{"id":5043,"date":"2015-06-15T14:50:47","date_gmt":"2015-06-15T12:50:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.clementinagily.it\/wolf\/2015\/06\/la-lunga-vita-del-manifesto-esasperatista-fortuna-regia-piuttosto-opera-d-arte-esasperatismo-logos-e-bidone-2009-2015\/"},"modified":"2020-02-12T12:24:27","modified_gmt":"2020-02-12T11:24:27","slug":"la-lunga-vita-del-manifesto-esasperatista-fortuna-regia-piuttosto-opera-d-arte-esasperatismo-logos-e-bidone-2009-2015","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.clementinagily.it\/wolf\/la-lunga-vita-del-manifesto-esasperatista-fortuna-regia-piuttosto-opera-d-arte-esasperatismo-logos-e-bidone-2009-2015\/","title":{"rendered":"La lunga vita del Manifesto Esasperatista: Fortuna? Regia? Piuttosto, opera d\u2019arte &#8211; Esasperatismo Logos e Bidone 2009-2015"},"content":{"rendered":"<p align=\"right\"><em>Come dico nell\u2019editoriale, l\u2019esistenza mi ha impedito di essere presente alla festa per i 15 anni dell\u2019Esasperatismo: che va affermato come opera d\u2019arte, lavorare per 15 anni con tanti artisti nell\u2019interrelazione su di una grande idea, non \u00e8 capitato a nessuno de manifesti storici, Chi conosce Adolfo Giuliani sa che questo \u00e8 frutto di una idea solida come un abbozzo in un capolavoro, e va apprezzato pertanto non come il redattore di una idea dell\u2019arte (oltre che come artista per s\u00e9). A me pare che la sua opera d\u2019arte, il suo capolavoro, sia Il Bidone\/come oggetto e idea ma anche come Movimento. Nel senso della Vita come Opera d\u2019arte di Guicciardini: \u00e8 forse un modo di incidere nella realt\u00e0 dell\u2019arte pi\u00f9 forte di tanti altri.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>L\u2019avevo scritto, era nel libro, pubblicarlo ora qui \u00e8 un omaggio ad Adolfo e il mio scusarmi per non essere stata presente in cotanta compagnia, col mio bidone d\u2019oro, per celebrare il mio orgoglio di esserne parte con tanti illustri personaggi ed artisti.<\/em><\/p>\n<p>Quando Adolfo Giuliani medit\u00f2 il manifesto dell\u2019 \u201dEsasperatismo Logos &amp; Bidone\u201d, era il tempo del <em>millenium bug, <\/em>piccola eco dei timori escatologici dell\u2019anno Mille. Giuliani forse ragionava anche di questo con gli <em>ingenui<\/em> ottantenni delle prime mostre, Libero Galdo, ch&#8217;era stato nuclearista informale, dei futuristi Domenico Spinosa e Guglielmo Roehrssen, del plasticista figurativo Antonio Tammaro e anche di Giuseppe Antonello Leone; e poi ovviamente con tutti gli amici artisti pi\u00f9 giovani di cui gi\u00e0 curava le esposizioni nella sua galleria. I Maestri davano all\u2019insieme non il tocco vintage ma l\u2019eco di quella grande fiducia del tempo dei \u201cManifesti\u201d, quella speranza e volont\u00e0 di prendere parte che fu del primo 900 tutto, prima che la cultura di massa convincesse la gente che l\u2019individuo \u00e8 ormai tramontato. Nell\u2019arte, questa affermazione \u00e8 sempre una bugia, e lo sanno tutti.<\/p>\n<p>Frutto di questo scambio di dialoghi e riflessioni sullo sfondo di quella Napoli viva e autocritica che \u00e8 un eterno cantiere vulcanico, fu il manifesto del Movimento con il suo simbolo parlante, il <em>Bidone <\/em>che il Logos trasfigura in Opera. \u00c8 l\u2019autodefinizione che illustra il <em>leit motiv<\/em> del 900, e dell\u2019arte in genere: la rivoluzione nella storia, i tanti punti di vista concentrati in un istante nuovo. Il <em>Bidone<\/em> segna l\u2019identit\u00e0 che nel corso dei millenni s\u2019\u00e8 detta \u2018natura\u2019 e \u2018destino\u2019, oggi si dice \u2018situazione\u2019: il limite che non si cancella e che sprona, l\u2019individuazione di un progetto nella concretezza di vita e nuova vita. Il simbolo che parla da solo \u00e8 un binario, non si scambia, come il leone e il coniglio, ha il suo senso, indica il <em>vincolo<\/em>, diceva Giordano Bruno. \u00c8 la <em>metafora viva<\/em> di Ricoeur \u2013 non scrittura simbolica valida perch\u00e9 condivisa, ma traccia da seguire come l\u2019immagine della memoria, un marchio. Il bidone \u00e8 un contenitore che richiama il <em>recinto <\/em>di Hegel quando parlava di architettura, prima delle arti perch\u00e9 cinge \u201cil tempio come recinto che abbraccia Dio e la sua comunit\u00e0\u201d. Il bidone non \u00e8 un artefatto dal senso autonomo, \u00e8 un luogo costruito-per-altro, si lega immediatamente alla necessit\u00e0 che guida la costruzione, al suo senso primario e ineludibile.<\/p>\n<p>L\u2019architettura autonoma Hegel vede maturare in classica, quando erige il contenitore in forme belle, e infine in gotico\/moresca quando fa del contenitore la forma del senso \u2013 quando ha conquistato coscienza di s\u00e9. Cos\u00ec il bidone nell\u2019esperienza dell\u2019<em>Esasperatismo<\/em> \u00e8 passato dalla bruta natura mediale alla conquista del significato autocosciente: nel 2003 compare come sostrato\/tela del lavoro, solo capovolgendo il bidone dal <em>tenere dentro<\/em> al <em>tenere fuori<\/em>, <em>input-output<\/em>, che lo trasfigura dal mondo dei rifiuti ad espressione d\u2019arte; poi diventa simbolo, logo inserito in qualsiasi modo e spazio all\u2019interno di una tela di ogni forma e tecnica; infine conquista l\u2019autorivelazione di s\u00e9: s\u2019identifica con la misura di 750 x160, dichiara d\u2019essere tutela dello spazio aperto, il che rende il simbolo superfluo nella partecipazione all\u2019autobiografia del <em>Bidone<\/em>. Che viene redatta con cura, nel volumi che fa la storia della comunit\u00e0 redatto da Giuliani sul modello delle scritture del <em>tempo delle gazzette <\/em>di Herman Hesse, le cronache del vivere quotidiano. Che hanno il difetto dell\u2019infinito, ma che offrono al lettore la possibilit\u00e0 di scrivere la storia: l\u2019architettura simbolica autonoma, il manifesto dell\u2019<em>Esasperatismo,<\/em> \u00e8 diventato la tutela dello spazio di consistenza, sostegno di libert\u00e0 dell\u2019individuo, che si insiste a negare. L\u2019artista, l\u2019astante, accede all\u2019esasperazione come metodo perch\u00e9 sia di nuovo possibile il riconoscimento dialogico della comunit\u00e0, oggi che nessuno sa pi\u00f9 dialogare perch\u00e9 non sa pi\u00f9 ascoltarsi e comprendersi. Un fatto evidente nell\u2019 \u201carte (che) non \u00e8 pi\u00f9 fruibile\u201d, il pubblico non l\u2019intende. Nello spazio dell\u2019intenzione del manifesto, \u00e8 comparso un problema estetico puro.<\/p>\n<p>\u00c8 qui la distanza del manifesto esasperatista dagli altri, ed \u00e8 questo che ne spiega la lunga vita. La grande stima che ognuno manifesta per Adolfo Giuliani e le sue capacit\u00e0 organizzative, non spiegano il successo, se si pensa ai sapientissimi registi del proprio percorso artistico che redassero manifesti di vita corta; altrettanto dicasi per la proverbiale cocciutaggine dell\u2019artista che lo porterebbe alla lite perenne \u2013 non \u00e8 da meno la cocciutaggine di questo signore gentile e garbato. Ma se i manifesti consistono di una volont\u00e0 condivisa, l\u2019architettura simbolica solo in questo manifesto alludendo senza definire pu\u00f2 allacciare la comunit\u00e0 nella speranza dell\u2019evento. Il <em>Bidone<\/em> afferma la sua individualit\u00e0 senza insegnare intenzioni, traccia la sua autobiografia di attesa della parola; il simbolo dell\u2019<em>esasperatismo<\/em>\u00a0 si redime dal sospetto di una frode subita e si afferma magico e terragno, nero e rosso come nel 2001 lo vest\u00ec Adolfo Giuliani. \u00c8 il figlio del Vesuvio, offeso dalla storia d\u2019oggi che lo depreda e l\u2019offende, dalla velenosa opera del serpe che non ne rispetta la fertilit\u00e0, e si erge come l\u2019Ercole di Pompei contro l\u2019affronto a Venere.<\/p>\n<p>Nel bidone si elabora la risposta, la poetica delle cose, si costruisce il correlato oggettivo (ricorda Emilia Mallardo) coltivando il linguaggio dell\u2019arte, si prova la voce di una sensibilit\u00e0 raffinata e combattiva pronta ad indignarsi con dignit\u00e0 e rispetto. Voltaire pi\u00f9 che Masaniello, ironia pi\u00f9 che ribellione, \u00e8 l\u2019unit\u00e0 del sentimento esasperatista che un\u00ec nel 2000 i pi\u00f9 giovani a quelli che nel primo Novecento avevano lavorato ai \u201cManifesti\u201d delle Avanguardie artistiche, in condizioni tanto pi\u00f9 terribili e difficili di oggi, ma con un bagaglio di speranza che il mondo d\u2019oggi ha perso. L\u2019et\u00e0 d\u2019oro dei \u201cManifesti\u201d De Micheli, che fu nel \u201cFronte Nuovo delle arti\u201d del secondo dopoguerra, raccont\u00f2 in una storia pregevole che porta in appendice i testi di quei <em>pamphlet<\/em> che stesero la rete delle alleanze artistiche del 900. Esse non furono pi\u00f9 legate come le botteghe agli stili, furono dichiarazioni d\u2019intenti di chi condivideva una risposta ad una delle tante crisi del secolo che ha cambiato epoca e sistema ogni due lustri; quanto fossero originali ed effimere le risposte fu evidente quando il manifesto prese esplicita coloritura politica. Il sistema relazionale allora divent\u00f2 sistema di alleanze e politica della cultura e gener\u00f2 inclusioni ed esclusioni, entrando di diritto nel 900 come Secolo del Demerito, che si \u00e8 lasciato dominare dalla cultura che non piaceva a Benda, in cui economia e comunicazioni di massa hanno assunto l\u2019eccessivo protagonismo che fa delle cellule vitali, troppo vitali, un cancro.<\/p>\n<p>I \u201cManifesti\u201d hanno sempre scritto una intenzione comune, non come le poetiche; si guardino quelle manieriste pubblicate da Panofsky, che illustravano segmenti di attivit\u00e0 teoria e pratica (<em>Idea <\/em>2006, 1924): l\u2019idea di Lomazzo, come il <em>Trattato<\/em> di Leonardo, suggerivano il metodo del passaggio dall\u2019immaginario alla realizzazione, i colori del vago (l\u2019<em>abbozzo<\/em>, le <em>macchie nel muro<\/em>) da indirizzare nella connessione giusta dei linguaggi dell\u2019arte; cos\u00ec che l\u2019evento si presenti ad ogni astante, autore compreso, nello spazio di una tela, di un\u2019Opera. L\u2019<em>Esasperatismo<\/em> limitando l\u2019affermazione al rispetto dello spazio del vago, il luogo del sacro, ha sorte diversa dai Manifesti delle avanguardie artistiche durati lo spazio di un mattino: perch\u00e9 la loro intenzione sfumava nella storia atmosferica; calpestando il luogo sacro, hanno fabbricato il feticcio, l\u2019Opera d\u2019arte \u2013 che scherzosamente hanno insistito doversi chiamare polemicamente \u201copera\u201d \u2013 mentre diventava idolo dei tempi d\u2019oggi, valore assoluto ed irrelato: quel che il <em>Bidone<\/em> non pu\u00f2 fare, perch\u00e9 \u00e8 un\u2019architettura simbolica; grazie a questa misura, ha saputo cio\u00e8 mantenere il suo ruolo.<\/p>\n<p>Il mercato ha imposto all\u2019arte i suoi tempi rapidi, gli artisti hanno inteso e risposto, esperti come sono di intuizione delle mode. Ma il mercato e l\u2019artista sono ruoli diversi, come mangiare salmoni e osservarli risalire la corrente: capire cosa lascia il pubblico fuori dalle sale di opere che non emozionano \u2013 che sono anestetiche in quanto incapaci di suggerire <em>una esperienza <\/em>\u2013 \u00e8 il campo d\u2019azione del gallerista, non dell\u2019artista. Aver assunto nell\u2019800 il ruolo di curatore di se stesso non significava confondere le due anime come fa l\u2019artista quando estrinseca nel \u201cManifesto\u201d l\u2019idea e confonde il ruolo del pensiero con la pratica dell\u2019arte, e la creazione, non trovando misura nella materia, travolge ogni cosa. Se Giuliani oggi pu\u00f2 parlare di un \u201cManifesto\u201d che ha 15 anni, pi\u00f9 di ogni altro nel tempo, \u00e8 perch\u00e9 ha dato una risposta diversa al dialogo che strinse i dioscuri dell\u2019arte del 900, Theo e Vincent, simbolo della nuova arte e delle sue due gambe protagoniste infine eguali, mercato e creazione. Giuliani \u00e8 artista, ma \u00e8 anche gallerista: attento al perenne squilibrio che c\u2019\u00e8 tra creatore e astante, che gi\u00e0 gener\u00f2 i problemi del genio e della ricezione; sa come l\u2019artista aspiri al riconoscimento e operi per la confusione. L\u2019<em>esasperatismo<\/em>, parola che non a caso \u00e8 gi\u00e0 entrata a far parte del lessico italiano Treccani \u2013 perch\u00e9 se ne sentiva il bisogno &#8211; interpreta il quotidiano distacco dell\u2019arte dalla storica definizione del bello, che cambia ad ogni epoca.<\/p>\n<p>La definizione dell\u2019arte \u00e8 la creazione di un\u2019opera: <em>l\u2019esasperatismo <\/em>\u00e8 un significato, una filosofia dell\u2019arte, un\u2019Opera informale al massimo che individua il valore nell\u2019ironia oggi; \u00e8 una delle funzioni dell\u2019arte, ma qui si determina in un aspetto nuovo, che va oltre il comico, la commedia, la satira, la vignetta e via dicendo. L\u2019<em>esasperatismo<\/em> coglie come in questo mondo del benessere abiti l\u2019abisso della responsabilit\u00e0, conferita tutta all\u2019uomo in un mondo che non sa creare un sacro condiviso, e cerca radici in falde d\u2019acqua profonda non consunte dal tempo. Un Dio da benedire e maledire fa ritrovare la forza e la fiducia della rinascita, quel che fa ogni uomo ad ogni istante, quel che dice con chiarezza il simbolo del <em>Bidone. <\/em><\/p>\n<p>Perci\u00f2 Giuliani ha ancora tanti artisti intorno, perci\u00f2 s\u2019impegna a rinnovare l\u2019autobiografia del movimento, che \u00e8 un\u2019Opera che ha cercato un linguaggio rispettoso dell\u2019indicibile. L\u2019intenzione del manifesto <em>Esasperatismo<\/em> <em>Logos&amp;Bidone <\/em>ancora il senso nel flusso continuo di Monsieur Teste, la testa pensante che s\u2019interessa di tutti i punti di vista e s\u2019incuriosisce delle sfumature della comunit\u00e0. Celebra uno spazio in cui tutto ci\u00f2 si condensa e riesce alla misura, ma resta nella giusta vaghezza. Non a caso la decisione pi\u00f9 costante \u00e8 stata rifiutare ogni adesione politica e persino il sostegno delle istituzioni di partito, una scelta difficile nel mondo d\u2019oggi. Affermare benefica l\u2019esasperazione costruttiva \u00e8 di necessit\u00e0 polemica con il potere che nega il futuro favorendo mostri ecologici e impedendo l\u2019azione innovatrice: \u00e8 favorire nel quotidiano l\u2019<em>esasperatismo<\/em> e la <em>societ\u00e0 degli apoti<\/em>, quelli che non la bevono. Occorre formare il pubblico cos\u00ec nel mondo della televisione, intendendo col termine non la TV ma la visione\u00a0 contemporanea che oggi si ha del mondo, attraverso uno schermo in cui tanto spesso i mediatori sono bugiardi. L\u00ec non c\u2019\u00e8 l\u2019artista che guida alla magia del mondo, ma chi vuole conquistare l\u2019astante alla cecit\u00e0: il commerciante piazzista d\u2019oggi, il mago della comunicazione, \u00e8 il vertice del volgare. Contro, insorge l\u2019indignato: o meglio l\u2019<em>esasperatista<\/em> &#8211; dal 2000 abbiamo grazie a Giuliani il termine giusto.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 non \u00e8 il Male che cos\u00ec si condanna ma l\u2019assenza di gusto, d\u2019ironia, che fa passare le ideologie e le bubbole del giorno: reagire si pu\u00f2 se si recupera l\u2019infinito. Pare perso, ma \u00e8 sempre qui, dietro i <em>miei<\/em> occhi, non \u00e8 perso se <em>io<\/em> guardo. <em>Io <\/em>che stranamente resto costante nel tempo, come la voce, inconfondibile e pronta al riso argentino al comparire del buffo e del meraviglioso. Il pellegrinaggio trova sempre la sua conchiglia, il nautilus, il pettine di Santiago, scritto nell\u2019aritmetica, musicato in aurea misura\u2026 l\u2019immaginario fantastica e chiede riconoscimento agli astanti dello spiraglio di futuro intravisto. L\u2019artista non costruisce un feticcio, quando cammina nello spazio del sacro \u2013 il mistero. Il recinto dell\u2019architettura simbolica di Hegel (<em>Architettura simbolica autonoma,<\/em> terza parte dell\u2019<em>Estetica<\/em>) vuol \u2018rendere visibile\u2019 la possibile analogia ponendo insieme i simili per chi sapr\u00e0 vederla; se il sacro \u00e8 comunit\u00e0, Hegel cita Goethe, l\u2019analogia ipotetica va poi riconosciuta e condivisa nel \u201dfine di tale vincolo e nel come di tale vincolo\u201d, le cronache del vivere quotidiano con il giudizio estetico che identifica quel che \u00e8 rilevante; solo cos\u00ec il bello si offre al sorgere dell\u2019arabesco, che \u00e8 \u201cun diritto dell\u2019arte \u2026 un dovere dell\u2019architettura\u201d. L\u2019arabesco muta la forma vivente in struttura portante, un significato circolare o rettilineo che sa adattarsi ad altri contenuti: \u201cdi modo che tutto ci\u00f2 che potrebbe sembrare distorsione, innaturalit\u00e0 e rigidit\u00e0 delle forme vegetali va considerato essenzialmente come adeguata trasfigurazione\u201d perch\u00e9 posto in relazione ad un fine \u2013 che se non trasforma l\u2019opera in organismo autonomo \u2013 idolo \u2013 gli conferisce movimento.<\/p>\n<p>La sacralit\u00e0 \u00e8 idolatria, se scambia l\u2019intenzione con l\u2019idolo, il manifesto col mistero. L\u2019artista divenuto mecenate di se stesso non pu\u00f2 dimenticare la comunit\u00e0 del linguaggio. Le immagini acherotipe che si scrivono da sole come la sindone e la veronica, possono ancora portare dare luce nel dibattito tra iconofili e iconoclasti: si scrivono da sole le immagini del Cristo, ma anche quelle scritte nelle pietre e sui muri, quelle che compaiono nelle nuvole in cielo, i bagliori nascosti che sono ovunque e che interpreta al meglio chi viene detto perci\u00f2 \u2018artista\u2019. Il gallerista invece, colui che scrive intenzioni, realizza la sua Opera se salvaguarda questo spazio, senza creare feticci. \u00c8 il girotondo del mistero che l\u2019operazione blasfema interrompe, e fa dell\u2019artista l\u2019emittente esoterico che deride la cecit\u00e0 del ricevente. Non un futurista ma un oscurantista \u00e8 chi crede che per capire la luce di Vermeer bisogna farselo raccontare dalla storia e dalla critica: dopo Proust, tutti sappiamo che non \u00e8 cos\u00ec, che la piccola musica che ne sorge suona per ognuno in modo diverso perch\u00e9 riconnette le diverse sfere della memoria \u2013 ch&#8217;\u00e8 l\u2019ultima persistente imbattibile individualit\u00e0 che nemmeno il contemporaneo riesce ad annullare. \u00c8 essa la vera cassa di risonanza del sacro che si affida all\u2019artista\/critico\/sacerdote solo per meglio vibrare in ogni petto a suo modo.<\/p>\n<p><img data-attachment-id=\"5042\" data-permalink=\"https:\/\/www.clementinagily.it\/wolf\/la-lunga-vita-del-manifesto-esasperatista-fortuna-regia-piuttosto-opera-d-arte-esasperatismo-logos-e-bidone-2009-2015\/attachment-w-culture-esasperatismo-2015\/\" 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\/><\/p>\n<p><a class=\"link-to-pdf textlink-to-pdf\" title=\"W CULTURE Gily La lunga vita del Manifesto Esasperatista\" href=\"http:\/\/www.clementinagily.it\/wolf\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/W-CULTURE-Gily-La-lunga-vita-del-Manifesto-Esasperatista.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"attachment noopener wp-att-8951 noreferrer\">W CULTURE Gily La lunga vita del Manifesto Esasperatista<\/a><\/p>\n<div class=\"sharedaddy sd-sharing-enabled\"><div class=\"robots-nocontent sd-block sd-social sd-social-icon sd-sharing\"><h3 class=\"sd-title\">Condividi:<\/h3><div class=\"sd-content\"><ul><li class=\"share-print\"><a rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"\" class=\"share-print sd-button share-icon no-text\" href=\"https:\/\/www.clementinagily.it\/wolf\/la-lunga-vita-del-manifesto-esasperatista-fortuna-regia-piuttosto-opera-d-arte-esasperatismo-logos-e-bidone-2009-2015\/\" target=\"_blank\" title=\"Fai clic qui per stampare\"><span><\/span><span 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nessuno de manifesti storici, Chi conosce Adolfo Giuliani sa che questo \u00e8 frutto di una [&hellip;]<\/p>\n<div class=\"sharedaddy sd-sharing-enabled\"><div class=\"robots-nocontent sd-block sd-social sd-social-icon sd-sharing\"><h3 class=\"sd-title\">Condividi:<\/h3><div class=\"sd-content\"><ul><li class=\"share-print\"><a rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"\" class=\"share-print sd-button share-icon no-text\" href=\"https:\/\/www.clementinagily.it\/wolf\/la-lunga-vita-del-manifesto-esasperatista-fortuna-regia-piuttosto-opera-d-arte-esasperatismo-logos-e-bidone-2009-2015\/\" target=\"_blank\" title=\"Fai clic qui per stampare\"><span><\/span><span class=\"sharing-screen-reader-text\">Fai clic qui per stampare (Si apre in una nuova finestra)<\/span><\/a><\/li><li class=\"share-jetpack-whatsapp\"><a rel=\"nofollow noopener noreferrer\" data-shared=\"\" class=\"share-jetpack-whatsapp sd-button share-icon no-text\" 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