gli dissi:

-“Tu chi sei? Cosa puoi chiedermi?

Guardami, sono solo un artista”;

Rispose:-“Io sono ciò che sono

e resterò: ‘L’amore che ama’,

che ti chiede da sempre

d’imparare ad amare

per essere amato”.

W Luongo IL SENSO DEL SACRO 2019 – Stanco