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Pedagogia Critica. A Napoli la IX International Conference on Critical Education

di Vincenzo Curion

Si è conclusa sabato 6 luglio la nona Conferenza Internazionale avente per tema la Critical Education, l’educazione critica. In questa edizione, gli studiosi riuniti a consesso, hanno raccolto idee su “resistenza e prassi contro Populismo, Sessismo e Razzismo”, tre fenomeni culturali che stanno assumendo un’intensità sempre più preoccupante, con derive sfociate, come si legge dalla cronaca quotidiana, in fenomeni violenti, addirittura in reati gravi. Organizzatori della manifestazione, i professori Paolo Vittoria del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e Dave Hill, dell’Anglia Ruskin University, Chelmsford, UK.

Grazie al patrocinio del Comune di Napoli, dell’Accademia di Belle Arti e della fondazione Quartieri Spagnoli, con la partecipazione del Coordinamento delle comunità di accoglienza, la manifestazione ha raccolto numerose voci di esperti giunti sia dall’Italia, ma anche dal Canada, dalla Gran Bretagna, dalla Polonia, dal Brasile, dall’Australia, dalla Turchia. Continue reading “Pedagogia Critica. A Napoli la IX International Conference on Critical Education”

Identità professionale tra acquisizione di conoscenze e sviluppo di competenze

di Vincenzo Curion


Le direttive ministeriali e europee vigenti, da tempo sottolineano l’importanza dell’apprendimento delle competenze rispetto all’apprendimento di conoscenze. È questo un annoso dibattito che si è riproposto più volte, ma che è lungi dall’essere risolto definitivamente a favore dell’una o dell’altra visione. È più importante conoscere fatti e concetti o è invece da preferire il saper applicare determinate conoscenze nelle situazioni, avendo per tempo acquisito nozioni e individuato e rafforzato non solo tali saperi ma anche le abilità individuali specifiche, che sono alla base della pratica operatività?

A fondamento delle due opposte concezioni fronteggiantesi, c’è evidentemente il pensare un modello di individuo che abbia collocazioni diametralmente opposte nel mondo del lavoro. Continue reading “Identità professionale tra acquisizione di conoscenze e sviluppo di competenze”

INCLUDE ALL: il Progetto Etico Federico II/Ordine degli Ingegneri

di Vincenzo Curion

Si è tenuto martedì 16 luglio per l’aula magna del centro congressi Partenope il Convegno avente per argomento il progetto “INCLUDE ALL”, frutto della partnership tra, l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e l’Ordine degli Ingegneri della provincia di Napoli. Il convegno, organizzato nell’ambito dell’accordo quadro tra il Dipartimento di Ingegneria Industriale e l’Ordine degli Ingegneri della provincia di Napoli, è stato organizzato per presentare i risultati del progetto Etico Federico II/Ordine degli Ingegneri, progetto che prevede che l’Ordine sostenga, come fatto in passato, con premi per i più meritevoli, gli studi tecnologici per l’inclusione sociale. Continue reading “INCLUDE ALL: il Progetto Etico Federico II/Ordine degli Ingegneri”

Un’immagine, mille storie. GATTACA – La porta dell’universo

di Vincenzo Curion

Perché una storia cinematografica funzioni occorre che ruoti attorno a pochi temi, sviscerati sapientemente tra angolature, piani, sequenze, dialoghi che possano simboleggiare proprio gli aspetti cruciali delle idee trattate. Il film GATTACA è un film in cui di idee ce ne sono, anche se poi la resa filmica non è particolarmente pregevole. Appartiene al filone dei film di fantascienza, in particolare al sottogenere del “biopunk”, quella corrente artistica che indaga sulle future ricadute della biologia in chiave futuristica. Diversamente dal cyberpunk, gli individui non vengono potenziati con mezzi meccanici o elettronici, ma attraverso la manipolazione genetica dei loro stessi cromosomi. Fedele ai dettami della corrente artistica biopunk, il film utilizza elementi dei film noir, della letteratura gialla hard-boiled, non disdegnando sprazzi di riferimenti agli anime giapponesi in prosa postmoderna, evidenziando quel lato nichilistico e sotterraneo della società biotecnologica che ha iniziato ad evolversi nel primo decennio del XXI secolo.

È un film dalle atmosfere ruvide e, assieme, asettiche; minimalista a tratti, ruota attorno a tre grandi temi. Continue reading “Un’immagine, mille storie. GATTACA – La porta dell’universo”

Un’immagine, mille storie. Una giusta causa/On the basis of sex.

di Vincenzo Curion

Non necessariamente un film deve raccontare in maniera strabiliante una storia, ma quel che conta molto spesso è la storia che racconta. “Una giusta causa”, il titolo italiano del film “On the basis of Sex”, si ispira alla storia vera di Ruth Bader Ginsburg, prima avvocato, poi magistrato, infine giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti. Seconda donna, in ordine di tempo, ad aver servito il massimo organo giuridico americano. Paladina della parità di genere e dei diritti delle donne, nella sua storia si riverbera la lunga e tortuosa progressione della parità di genere negli Stati Uniti d’America. Progressione che non è ancora terminata nella sperata e agognata uguaglianza, dal momento che ancora oggi vi sono fortissime discriminazioni di genere, non soltanto negli Stati Uniti, ma in tutto il progredito emisfero nord occidentale.

Il film inizia nel 1956, ad Harward, dove nove donne si iscrissero per studiare legge. Fino a sette anni prima, la facoltà di legge neppure contemplava che una donna potesse comparire tra gli iscritti. Nove su cinquecento matricole. Tra quelle, una giovane signora da poco madre che condivideva l’appartamento col proprio marito anch’egli studente del secondo anno presso il prestigiosissimo Ateneo. Ambiente formale, selettivo, fortemente competitivo. Un tempio dello studio del diritto, ma anche il posto dove si costruiscono élite. Maschili. Nel discorso d’inizio anno, pronunciato dal decano Erwin Griswold, si parla del privilegio di essere un “uomo di Harvard”, il “professionista intelligente, tenace, determinato. Guida devota e baluardo della legalità fedele al proprio paese e rispettoso della tradizione e delle istituzioni”. Continue reading “Un’immagine, mille storie. Una giusta causa/On the basis of sex.”

Un papero Fantastico. A Cava de’ Tirreni la mostra QuattroVoltePaperino – nei giorni del suo compleanno

di Vincenzo Curion

È aperta fino al 16 giugno prossimo la mostra “Quattro volte Paperino” presso la Mediateca MARTE in Cava de’ Tirreni.

Il centro culturale, sito ai margini del Borgo Scacciaventi, di fronte alla Chiesa del Purgatorio, conserva l’originaria facciata della Chiesa di S. Giovanni Battista, edificata tra il 1640 e il 1650. Dopo un focus sui maestri dell’arte del Novecento cominciato con Chagall nel 2015, Mirò nel 2016, proseguito con Picasso nel 2017 e Andy Warhol nel 2018, dal 16 febbraio scorso gli spazi espositivi del primo piano dell’edificio, ospitano la mostra dedicata al collerico, pasticcione, indolente Papero, nato dalla penna di Walt Disney. L’attuale rassegna cavese, vuole così celebrare il fumetto come fenomeno culturale ampiamente conosciuto e condiviso a tutti i livelli.

Il papero in casacca da marinaio, come testimonia un sondaggio svoltosi in occasione del numero 3000, tra il lettori della testata Topolino rappresenta uno dei più amati e preferiti personaggi della Walt Disney. Dall’esordio nel cortometraggio “La gallinella saggia del 1934 (più volte girato in TV negli ultimi giorni) e, nello stesso anno, nei fumetti della serie Sinfonie allegre è stato un crescendo di popolarità e di preferenze per il papero antropomorfo, che era stato inizialmente pensato come un personaggio di passaggio. Il mito è cresciuto talmente tanto che ha spinto gli autori a separare le linee narrative di Topolino e di Paperino che, originariamente, erano nate intrecciate. Accanto a Topolino si è evoluto, nel ruolo di comprimario e spalla, il personaggio di Pippo. Continue reading “Un papero Fantastico. A Cava de’ Tirreni la mostra QuattroVoltePaperino – nei giorni del suo compleanno”

Il pericolo dell’estetizzazione della violenza

di Vincenzo Curion

Nel 1991, Joel Black, professore di letteratura dell’Università della Georgia, affermò che: «Se, tra tutte le azioni umane possibili, ce n’è una che evoca l’esperienza estetica del sublime, di certo si tratta dell’omicidio». Black notò che «Se l’omicidio può essere una forma d’arte, allora l’omicida è una sorta di artista — o un anti-artista — la cui arte si manifesta quale “performance” e la cui specificità non consiste nel “creare”, ma nel “distruggere”». Quest’idea dell’esaltazione estetica dell’omicidio quale manifestazione di elementi estetici è di vecchia data, e risale al 1890. Di poco successiva la traccia nel Manifesto Futurista di Marinetti in cui”La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno” o anche “Non v’è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all’uomo”. Sembrerebbe dunque che, l’idea di indagare il malvagio attraverso l’estetica non sia tanto recondita. Ai giorni nostri il mondo dell’arte in senso lato e, in particolare, le arti visive e la letteratura hanno estetizzato la violenza al punto da renderla una forma d’arte autonoma. Questo fatto non è da poco giacché il processo di estetizzazione comporta conseguenze sociali non banali. Il primo autore a evidenziare le conseguenze sociali dell’estetizzazione fu, alla fine dell’Ottocento, Georg Simmel, il quale era convinto che solamente comprendendo pienamente la sfera sociale dell’estetica fosse possibile cogliere la vera natura delle società moderne. Che cioè analizzando come i linguaggi artistici si applicano nella quotidianità a molteplici forme d’espressione si potesse adeguatamente interpretare il sistema sociale. Analizzando l’aspetto sociale dell’estetizzazione della violenza staremmo dunque esaminando il nostro sistema sociale. Continue reading “Il pericolo dell’estetizzazione della violenza”

Il mondo algoritmizzato. Il Saper Fare ai tempi della Rete

di Vincenzo Curion

Con l’avvento massiccio delle macchine programmabili, il mondo della produzione in primis e l’utenza in generale, ha scoperto l’importanza dell’algoritmo, una “procedura finita e completa che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari, chiari e non ambigui, in un tempo ragionevole, a partire da dati d’ingresso certi”. Non che si tratti di una immane scoperta, dal momento che il termine Algoritmo deriva dalla trascrizione latina del nome del matematico, astronomo, astrologo e geografo persiano Abū Jaʿfar Muḥammad ibn Mūsā al-Khwārizmī, originario della regione di Corasmia, vissuto tra l’ottavo ed il nono secolo d.C. a Baghdad presso la corte del califfo al-Maʾmūn, dove fu nominato responsabile della biblioteca del califfo, la famosa Bayt al-Ḥikma, “Casa della sapienza”. Autore dell’al-Kitāb al-mukhtaṣar fī ḥisāb al-jabr wa al-muqābala (“The Compendious Book on Calculation by Completion and Balancing”), scritto verso l’820, egli ampliò il lavoro sulle equazioni algebriche del matematico indiano Brahmagupta e del matematico ellenistico Diofanto di Alessandria. La fama della sua opera fece sì che Girolamo Cardano, nella sua Ars Magna, lo ritenesse il creatore dell’algebra, poiché l’Aritmetica di Diofanto di Alessandria (III-IV secolo) fu scoperta solo in seguito. Sebbene al giorno d’oggi è noto che l’inizio dell’algebra si può far risalire al II millennio a.C. con la matematica babilonese ed egiziana, ciò non toglie importanza al lavoro di al-Khwārizmī, che raccolse materiale da tradizioni differenti (greca, indiana e siriaco-mesopotamica), introdusse la notazione posizionale e dello zero che non era nota al mondo occidentale e compilò un trattato dotato di sistematicità che divenne un punto di riferimento per lo sviluppo dell’algebra moderna. Questo trattato, fu tradotto in latino nel dodicesimo secolo. Dal suo titolo deriva il termine Algebra, quella parte della matematica che tratta lo studio di strutture algebriche, relazioni e quantità. Continue reading “Il mondo algoritmizzato. Il Saper Fare ai tempi della Rete”

Un’immagine mille storie. Benvenuti a Marwen

di Vincenzo Curion

Il percorso artistico e personale non necessariamente è lineare e preordinabile. Anzi, il più delle volte, è tortuosa e complessa la strada che conduce a una propria identità e riconoscibilità, che fanno di un autore e della propria opera una manifesta conquista del genere umano. La storia vera da cui è stato tratto questo film ne è un esempio e, stando a quanto dicono le critiche piovute, la pellicola, malgrado la cura nella realizzazione, potrebbe non essere il miglior modo di scoprire e conoscere la vicenda umana e artistica del protagonista. Uscito all’inizio del 2019 nelle sale cinematografiche italiane, il film “Benvenuti a Marwen”, non ha raccolto il consenso di pubblico sperato malgrado la regia di Robert Zemeckis, -regista di Ritorno al futuro, Cast Away e Contact fra gli altri-, e la valida interpretazione di Steve Carell, nei panni del protagonista Mark Hogancamp, artista-fotografo che ha trovato nell’arte una propria cura e ragione di vita dopo la terribile aggressione che gli ha fatto perdere la memoria. Il film di Zemeckis – che unisce scene con attori veri a scene d’animazione ambientate a Marwen – è in genere abbastanza fedele alla storia di Hogancamp, ma è stato criticato per questioni tecniche e anche perché, come ha scritto Chris Nashawaty su Entertainment Weekly, «mentre Marwencol, il documentario del 2010, voleva farti conoscere Hogancamp, questo film ti allontana da lui». Continue reading “Un’immagine mille storie. Benvenuti a Marwen”

Un’immagine mille storie. Edward mani di forbice

di Vincenzo Curion

-“Abbracciami”- “…Non posso…” (Kim ed Edward)

Uscito nel 1990 il film Edward mani di forbice si appresta a raggiungere il traguardo dei trent’anni, consolidando di proiezione in proiezione, il proprio ruolo di film di culto. Nato dalla mente visionaria di Tim Burton, che negli anni dirà che questo è il film che più rappresenta la sua opera, questa favola gotica è divenuto un’icona di una generazione, emblema di un disagio, che è ancora attuale, e di una purezza che fa piacere ritrovare, sia pure attraverso il mezzo filmico. La storia raccontata è una fiaba drammatica che ha per protagonista una creatura umana sprovvista delle mani, sostituite da diverse affilatissime forbici. La vicenda è narrata da una nonna alla propria nipote, una sera d’inverno durante una nevicata. Grazie al mezzo del flashback, l’anziana donna racconta un episodio ambientato nel sobborgo americano dove vivono. In un tempo non meglio precisato, a cavallo tra gli anni cinquanta e settanta del novecento, case dai colori pastello, vialetti tutti uguali e finemente curati, automobili, ugualmente dai colori sgargianti come fossero disegnate dalla mano di un bambino, e un clima apparentemente estivo, la cui stucchevole raffigurazione anticipa quella di un altro film del 1998 “The Truman Show”, restituiscono l’immagine di una cittadina estremamente anonima, dove neppure compaiono insegne, nomi di strade o scritte pubblicitarie. Continue reading “Un’immagine mille storie. Edward mani di forbice”

Estetica e Musica. Alcuni temi (1)

di Vincenzo Curion

La conoscenza del sensibile.

Quando A. Baumgarten nel 1735 adotta per la prima volta il termine estetica, partendo da considerazioni sulla filosofia leibniziana, per la quale “la bellezza è il grado più alto della conoscenza sensibile, ancora ‘confusa’, per quanto non più ‘oscura’ come la mera sensazione, ma già ‘chiara’, sebbene non ancora ‘distinta’ come la conoscenza intellettiva”; egli sottolinea che si tratta pur sempre di una conoscenza sensibile. Nelle Meditatione philosophicae de nonnullis ad poëma pertinentibus, il filosofo tedesco muove dalla considerazione che, così come esiste una scienza dei contenuti intellettuali, la logica, allo stesso modo dovrebbe esistere una scienza dei dati sensibili della conoscenza, che andrebbe chiamata estetica.

“Si può chiamare aisthetiké (sottintendendo episteme) la disciplina che studia le sensazioni (táaisthetá) in modo simmetrico a quel che la logica (logiké episteme) fa con gli aspetti intellettuali e razionali (tánoetá)”.

Ricollegandosi a Leibniz, Baumgarten sottolinea che la conoscenza progredisce non solo attraverso le idee chiare e distinte fornite dall’intelletto, ma anche attraverso gli stimoli forniti dalle sensazioni. Nella sua visione, non c’è una contrapposizione radicale fra sensibilità e intelletto. Tra il sensibile e l’intellettuale-razionale c’è piuttosto un percorso ascendente, “così come si transita dal buio della notte alla luce del giorno con il progressivo diffondersi della luce dell’aurora”. Continue reading “Estetica e Musica. Alcuni temi (1)”