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H. Bergson, Il sogno

H. Bergson, Il sogno, Conferenza tenuta all’Istituto Generale di psicologia, 26 Marzo 1901

Traduzione di Viviana Reda

L’argomento che l’Istituto di psicologia ha voluto che io trattassi dinanzi a voi è così complesso, solleva così tanti problemi, psicologici, fisiologici ed anche metafisici, avrebbe bisogno di così tanti approfondimenti – e noi abbiamo così poco tempo – che vi domando il permesso di saltare ogni preambolo, di eliminare ogni cosa accessoria, e di arrivare subito al cuore del problema…

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La pietra filosofale

di Viviana Reda

L’inseguimento della pietra filosofale mi era già costato lunghi anni di lavoro ossessivo ed infruttuoso. L’ostinata ricerca di una metempsicosi che avrebbe trasformato i più lugubri e angosciosi incubi in una distesa di prati verdi di felicità sembrava essere giunta al suo punto più doloroso.

L’inesorabile alambicco meccanico d’un orologio a muro scandiva le accidiose ore del pomeriggio che, per una tragica necessità, continuavano ad inseguire quelle ancora più stanche della mattina. Le carte sul tavolo in perenne disordine indicavano stravolte i passaggi meticolosi della strada percorsa alludendo sgomente a cifre, formule e simboli che si illuminavano spegnendosi nel languore. Doveva esserci in quegli appunti un segno, anche accidentale, che indicasse il senso: esso sarebbe comparso all’improvviso, come per caso, dischiudendo la via alla parte pratica dell’esperimento, quella più terribile, che mi avrebbe finalmente condotto nel regno dell’insondabile, lì dove tutto avviene per allucinazione. Spesso ci ero andato molto vicino tanto vicino da sentirmi già travolto dalla forza potente del mistero dei sensi, e, cadendo in preda al delirio dello svenimento, mi era sembrato di scorgere i sentieri che conducono al Segreto del Mondo. Continue reading “La pietra filosofale”

Oi Barbaroi

di Viviana Reda

Taluno fa ancora irruzione nel tempo, come un barbaro al tempo dei barbari, quando orde di visigoti rosicchianti armati di orologi e clessidre sfuggirono negli anfratti dell’ombra sfuggendo gli ultimi riflessi della luce.

Qui dove tutto tace e dove il nulla giace e ristagna, anche le gocce d’acqua che scendono nella fogna sembrano assecondare il lento stillicidio delle ombre.

Dal tempo lontano in cui i ratti conquistarono, con poco affanno degli dei superiori, il regno delle blatte, quest’anno, questo giorno, questo infinito, appare dominato da un silenzio aritmico. Volumi e volumi di storie e vite disperse scendono lenti verso il basso, navigando i rivoli putridi di questo regno oscuro. Nella profondità labirintica delle fogne, il vento –un vento umido e soffocante- confonde in sé esodi ed esordi, segnali e stagioni che tutti si rincorrono cercando ancora il tempo, il segreto ineffabile del tempo, nascosto perduto, assente. Continue reading “Oi Barbaroi”

La gabbia

di Viviana Reda

La fuga era finita, finalmente. Quando mi voltai, in affanno, all’indietro, mi accorsi che i miei inseguitori erano svaniti, che di loro non era rimasta traccia. Solo un vago agitarsi del vento ricordava ancora i fremiti della corsa e le ansie del viaggio. Non so quanto tempo era durata la mia prigionia, non so se ore o secoli mi dividevano dalle cose note, dai sentieri inesplorati della mia terra. Tutti, ricordo, avrei voluto percorrerli, per giungere sempre qui, come oggi, in questa radura. Non so precisamente quale sia stato il luogo della reclusione, in cui le ore passavano, lente, a contare le ombre che cadevano tenui all’interno della gabbia. Forse qualcuno pensava che avessi un segreto nascosto, forse un tesoro, o un terribile mistero che tutti avrebbe annientato alla sua rivelazione. Continue reading “La gabbia”

Ofelia

di Viviana Reda

J. E. Millais, Ofelia
J. E. Millais, Ofelia

Il grande giardino floreale circonda la reggia. Cunicoli e viottoli segreti si snodano attraverso le foglie e gli alberi da frutta, silenziosi, lungo il parco, indicando gli oscuri sentieri che conducono all’interno. I torrioni svettano alti e sulla cima enormi bandiere e celebri stendardi, consumati dal tempo, sono da monito a follie di cavalieri erranti. Le acque che zampillano da enormi fontane arabescate recano frescura e offrono riposo alle ombre.

A testimonio della vita che fu nel castello si erge alto un mausoleo ceruleo in onore di chi, dimenticato, un tempo visse e morì.

Egli è morto, ahi lasso, signora,

egli è morto, ahi lasso!”

Piangono queste mura, straziate da un oscuro delitto, piangono lacrime e sangue dell’empietà di chi fu, un giorno, re di Danimarca. Ma il silenzio risponde muto a chi ancora interroga e ricerca l’artefice di tanto dolore: il giovane e bello principe che un cuore aveva e in giro andava nei patii e nei porticati a cercare versi per la sua poesia. Ora il lusso è solo nella gramigna che pullula indisturbata nella solitudine dei cortili. Continue reading “Ofelia”

Atlantide

di Viviana Reda

Negli abissi più profondi sommersi dalle acque giace il relitto di un antico cargo. Dagli oblò s’indovinano le vite passate, le dure mani dei marinai, i nodi delle dita dei mozzi, i rari sorrisi salati del capitano, le donnacce, la bonaccia, ma ciò che si vede è solo un’immagine mobile ed acquosa dei loro destini. Oggetti indefiniti affollano i numerosi livelli della nave, amuleti orientali, colori e spezie sconosciute, inchiostri e carte, tele e strumenti musicali, e giochi costruiti dalla ciurma nei momenti di noia.

Chissà dove andava il cargo, difficile è capirlo dalle mappe accurate e minuziose che il nostromo costruì con attenzione meticolosa, difficile è distinguere il disegno originario nella molteplicità delle indicazioni. Alcune, meraviglie di colore, distinguono accuratamente strade e selciati, palazzi e moschee, tutto variopinto e sgargiante come il sole brillante che acceca le prime ore del giorno.

Ogni particolare sembra indicare un segreto misterioso nascosto nelle pieghe del blu cobalto, ogni segno, ogni tratto vuole alludere a tesori visti e dimenticati, a vite imprigionate nel tempo e catturate dallo sguardo.

Altre mappe invece sono tristi e nere, cupa dimora di sfumature infinite che si cancellano l’una nell’altra indicando i contrapposti percorsi della fuliggine. Uomini tetri e scuri si nascondono nelle volute dei segni, nei duri tratti del carbone come segno di ogni paura, di ogni abbandono, di ogni dolore indescrivibile ed eterno.

Ma, per un apparente sortilegio, ogni singola carta porta in sé una indecifrabile assenza, come se ognuna nascondesse la sua origine, la sua misteriosa provenienza. Perciò è oscuro il significato delle mappe, né si intende quale sia stata l’ispirazione dei giochi, quali i paesi visti, quali le vite vissute. Continue reading “Atlantide”

Il Labirinto

di Viviana Reda

Quando l’inventore dei mondi concentrici stava per terminare il suo lavoro si rese conto d’aver speso ormai gran parte dei suoi anni nella costruzione di un labirinto.

Aveva realizzato una fortezza di inestricabili gallerie fitte di mattoni o di cespugli, di corridoi ciechi, di finte porte (e di tutto ciò che insomma si confà ad un labirinto) ed era compiaciuto che, per quanto avesse letto e studiato, nessuno, neanche Dedalo, nessuno aveva mai creato un labirinto perfetto. Intendo dire assolutamente perfetto, murato, chiuso, cioè assolutamente inattraversabile. No, non aveva progettato una prigione; le tavole, gli studi, i rilevamenti da lui fatti testimoniano che si tratta proprio di un labirinto, ma unico nel suo genere, un labirinto all’interno del quale si nasce e fin da piccoli si comincia a cercare la via per raggiungere il centro. (Prima di essere travolti da quelle che sono le crisi adolescenziali del labirinto che coincidono con la messa in discussione dell’esistenza del centro). Continue reading “Il Labirinto”

Berlino, 13.08.1961: per non dimenticare

di Viviana Reda

Peter Leibing (1941-2008) - 'Leap To Freedom' - Berlin - 1961
Peter Leibing (1941-2008) – ‘Leap To Freedom’ – Berlin – 1961

La caduta del muro più celebre d’ Europa durò poche ore. Il 9 novembre 1989 dall’annuncio dell’apertura delle frontiere dato dal componente dell’Ufficio politico Gunter Shabowski alle 18.53 fino all’apertura di tutti i punti di passaggio della frontiera alle 00.02 tra Berlino est e Berlino ovest fu un vento veloce e sicuro che spazzò via una delle esperienze più agghiaccianti del dopoguerra europeo e non.
Alle soglie del trentennale della caduta del muro nel 2019, vale la pena di ricordare il momento in cui…

GF Storia Viviana Reda Berlino, 13.08.1961, per non dimenticare