E dal nulla nacque il Graal

Clementina Gily Reda – Maschio Angioino – Antisala dei Baroni-29/06/2019 (immagini nel PDF allegato in fondo)

Ho iniziato a capire l’opportunità di parlare del Graal, dal punto di vista dell’estetica filosofica, quando ho sentito lo storico Franco Cardini dire che l’immagine del Graal, che nasce nel profondo nord celtico, può darsi con semplicità evocando il famoso paiolo di Panoramix, il calderone in cui prepara la magica pozione che rende invincibili i Galli guidati da Asterix, con elemento base il vischio tagliato col falcetto. Va riflesso nel mondo della quotidiana bellezza, per essere inteso.

Perché alla ricerca del Graal si va ogni giorno: individuarne la bandiera nel prezioso calice, ne fa capire l’importanza, ma il suo riflesso si posa ovunque. Il segreto da indagare è quindi quel magico nulla da cui tutto proviene e tutto può essere compreso. Il suo senso consente di chiosare a partire Da Giordano Bruno quando parla di Infinito et Uno, giù giù sino ai fisici contemporanei, tipo Bohm oppure Harman, per spiegare la fusione viva e calda cui il Graal si riferisce, in cui riprendere il senso del vivere e dell’amore per le azioni future, che siano gloriose speranze da realizzare.

ABISSO             CAMMINO             IMMAGINAZIONE             FEDE

possono essere le parole chiave per guidare un’argomentazione narrativa, l’interrogazione che conduce l’uomo a camminare sull’abisso – i cartoni animati ci hanno insegnato sin da piccoli che se si ignora l’abisso, non ci si cade dentro … ma se si sa che c’è ci vuole coraggio e anche sagacia, si è saputo scegliere l’oggetto da perseguire con fede. L’oggetto, anche se è una bandiera, un simbolo, è necessario per l’uomo, per il suo modo di conoscere, che ama i corpi solidi e fermi, per poter procedere all’analisi. Trasformare questa convinzione in immagine è ironico, dice attraverso un assurdo una verità che chi ha superato dure prove intende subito. Bruno diceva che bisogna seguire la stella.

La vita è tutta assurda per la logica, cha vuole analizzare e definire, perché è il Tutto in Tutto, cioè il NULLA, quel che è indicibile, troppo pieno di progetti e conclusioni alternativi, di critiche e costruzioni. Se è vero che poi bisogna decidersi, è vero che visitare il Nulla è salvifico. Il Nulla è ben distante dal niente del ‘900 nichilista, che ha annichilito la forza della cultura in un relativismo nostalgico che confonde con senso storico. È il nulla orientale che richiede immersioni rituali per riprendere fiato, come il mare d’estate… quando si va infine fuori dell’asma finanziaria. Si conquista un altro quotidiano, così difficile da cogliere come un bagno d’infanzia: leggere la Storia del Nulla di Sergio Givone, se si vuole approfondire!

Il GRAAL nella vita quotidiana, è saper uscire dal labirinto inestricabile in cui si aggira il Minotauro divoratore, l’ansia che rovina la gioia di conquistare sicurezze, di realizzare: la stessa fonte della ricchezza della mente dell’uomo, l’infinito, senza questa direzione dell’opera è quello in cui ci si perde e ci si spaura, come diceva Leopardi, ci si deprime, si dice oggi con meno poesia. Saper trovare la strada però non è facile, l’immagine crea anche i mostri della ragione di Goya, quando la sicurezza della fede è mal riposta. Perché la fede non è solo dei religiosi, è di ogni opera dell’uomo, meritoria e colpevole, e districarsi è difficile. Ed ecco l’appello alle stelle e al sovrannaturale, la dimensione del meglio, senza cui l’uomo non è ancora uscito dallo stato ferino.

Del Graal sono state date molte immagini, e forse quest’ultima in ceramica è la più credibile, come suggerì Umberto Eco in Baudolino,dove il Graal è un bicchiere di legno poliassorbente, quello giusto perché i Vangeli lo pongano sulla tavole del re pescatore – perché anche Gesù lo è, per esplicita ammissione, come quello nordico che le saghe confondono coi diversi cicli arturiani. Raccomando la lettura in proposito di Etienne Gilson sul Sacro Graal, un neotomista che da questo paragone crea profondità di pensiero (l’articolo è in rete).

Dei due calici riconosciuti dalla gente come la coppa del Graal, il SACRO CATINO si trova a Genova, cattedrale di san Lorenzo, inciso nello smeraldo divino; Guglielmo di Tiro (1170) dice che fu trovato a Cesarea nel 1101; Jacopo da Varagine invece dice che Alfonso VII di Castiglia lo prese ad Almeria che cinse di assedio nel 1147…. Ma era di vetro: lo si vede dal buco, il pezzo non trovato quando i francesi lo resero in pezzi ai Genovesi da cui lo prese Napoleone. Ma nemmeno questo lede la credenza popolare. Quest’altro è invece Il Santo Cáliz, la coppa di agata della cattedrale di Valencia, che si posa su supporto medievale di una coppa rovesciata di calcedonio, con iscrizione araba, che nel 1399 fu data dal monastero di San Juan de la Peña al re Martino I di Aragona, in cambio di una coppa d’oro. È la FEDE.

 

Gli eroi del Graal sono spesso tre, come i tre aspiranti della ricerca del Graal, Gawain, Percival e Galahad. I Templari, che in tante leggende si muovono vicini a loro nel tempo e nello spazio, sono due su di un sol cavallo: perché i tre sono ‘civiltà del linguaggio’, quella che tende a mediare e perciò sviluppa l’amore cortese, parla in poesie… i Templari sono cavalieri temibili, anche in amore; vanno in due per combattere spalla a spalla e uccidere legioni… tra i tre e i due c’è la differenza dei due volti dell’uomo, che in ogni campo si muove tra opposti e con difficoltà cerca mediazioni – sono due figure di ogni vita vissuta.

il loro dire comune è che la responsabilità è di ognuno; l’audacia, l’eroismo sono uno sforzo personale per intendere e credere, il cammino della purezza ed elevazione dello spirito è un cammino solitario e insieme comunitario, come monaci laici, eroi in cammino per diventare degni del Graal, la somma ricompensa – tanto somma che nemmeno si può nominare, perché differisce per ognuno.

Perciò, la storia la narra ognuno a suo modo, come i cantori antichi, gli aedi da cui Omero prese ispirazione. Vico concluse che il vero Omero erano tutti loro perché ognuno ci metteva parole del suo tempo, che restavano accanto a quelle antiche e dimostravano così la stratificazione del testo. All’eroe puro di cuore e a chi fallirà la ricerca di solito diamo nome Galahad e Lancillotto, quelli più impressi nelle storie, più frequenti… ma se non ci profonda nella letteratura, che invece ha una grande varietà nelle figure: quella del Graal è una morfologia, come disse Propp della fiaba, spiegando quanto scoperto dalle fiabe popolari raccolte dagli allievi di Hegel, i fratelli Grimm: nei vari paesi, c’è sempre la storia del bimbo nel bosco, della strega cattiva, della scarpina perduta… tutti raccontano le stesse storie con molte varianti: ognuna più adatta a chi la sceglie – come la ripetizione originale dei frattali, la civiltà dell’uomo, anche letteraria, si costruisce di ripetizioni che migliorano, adattano, recuperano… nella pace del silenzio: ecco quell’UNO che sia chi preferisce i tre che i due, i Cavalieri della tavola rotonda o i Templari ha di mira nel suo ideale, nel culto del Graal, nella sua Santa Cerca.

E tutta l’Europa, oggi così piccola allora così grande, ripete la stessa storia, ricco e bellissimo calice di una cultura madre, in cui sono cresciuti gli europei, quel brodo primordiale che oggi rischiano di perdere se smettono di parlare del Graal. Le immagini di William Blake, pittore ed esoterico del secolo scorso, lo dicono chiaro..

Ma gli elfi e i bianchi cavalieri non sono forse proprio quel NACHLEBEN, quella sopravvivenza misteriosa che Aby Warburg pensava una categoria dell’immagine, che descriveva questa ninfa del Ghirlandaio, che entra tra ancelle quattrocentesche. Manifesta uno stato nascosto che vive in noi, prepotente, che porta alle lacrime per i più svariati motivi e commuove. Didi Hubernann l’ha descritto nell’Immagine insepolta. È il simbolo da cui si prende forza, come Asterix dal paiolo, quando l’abisso incombe e chiede un altro sforzo ancora.

E allora andiamo, su e giù in rete:

Dai Catari al “re ferito”, al Re Pesaatore, da Montségur al «lapsit exillis», dai Rosacroce a Newton, dal “tesoro perduto” al «sang real», da Kyot al Veglio della Montagna, dalle Stalle di Salomone al rogo di De Molnay, da Ugo de’ Paganis al Beaucent, dall’architettura mistica alle Crociate, dalla diarchia all’Imperium Mundi, dalle cordicelle iniziatiche al Bafometto, dalla flotta scomparsa di La Rochelle alla croce svizzera, da Re Artù ai Bogomili, dai Celti ai Sarmati, da Giuseppe di Arimatea al Perlesvaus, dai Cistercensi a San Galgano, da Gisors a Rosslyn, da Otto Rahn a Julius Evola a Baigent-Leigh-Lincoln:, dal Dossier Templari ad ogni mistero… sarebbe lunga l’enciclopedia del Graal – basta andare in rete per vedere com’è narrata specie da LA STORIA: Chretienne de Troyes , che ne fece una storia cavalleresca, già legata al ciclo arturiano, e Robert de Boron che invece riaggancia la storia a Giuseppe di Arimatea, ch’era con gli apostoli, e raccolse nel Graal il sangue di Gesù, e con la lancia di Longino portò le reliquie in Inghilterra, dove appunto si mescolarono agli antichi calderoni nell’essere la fonte del bene, del coraggio, il sommo bene raggiungibile sulla terra. Il Sang Real, la lettura del Graal diventata famosa col romanzo – poi film – di Dan Brown, Il Codice Da Vinci, avrebbe così anche questa altra versione di senso – oltre a quella suggerita dal libro, essere il Graal, Sang Real, null’altro che il figlio di Gesù, l’antenato dei re merovingi. Questa versione del Graal la incorpora nel mondo cattolico e cristiano in genere….

Ma tra tutti quello di cui si parla al Maschio Angioino è un’altra cosa.

Il Graal scoperto a Napoli da Salvatore Forte, Francesco Afro De Falco e Annalisa Direttore (IVI onlus), hanno ricostruito un’altra storia, ritrovando i simboli del Graal scritti nelle pietre del castello che Alfonso di Aragona ricostruì alla base dal precedente artefatto angioino. Il Graal, o meglio LA RICERCA DEL GRAAL, è il tesoro che sta scritto con più efficacia che in ogni calice, in questo magico castello in cui Alfonso costruì la Sala dei Baroni copiano, in grande, la cappella di Valencia dove è conservato il Graal, la stessa forma ottagonale.

Alfonso portò con sé i soldi ottenuti vendendo o dando in pegno il Sacro Graal, e quindi lo ha in mano nell’Arco di Trionfo del castello, lo disegna nel balcone da cui si affaccia per parlare al popolo, pone ovunque la traccia di questo grande compito che gli affida il Regno di Napoli: lo lasciò poi in eredità a Carlo V, l’Imperatore di cui Napoli ricorda ancora la gloria, vivo orgoglio dei Napoletani fino al tempo in cui Croce parlava del Regno d’Italia per antonomasia, quello destinato a diventare Nazione, non fosse stato per l’astuzia piemontese e l’ignavia borbonica.

Il Graal del Maschio Angioino vive nella luce che ogni anno, il 24 di giugno, il solstizio di San Giovanni, passando attraverso una finestrella posta in alto nella facciata, proietta un libro aperto sul muro della grande Sala dei Baroni: quella che vide gli ultimi momenti di vita dei colpevoli della Congiura dei Baroni.

Il libro chiuso inciso nei tanti sigilli del Castello, qui, nella luce solare, appare infino aperto, di fronte al trono da cui il Re lo guarda e amministra la sua politica. E quindi nel Maschio Angioino, il Graal si rivela nel suo vero essere: sapienza, arguzia, forza, capacità di domani, immaginazione attenta alla luce divina. La luce che viene dall’alto necessità del calice, il calice della luce: l’azione dell’uomo è importante, si deve profittare di un’occasione; ma conta anche tenere conto della realtà, sapere fin dove si può osare per realizzare. Quanta saggezza, nella scrittura delle pietre e dei simboli!! Quest’immagine di Perceval, immerso nella civilizzazione della sapienza, porta la narrazione medievale attiva dal 1200 a ricordare a Napoli la sua gloria antica, di cui gli ultimi nemici, giunti sotto mentite spoglie e in combutta con traditori interni, la rendono indegna..

Ognuno può raccontare la storia a suo modo: qui se ne elenca un piccolo numero. Dall’angelo preraffaellita, commosso da mito, segue la saga di Monthy Python, che l’ha rinnovata nei filmati per adulti e per bambini. E si pu andare per cattedrali, ripetendo il cammino di Giuseppe di Arimatea, dalla Palestina all’Inghilterra è tutto un susseguirsi di posti magici, di Cammini del Pellegrino, da percorrere per devozione o per turismo: sono comunque ricchi di suggestione e di novità spirituali.

Ma si può anche come Guenon osannare il re del mondo, cercare antichi saggi, credersi i puri di una antica razza e sterminare chi non lo è ma merita col suo lavoro tutte le ricchezze del mondo, come fecero i nazisti contro gli ebrei… Guenon è un intellettuale, ma quando idee esasperate, prive di quel raggio dall’alto, superomiste, egocentriche ed ispirate dal mistero: quando queste idee vanno in mano ad un militare, spesso segue la guerra, lo sterminio. I lager stupiscono per la loro geometrica organizzazione, ma le vittime delle guerre sono una realtà di tutti i tempi e di tutti i paesi: tranne che in Europa, nel Mondo occidentale, dove la fede nel diritto, di origine romana, è diventata ideologia del diritto di natura e si fonda su una differenza fatta da Vico sullo stato di natura.

Il nostro Giambattista Vico ha parlato con saggezza dello stato di natura, opponendosi di certo ad Hobbes, ma lo avrebbe fatto anche a Rousseau (che scrisse dopo), oggi osannato dagli ignoranti, che non sanno che da due secoli si parla del peccato mortale di Rousseau – il simbolo dell’errore è la Rivoluzione Francese. Vico studiò i libri, il Graal, trovò la ricchezza di Grozio, Pufendorf, Selden… ma corresse tutti per affermare sia il valore della voce dall’alto, sia quello della voce dal basso: il sole illumina l’occasione che l’uomo coglie.Lo stato di natura va inteso come uno stato umano e non animale, cioè uno stato di coscienza, l’uomo sa di poter agire o no in un certo senso: questo viene quando l’uomo non si affida a cause esterne, ma cerca il meglio; il Polifemo che ha un solo occhio sa già badare alla sua famiglia – si unisce agli altri per andare meglio – sceglie. Il buon selvaggio è già chi sa scegliere; ridursi a seguire comandi, riporta l’uomo ad essere un animale, un asino che gira la ruota, ma non sceglie il suo fare.

L’uomo sa fare – prima di questo, la vita di un uomo non è il suo stato di natura, ma una natura animale, in cui non ci sono diritti.

Rousseau col mito del buon selvaggio toglie all’uomo il peso della scelta: perciò è molto amato dagli ignavi e dai prepotenti.

Arrivare a tanta chiarezza, insegna Vico, è frutto di molta sapienza storica, acquistata su tanti libri antichi; ma anche di sapienza mitica, acquistata ascoltando le storie delle storie del mondo. Vico è il padre dell’antropologia, quello che riconobbe in Omero una sapienza mitica formata dai racconti di tanti antichi aedi.

Nel cammino la guida deve lasciarsi trascinare da un volto che parla nel silenzio, come questo di Leonardo. Chi conosce il fascino della Gioconda, un quadro che in fondo piace a pochi, ma in cui è in mostra il mistero, non può sbagliare a riconoscere il fascino che si sprigiona dal quadro del Salvator Mundi, che a Napoli abbiamo visto prima che fosse quotato come il quadro più caro del mondo – lo vedemmo al Museo Diocesano, in esposizione per diverse settimane.

Ecco poi che l’immagine completa ha in mano non esattamente il Graal, ma quella che Herman Hesse definirà nel 900 perla di vetro, in un libro bellissimo che consiglio a tutti di leggere : Il gioco delle perle di vetro. Credo che ognuno leggendolo potrà davvero capire come il Graal è una storia eterna, o almeno che durerà per quanto durerà la storia dell’uomo. Casomai scritta in altri simboli, di volta in volta adatti ai tempi…

Ecco il suo sguardo magnetico.

E Quindi, per concludere tornando agli inizi, come raccomandavano una volta i professori di italiano: il Nulla è la fonte di ogni narrazione

Prima che divenga opera, romanzo… come ben diceva Giambattista Vico, viene il mito, la prima conoscenza degli uomini che Polifemi, ma non animali. Vico dice quel che i popoli bambini credono – e la parola dei bambini è d’oro. È la fonte che scorre sempre, non è Il Fondamento, l’eterno, ricercato invano persino dalle fenomenologie del ‘900. Nella perla di vetro c’è il futuro: e se si riuscisse a definire l’evanescenza, il futuro sarebbe finito. Trionfa il passato nei periodi smorti: oggi è tempo di nuovi paradigmi. La leggenda del Graal impone di riprendere il cammino.

 

“II segno del sacro” all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici


Il volume online:

Il segno del sacro, Albatros, 2017

ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI
Via Monte di Dio 14 Napoli

24 marzo 2016

IL SEGNO DEL SACRO NELLA FOLLA: CORPO, CORPI, CORPSE

articolo su Wolf

VON HAGEN: arte e anatomie (slide presentate)

21-22 APRILE 2016
LA PORTA DEL SACRO: IMMAGINI E PAROLE

slide presentate

21 APRILE ore 16

GIOACCHINO DA FIORE
Massimo Iiritano, Gily Reda, Pino Cantillo

22 Aprile 2016 ore 10

VENTI ANNI DALLA MORTE DI SERGIO QUINZIO
Massimo Cacciari, Gily Reda, Massimo Iiritano, Vincenzo Omaggio

Personaggi centrali nella declinazione del senso di un concetto centrale del 900 aiutano a riflettere su un tema aspro con la guida dei grandi Gioacchino da Fiore (immagini) e Sergio Quinzio (logos)

ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI FILOSOFICI

Via Monte di Dio 14

23 novembre 2017 ore 16

Presentazione del volume degli atti della tavola rotonda del 2016 (Massimo Cacciari – C.Gily Reda – Massimo Iiritano – Vincenzo Omaggio – Ernesto Paolozzi – Aldo Trione: Il segno del sacro, Napoli 2017)

Mario De Cunzo, Paolo Mascilli Migliorini, Lara Caccia, esperti di attività museali, e la Presidente di AmicaSofia Mirella Napodano discutono di

I territori del sacro: parole, immagini e la sacralità dell’arte
Gli autori presenti interverranno leggendo un brano del loro scritto

Nella ricorrenza della morte di Sergio Quinzio, si sono interrogati sul sacro, i suoi amici Cacciari, Iiritano ed Omaggio, che ne discutevano con lui, e Gily Reda, Paolozzi e Caccia, che del sacro hanno spesso parlato nei temi dell’antropologia e dell’arte.
Cos’è il sacro per noi?
È la domanda che si proporrà ai giovani, impegnati in un team di lavoro per realizzare documentari d’arte per il Premio DOCARTE di NapoliCittàLibro. L’evento introdurrà il loro lavoro.

Il 23 novembre 2017 si è tenuto l’incontro di presentazione del volume Il segno del sacro – a partire da Sergio Quinzio che raccoglie gli atti del seminario svoltosi il giovedi santo del 2016 nello stesso Istituto.

Sono intervenuti, introdotti da Clementina Gily Reda coautrice del libro, Paolo Mascilli Migliorini che ha parlato delle attività culturali che si possono proporre all’interno di un bene storico come il Palazzo Reale di Napoli, esperti di attività museali, e la presidente di AmicaSofia, Mirella Napodano che ha narrato del suo lavoro di divulgazione del fare pensiero filosofico con i bambini e durante riunioni di persone comuni, cioè pensare e non insegnare la storia del pensiero.

E’ intervenuta quindi Annalisa Guida che ha illustrato il progetto di NAPOLI CITTA’ LIBRO, manifestazione che vuole riprendere il percorso interrotto di Galassia Gutemberg.

Clementina Gily ha illustrato i contenuti del libro e del seminario del 2016, proponendo la nuova edizione di DOCARTE 2018 come seminario itinerante in vari luoghi della città, svolto una volta al mese, per portare alla costruzione di documentari multimediali sul tema del sacro nei luoghi del proprio quartiere.

Sono quindi intervenuti i professori in rappresentanza dell’istituto Superiore “De Nicola” e del Liceo “Genovesi”, insieme agli studenti presenti per confermare la loro adesione al progetto anche in ottica di Alternanza Scuola Lavoro.

Giordano Bruno: Napoli e l’Europa

Vi propongo le slide presentate durante l’evento Giordano Bruno: Napoli e l’Europa nella chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli lo scorso 16 febbraio 2019 in occasione dell’anniversario del rogo di Giordano Bruno (17 febbraio 1600)

Dettagli sull’evento:

Nel 419° anniversario del rogo di Giordano Bruno si vuole ricordare il legame che il filosofo ebbe con Napoli e la sua cultura che poi trasferì in europa. Si sentì in patria in Europa e cercò tra i reami chi poteva accettare la sua parola di pace filosofica, religiosa, umana.

Interverranno
Francesco Afro de Falco:
Proiezione del corto “Eroico furore”

Guido del Giudice:
Giordano Bruno messaggero della cultura napoletana nell’Europa del‘500

Salvatore Forte:
Giordano Bruno e Napoli: la Conoscenza dimenticata

Clementina Gily:
Il Rinascimento di Giordano Bruno

Modera:
Anna Savarese (Legambiente Campania)

L’iniziativa contribuisce alla fruizione e valorizzazione della Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli nell’ambito della collaborazione offerta da Legambiente Campania al Rettore del prezioso bene monumentale, d’intesa con il Vicario della Cultura della Curia Arcivescovile di Napoli

Il Rinascimento di Giordano Bruno (slide)

Le foto dell’evento:

Nel 419° anniversario del rogo di Giordano Bruno si vuole ricordare il legame che il filosofo ebbe con Napoli e la sua…

Pubblicato da OSCOM Lab su Sabato 16 febbraio 2019

Fonti per ipo e non-vedenti

Due numeri di Wolf:

Abili alla vita Anno XII – Numero 21 – 1-15 novembre 2013

Teatro e diverse abilità: Berardi e Casolari al Colosimo Anno X – Numero 8 – 1-15 aprile 2011

Articoli:

OSCOM sezione ipovedenti
VISITA AL CRISTO VELATO al Museo di Ancona
START 2009 La città di Sant’Elia – Mostra al plebiscito per il Colosimo
laboratorio con Ferrenti LA LINEA Leonardo 9.05.14

questionario per le attività teatrali

INVITO al Colosimo per lo spettacolo teatrale Nihil sub sole novi con attori ipo e non vedenti

Visita tattile guidata al Museo Archeologico Nazionale Napoli

Introduzione

In questa pagina si trovano i ‘seminari’, i dialoghi, che nel tempo della tecnologia tendono a costruire reti tra le competenze con metodi diversi.

Nel 1997 la necessità di trattare problemi in un campo aperto a più competenze portò a costruire OSCOM, l’osservatorio di comunicazione per la teoria e pratica degli ortotesti multimediali (adatti a comunicare argomentazioni e non bandiere).

Valore comune: la formazione estetica per l’analisi dei nuovi linguaggi complessi.

Book Film Licei

Book Film Licei Brochure illustrativa in PDF

Iniziativa in partnership con la prima edizione di Napoli Città Libro a fine maggio 2018

(terza di copertina)

Piccolo approfondimento suggerito agli studenti del Carducci di Nola sul tema della traduzione, per avviarli alla riflessione sul tema.

George Steiner, Dopo Babele. Aspetti del linguaggio e della traduzione, Garzanti, Torino 2004 (1975)

p. 14 “In Dopo Babele suggerisco che la forza costruttiva della lingua nella concettualizzazione del mondo ha avuto un ruolo cruciale nella sopravvivenza dell’uomo di fronte a costrizioni biologiche ineluttabili, in altre parole di fronte alla morte. E’ questa miracolosa (mantengo l’aggettivo) capacità delle grammatiche a generare realtà alternative, frasi ipotetiche e, soprattutto, i tempi del futuro che ha permesso alla nostra specie di sperare, di proiettarsi ben al di là dell’estinzione dell’individuo. Perduriamo, e perduriamo creativamente, grazie alla nostra imperativa capacità di dire no alla realtà… l’utopia e il messianismo sono figure sintattiche. Ogni lingua umana traccia una planimetria diversa del mondo”.

p. 43 “Il linguaggio… è il modello più notevole di flusso eracliteo, in quanto si modifica ad ogni istante nel tempo percepito. La somma di eventi linguistici né non soltanto accresciuta ma alterata da ciascun nuovo evento”.

pp. 265-6 “Ernst Bloch col suo ‘sognare in avanti’ la sua storia del futuro è verso quel che Malraux definisce anti-destino, ‘il nervo principale dell’agire umano’– vede la svolta linguistica proiettare l’uomo verso il futuro proprio con “il linguaggio, che è lo strumento principale del rifiuto dell’uomo di accettare il mondo com’è”

Alternanza scuola lavoro 2017-2018

Alternanza scuola lavoro 2017-2018 Brochure illustrativa in PDF

(terza di copertina)

Il processo dei laboratori Visual Thinking, che forma team di lavoro nelle scuole, nelle libere associazioni e nei musei, è rivolto alla creazione di nuovi testi (DOCARTE documentari sul territorio; Design Thinking progettazioni anche in 3D sviluppabili in solido dalla stampante).

Nei laboratori tutorati dal coaching didattico si attuano strategie di didattica innovativa con tecniche costruttive (project solving).

Esse comprendono il

  • brain storming, per individuare il progetto sostenibile
  • progettazione di studi e di realizzo
  • tempi di approfondimento bibliografico e di apprendimento di tecniche
  • controlli e interazione
  • confronto e crasi ragionata
  • sviluppo del prototipo
  • valutazione
  • postproduzione
  • pubblicità

Il prodotto DOCARTE / Design Thinking è come tutti i progetti dinamici un vero e proprio medium, cioè un mezzo di comunicazione e di valutazione di qualità, sia del lavoro fatto che dell’impegno messo in opera da ciascuno dei partecipanti: ciò grazie alla doppia produzione richiesta di ogni prototipo: un DOC o un prodotto da mostrare al pubblico interessato e a cui fare pubblicità; un backstage che registri tutto il lavoro fatto attraverso foto e diari giornalieri. Nei corsi che richiedono attestato ed a scuola, ciò è necessario per assicurare la valutazione personale della frequenza e della qualità del lavoro compiuto.

Il feedback del pubblico dà l’opinione oggettiva sulla validità del prodotto che si è riusciti a formare, consigliando nel modo più opportuno sulle modifiche da compiere per ottimizzare il processo. Il giudizio valutativo critico ed autocritico consente di dare senso compiuto ad un attestato, oppure anche solo a discutere i passaggi per correggere gli ‘errori’ che possono essere anche solo momenti da perfezionare o da volgere ad ulteriori sviluppi. Le tecnologie, introdotte da un “addestramento” calibrato e personalizzato, vero e proprio training allo strumento tecnologico, saranno guidati da un coach esperto per favorire la collaborazione tra pari, l’apprendimento cooperativo, l’uso condiviso e multifunzione. Ci sarà attenzione agli alunni con bisogni educativi speciali, per creare comunità di apprendimento.